Wormwood: Netflix punta sulla docufiction del regista Errol Morris

Cinema

“Oltre ad essere un documentarista, io sono stato un investigatore,” dice il regista Errol Morris alla presentazione della serie in sei episodi Wormwood alla 74a Mostra dell’Arte Cinematografica a Venezia nelle scorse settimane. Lo testimonia il celebre caso di Randall Dale Adams, condannato a morte in Texas per l’omicidio del poliziotto Robert Wood nel 1976. Adams fu prosciolto e poi rilasciato nel 1989 proprio a seguito delle prove e delle interviste raccolte a favore dell’uomo da Morris nell’arco delle sue indagini sul caso. Il risultato di queste ricerche portò, nel 1988, alla realizzazione del pluripremiato documentario, The Thin Blue Line.

Anche questa volta, un ibrido tra fiction e realtà, realizzato per la piattaforma Netflix, Wormwood è la ricostruzione da parte di Eric Olson della fine di suo padre, Frank, agente della CIA, morto nel 1953 a seguito di una caduta dalla finestra di un hotel a New York dopo essere stato drogato con dell’LSD. Secondo le prove e le testimonianze, la CIA sarebbe il presunto colpevole di questa tragedia, la quale non ha mai interagito con Errol Morris per fornire la sua versione della storia.

“E’ stato un esperimento, un lavoro complesso con un cast straordinario, in cui ho mescolato tutto. E’ stato un documentario molto diverso da quello che avevo fatto finora. Ho girato con ben dieci telecamere sul set, per raccogliere tutte le prospettive,” dice il regista. La genesi di questa docufiction deriva dall’esplorazione di una storia vera. Il regista gira prima le interviste agli “attori” di questa storia e poi passa alla fiction, supportato dagli attori Peter Sarsgaard, Molly Parker e Christian Camargo, tra gli altri. La fiction ricostruisce gli eventi e il dramma di una famiglia sconvolta per la perdita del proprio capofamiglia in circostanze poco chiare.

Eric Olson ha certamente avuto qualche dubbio nel voler condividere il dramma privato della sua famiglia, ma che alla fin fine doveva diventare pubblico e accessibile in nome della verità. E’ proprio la ricerca della verità il tema del film, una verità che neanche nella famiglia Olsen si voleva affrontare, men che meno parlare tra le mura domestiche. Con il film, ammette, Eric Olsen, “Sono venuto a contatto con me stesso, poiché si è trattato della missione di un figlio di comprendere quello che è successo a suo padre.”

Alla conferenza stampa di presentazione di Wormwood, l’attrice Molly Parker racconta la sua esperienza al fianco del regista. “Errol non prende le cose seriamente, ma è molto serio,” ha commentato. “Usa il progetto in modo irriverente e ci ha consentito di essere creativi. Ha una incredibile propensione all’ascolto attivo di noi attori e specialmente nelle interviste.” Christian Camargo le fa eco dicendo che l’opera ha una costante di verità e che nel trovarla si è riusciti a dare dignità alle nostre vite, soprattutto a quella di Frank Olsen.

Simonetta Menossi
Studiosa di cinema

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