Yakuza Kiwami – Recensione

La mia prima, ed unica, incursione nel mondo della Yakuza, corrispettivo giapponese del crimine organizzato, risale a 25 anni (gesummio) fa quando Granata Press decise di portare in Italia le vicende narrate nel manga di Sho Fumimura: Sanctuary (1990; Shogakukan). Incentrato sulle vicende degli amici rivali Asami e Hojo che, da commilitoni durante la guerra civile in Cambogia si ritrovano, tornati in Giappone, ad intraprendere la strada della carriera in polizia, il primo; e della criminalità organizzata, il secondo.

Al di là della vicenda, a metà strada tra il noir e l’intrigo politico, Sanctuary offriva all’occidente degli ultimi anni del ventesimo secolo uno spaccato, più o meno romanzato è vero, della rigida struttura interna della Yakuza; fatta di famiglie e di clan e di quanto questa fosse radicata ed interconnessa all’infrastruttura politica e governativa della terra del sol levante. Quello che invero, ai tempi, catturò la mia immaginazione fu il parallelismo tra le dinamiche interne alla struttura gerarchica della Yakuza, fatte di onore, fedeltà e responsabilità ed il rapporto tra samurai e daimyo del Giappone feudale.

Oggi, invece, sono a scrivere di Yakuza Kiwami; remake-slash-versione estesa in uscita per Playstation 4 di Yakuza, uscito nel 2005 per Playstation 2 e, pur essendo completamente digiuno del franchise (che a quanto pare è composto di 5 iterazioni ed un prequel), ho deciso di affrontare l’esperienza offerta dal titolo SEGA con la mente aperta ed una sana curiosità.

SIGLA!

L’originale Yakuza; titolo originale Ryu ga Gotoku (trad. Come un Dragone), uscito in Europa nel 2006, era un action-adventure sviluppato e pubblicato da SEGA che seguiva le vicende di Kazuma faccia da scarpa Kiryu, ex membro del Clan Dojima la cui vita cambia drasticamente in seguito all’omicidio del suo boss per mano del suo migliore amico Akira Nishikiyama.

Addossatosi la responsabilità per la morte di Boss Dojima, il nostro eroe viene estromesso dal clan e rinchiuso in prigione per dieci anni. Rilasciato e tornato a Kamurocho (versione digitalizzata del quartiere a luci rosse di Tokyo, Kabukicho), Kazuma si ritrova a dover fare luce sulla sparizione dell’amata Yumi e dei dieci miliardi di yen spariti dalle casse del clan a cui un tempo apparteneva. Nemico giurato dell’intera organizzazione criminale cui apparteneva, Kiryu farà di tutto per rintracciare Yumi, il malloppo e riabilitare il proprio nome all’interno del clan.

Un po’ JDGR, un po’ Beat’em Up a scorrimento, l’originale Yakuza venne acclamato sia in patria che in occidente soprattutto per le innovazioni che proponeva in termini di gameplay e per uno story-telling profondo, firmato dallo scrittore Hase Seishu: autore di romanzi a tematica Yakuza come Sleepless Town, e focalizzato sullo sviluppo dei personaggi; il tutto corredato da un elevatissimo production value che vantava un doppiaggio in inglese ad opera di personalità come Eliza Dushku, Michael Madsen e Mark Hamill.

Pur non privo di difetti, primi tra cui una certa tendenza alla ripetitività dei combattimenti, il titolo SEGA fu un successo commerciale e di critica che portò alla release di un seguito, Yakuza 2 nel 2006 e di un live action intitolato Like a Dragon nel 2007. Inutile dire che Yakuza/Ryu Ga Gotoku, si è rivelato essere il primo passo di un fiorente franchise, sostenuto da una solida fan base, culminato proprio nel corso di questo anno con il prequel Yakuza 0 ed un sesto capitolo previsto per il 2018.

Questo Yakuza Kiwami, infine, è una sorta di versione 2.0 dell’originale prima iterazione del franchise; una ristrutturazione da capo a piedi a livello sia tecnico, narrativo che di meccaniche di gameplay.

Pur riprendendo la premessa originale della prima iterazione del franchise; Yakuza Kiwami ne espande la narrazione aggiungendo alcune scene addizionali che vanno a gettare un ponte tra le vicende del prequel e quelle che vedono il nostro Kazuma Kiryu risollevarsi in seguito alla sua caduta in disgrazia. Tra queste, vale la pena di tenere in considerazione tutto il percorso di Akira Nishikiyama, scenario ora giocabile, in cui personaggio viene ulteriormente approfondito; gettando di conseguenza maggiore luce sul suo sviluppo.

A rinforzo della narrazione nata dalla penna di Seishu-san, c’è la profonda ristrutturazione tecnica subita dal titolo SEGA. Yakuza Kiwami, infatti, è ben più di una semplice versione rimasterizzata in HD, ma un vero e proprio remake che utilizza il motore grafico di Yakuza 0 per ricostruire le strade di Kamurocho ed i modelli poligonali che le popolano. A fronte di una certa ripetitività dei png che animano l’analogo virtuale di Kabukicho, le animazioni e le espressioni dei personaggi principali brillano per fluidità e varietà. Kiwami sfoggia una risoluzione a 1080 progressivi ed un framerate a 60 fps stabili con texture pulite e, soprattutto all’esterno, impreziosite dai vari effetti di luce delle insegne al neon dei vari locali del mondo di gioco.

Non solo il comparto grafico, ma anche il comparto audio è stato migliorato. Eliminato il doppiaggio in inglese, SEGA ha optato per un doppiaggio in giapponese, interamente riregistrato per l’occasione e sottotitolato in inglese. Pur perdendo il contributo di personaggi di rilievo per l’utenza occidentale come la Dushku o Mark Hamill, Yakuza Kiwami riesce a mantenere intatta l’atmosfera, trascinando il giocatore per le strade di Kamurocho per un’esperienza decisamente più immersiva.

