[In Retro We Trust] L.A. Noire

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La notizia dell’imminente pubblicazione, il 14 novembre di quest’anno, di L.A. Noire per le console di current-gen e addirittura di una versione VR del gioco stesso, mi ha fatto un estremo piacere.

Essendo un gioco del 2011, non si può certo considerare retrogaming, ma sicuramente vale la pena parlarne per rinfrescare la memoria a chi l’ha già giocato e magari invogliare coloro i quali non hanno avuto la possibilità di farlo, a giocarci e godere dello stesso piacere che ho avuto io.

L.A. Noire è stato un titolo che all’epoca riscosse un buon sucesso, ma non ebbe il risalto che si sarebbe meritato. Vediamo di restituirgli un minimo di giustizia!

Nella Los Angeles del 1947, vestiamo i panni dell’integerrimo Cole Phelps, veterano di guerra, ritornato dalla sua bella famigliola, viene preso nel LAPD, dove inizia la sua carriera dal basso, vestendo l’uniforme del semplice poliziotto di pattuglia. Ma dopo qualche anno questa divisa gli sta stretta e grazie alla sua intraprendenza comincia a farsi notare dagli alti ranghi e ad iniziare la sua scalata all’interno del dipartimento.

Dotato di acume e ferrea volontà inizia a dedicarsi, noncurante delle ferree gerarchie del Dipartimento, ad alcune indagini, e i suoi successi gli garantiscono il distintivo da detective.

Ma in una città corrotta, viziosa, che dietro la patina glamour del “maggico” mondo del cinema hollywoodiano nasconde un purulento marciume, il nostre Cole non ha vita facile. La sua voglia di giustizia e verità si viene a scontrare con giochi di potere più grandi di lui, ma non per questo si arrenderà.

la noire

Le atmosfere pulp sono palesemente ispirate al capolavoro di James Ellroy, L.A. Confidential, ed anche la trama segue molto da vicino le vicende narrate dal romanzo. Sullo sfondo delle vicende di Cole si scoprono crimini di vario genere, e a seconda delle indagini che sono affidate al nostro eroe nei vari dipartimenti ai quali viene assegnato (Omicidi, Traffico, Narcotici, Incendi Dolosi) scopriremo le varie trame che compongono un puzzle i cui tasselli sono collegati uno all’altro. Al contempo anche la vita di Cole viene indagata, e con una serie di dolorosi flashback scopriremo alcuni elementi della sua carriera nell’esercito, che gli hanno conferito un’alta onoreficienza della quale non sembra assolutamente andarne fiero.

Se la trama di L.A. Noire è intrigante e coinvolgente, anche la realizzazione tecnica non è da meno, ma anche le vicende travagliate della sua produzione sono state a dir poco avvincenti.

Il gioco fu annunciato nel 2006 come esclusiva PS3 da Rockstar Games, suscitando subito un elevato interesse da parte della stampa specializzata e dal pubblico.

Ma una serie di vicende legate alla sviluppo del gioco da parte del Team Bondi, portarono ad un notevole ritardo nella pubblicazione e alla decisione da parte di Rockstar di togliere l’esclusiva alla console Sony, decidendo di produrre anche una versione per Xbox 360.

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Team Bondi, con sede in Australia, contava circa un centinaio di dipendenti e per sette anni lavorò alla creazione di L.A. Noir, foraggiato da Rockstar che intendeva farlo divenire una sua succursale ufficiale. Ma voci dell’epoca misero alla luce le condizioni di lavoro alle quali erano sottoposti i dipendenti dello studio australiano. Si disse che essi venissero chiusi all’interno dell’ufficio fintanto che non avessero adempiuto agli incarichi assegnati. La Rockstar Game, forse alla luce di questo, ma probabilmente non fidandosi della disorganizzazione imperante che vigeva nello studio, chiuse il rubinetto dei finanziamenti e proprio nell’anno della pubblicazione di L.A. Noir, il 2011, Team Bondi fu costretto a chiudere i battenti per i troppi debiti accumulati.

Il lavoro fatto dall studio fu comunque portentoso dal punto di vista tecnico. La città di Los Angeles fu riprodotta quasi fedelmente, compresa Hollywood, avvalendosi di foto e documenti storici dell’epoca, su di una superficia di circa 1600 Km quadrati. Oltre 150 passanti diversi la popolavano, rendendola viva e da vivere. Molte volte mi sono trovato ad abbandonare le missioni assegnate per poter visitare i vari distretti, scoprire vicoli, locali, posti caratteristici, godendomi le architetture di una città che sarebbe diventata in poco tempo la Mecca del cinema.

Ultimamente sono state criticate le animazioni facciali di alcuni giochi (qualcuno ha detto Mass Effect 3?), e rivedere adesso l’immane lavoro svolto in L.A. Noir per realizzare dei volti espressivi, utilizzando ben 32 telecamere per catturare ogni singola espressione e sfumatura dei personaggi principali, fa riflettere su come vengono usate, o non usate, correttamente le tecnologie a disposizione.

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La versione PS3 stava in un solo BD, mentre quella per Xbox360 obbligava allo swap di ben tre dischi DVD, essendo “pesante” 25GB, una quisqulia per le dimensioni a cui siamo abituati oggi, ma un’enormaità per l’epoca.

L.A. Noire ha rappresentato per me una vera e propria full-immersion in quel mondo che avevo gustato solo attraverso le pagine di Ellroy e apprezzato nel film del 1997.

Poter essere protagonista delle vicende, proiettato in un’epoca riprodotta in maniera realistica ed efficace, avvolto da una trama avvincente e da un gameplay solido e divertente è stato veramente frutto di grande soddisfazione. L’uscita della nuova verisione per PS4 e Xbox One, oltre che a “costringermi” a rigiocarlo, mi fa anche sperare che nelle intenzioni future di Rockstar siano quelle di portare sugli schermi oltre a questo remake anche un sequel che possa ancora titillare le papille gustative digitali di tanti appassionati!

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.

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