L’unica nota negativa, proviene dalla gestione della telecamera; interamente manuale all’esterno, questa diventa fissa una volta entrati in un negozio o un altro ambiente al chiuso lasciando fuori inquadratura alcuni angoli ed a volte anche le vie di accesso e di uscita degli stessi ambienti. Il risultato è che in alcune occasioni la navigazione di alcuni di questi ambienti diventa non tanto difficoltosa quanto decisamente meno agevole di quanto ci si potrebbe aspettare.

Anche le meccaniche di gameplay del vecchio titolo SEGA sono state interamente migliorate. Innanzitutto, Yakuza Kiwami vede implementato un nuovo sistema di progressione dei livelli; nell’originale, infatti, era possibile acquisire le nuove abilità spendendo il denaro guadagnato per investirlo in punti esperienza, necessari a loro volta per sbloccare le abilità desiderate. Ora, il denaro conquistato combattendo i vari delinquentucoli che popolano Kamurocho potrà essere investito in armi ed altri oggetti utilizzabili, mentre l’acquisizione delle varie abilità di combattimento sarà possibile spendendo direttamente i punti esperienza accumulati portando a termine le missioni secondarie e vincendo i vari incontri casuali.

Questi andranno risolti facendo fare a Kazuma Kiryu quello che sa fare meglio: menare le mani. Il nostro beniamino, infatti, cammina come Tony Manero e pesta come se non ci fosse un domani. A peggiorare le cose per i suoi avversari c’è la possibilità di attingere a quattro stili di lotta differenti, selezionabili al volo utilizzando i tasti della croce direzionale. Gli stili a disposizione sono Rush: caratterizzato da movimenti ed attacchi rapidi; Brawler: praticamente lo stile del combattente da strada, che permette a Kazuma di raccogliere ed utilizzare anche diversi oggetti dello scenario come arma impropria (la bicicletta è un vero e proprio tocco di classe); Beast: una versione potenziata dello stile Brawler che aumenta sia la potenza degli attacchi che la difesa di Kazuma, permettendogli inoltre di utilizzare come arma oggetti ancora più pesanti. L’ultimo stile di combattimento disponibile è Dragon ed è lo stile personale di Kazuma, caratterizzato da una violenza inusitata.

I primi tre stili di combattimento, sono potenziabili attraverso il sistema di crescita, che permette di sbloccare via via nuove abilità in base ai punti esperienza spesi; ma lo stile Dragon può essere potenziato solo portando a termine le molte fasi della missione Majima Everywhere. Probabilmente la missione più divertente del gioco e che ha come protagonista il personaggio più carismatico della serie; Majima Everywhere si compone di una serie di duelli tra Kazuma Kiryu e Goro Majima.  Come implica il titolo, esplorando Kamurocho sarà possibile imbattersi in Mr. Majima che sfiderà a duello il giocatore. Vincendo ciascun duello, o al raggiungimento di particolari condizioni, le abilità legate allo stile Dragon verranno sbloccate man mano. Tuttavia, vale la pena sottolineare che ciascun duello raramente sarà simile al precedente. Al procedere nella missione, infatti, Majima non solo diverrà sempre più forte, armato e vestito con una certa fantasia (non voglio rovinarvi la sorpresa).

L’ultima aggiunta implementata al sistema di combattimento di Yakuza Kiwami è la Barra Heat. Questa andrà a caricarsi durante la battaglia e permetterà di compiere attachi finali devastanti ai danni degli avversari, boss compresi.

Con una missione principale la cui durata si attesta intorno alle 14 ore, Yakuza Kiwami offre tutta una serie di circa 78 missioni secondarie ed una nutrita scuderia di minigiochi che oltre ad incrementarne considerevolmente la longevità, rendono l’esperienza di gioco estremamente variegata. Questi infatti spaziano dal Karaoke al Mah Jong, passando per le corse di modellini di macchine alle battaglie con le trading card.

Il titolo SEGA, inoltre, permette di espandere il mondo di gioco attraverso il sistema dei CP points. Ottenibili eseguendo determinate azioni come ad esempio totalizzare una quantità prestabilita di punti esperienza o sconfiggendo il tal numero di avversari utilizzando uno stile di lotta ben preciso, i CP points potranno essere spesi per ottenere nuovi costumi o equipaggiamenti ed anche nuovi avversari che andranno ad aggiungersi alle schiere di delinquenti che cercheranno di dare una lezione al nostro Kazuma.

 

 

Pur trattandosi di una versione riveduta, corretta ed espansa di un titolo vecchio ormai di 11 anni, Yakuza Kiwami riesce a tenere testa, ed è un titolo che va assolutamente tenuto d'occhio. La presentazione tecnica di rilievo, come la definizione a 1080 progressivi ed i suoi 60 fps stabili, i tempi di caricamento quasi inesistenti rispetto all'originale; un comparto audio estremamente immersivo, soprattutto grazie al doppiaggio in lingua giapponese e meccaniche di gameplay di rapida assimilazione ma comunque profonde ed impegnative quanto basta per indurre il giocatore a sperimentare con i vari stili di combattimento, insieme contribuiscono a rendere il titolo SEGA un'opera adatta sia ai fan di vecchia data che ai neofiti come il sottoscritto. Ai primi, infatti, viene data l'occasione di giocare la versione definitiva del primo capitolo della serie, mentre agli ultimi offre un tiolo profondo, divertente ed un'esperienza che, pur essendo decisamente sui generis, risulterà soddisfacente in ogni sua sfaccettatura.

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