Jeanne Moreau, lutto nel mondo del cinema

Se n'è andata a 89 anni la musa di Truffaut, Malle, Antonioni

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Un maschiaccio con i capelli raccolti sotto il berretto da Monello, i baffetti finti e una corsa in bianco e nero con i due uomini tra cui non riuscirà mai a scegliere. E’ l’immagine culto del film di François Truffaut  “Jules e Jim”, è il manifesto della Nouvelle Vague, ed è soprattutto lei, Jeanne Moureau.

Dal film “Jules e Jim”

L’attrice francese è morta il 31 luglio, a 89 anni, nella sua casa parigina. Aveva girato più di 140 film e si era divisa con eguale talento tra teatro e cinema, divenendo una star internazionale. Forse, tuttavia, la parola “star”, poco si addice a un’attrice così anticonvenzionale, e soprattutto così  legata all’immaginario di una Parigi notturna, animata da note jazz che strisciano nella strade ancora umide di pioggia. Jeanne era la donna dalla piega amara della bocca ma anche dalla risata contagiosa, dalla capacità di prestare il suo corpo di duttile felinità a mille personaggi. Donne che le assomigliassero fisicamente non ce n’erano, e questa unicità segnava, inconfondibile, ogni sua pellicola.

Jeanne Moreau anticonformista sulla scena come nella vita

Anticonformista sulla scena come nella vita, divisa tra differenti uomini e due volte sposata, era capace di apparire bellissima o addirittura brutta, ma affascinante sempre. Impossibile non interiorizzare la piega della sua bocca e la sua carnalità capace di apparire reale perfino al cinema, che proprio del corpo si fa beffe negandolo e manipolandolo.

Aveva iniziato ad avvicinarsi al teatro giovanissima, nascondendo le lezioni ai genitori che avversavano il suo amore per la recitazione. A vent’anni era già acclamata attrice della Comédie Française. “Ascensore per il patibolo” è il film di Louis Malle che la porterà alla fama internazionale. La tromba di Miles Davis sottolinea sequenze innovative per quegli anni (1957)  ma assolutamente rigorose. Jeanne Moreau si muove inquietante in equilibrio sulla scrittura di questo celeberrimo noir. A Malle la unirà una collaborazione artistica e un grande amore, raccontato ai Cahièrs du Cinéma.

Come ha scritto in un bellissimo ritratto dell’attrice la professoressa Ginette Vincendeau, “Il trucco discreto e le borse sotto gli occhi sono proclami di autenticità; la piega amara della bocca carnosa e sensuale parla di una sessualità ammaccata e tragica (contrariamente al broncio giocoso di Bardot)”. Proprio con Brigitte Bardot, l’altra faccia della sua modernità, aveva condiviso la scena in un western al femminile, “Viva Maria!” (1965) di Louis Malle, spesso sorpassandolo la Bardot nel confronto tra le due bellezze.

Jeanne Moreau miglior attrice a Cannes

Jeanne Moreau non ha mai perso il distacco necessario a renderla un’attrice raffinata. Interpreta  “La notte” (1960) di Michelangelo Antonioni, e nello stesso anno viene premiata come migliore attrice a Cannes per la sua prova in “Moderato cantabile – Storia di uno strano amore” (1960).

E’ Truffaut, comunque, il regista che ne gestisce la maturità artistica. Dopo il ruolo cameo ne “I quattrocento colpi (1959), splendida pellicola che precorre la Nouvelle Vague. è protagonista di  “Jules et Jim” (1961). Negli anni sessanta arrivano “Eva” di Joseph Losey, “Il processo” (1962) di Orson Welles, “Fuoco Fatuo” (1963) ancora diretta da Louis Malle e “Il diario di una cameriera” (1963) di Luis Buñuel. Truffaut la vuole protagonista in “La sposa in nero” (1968), storia di una vedova che perde l’amato nel giorno del suo matrimonio e cerca vendetta.

Jeanne Moreau e Marcello Mastroianni in "La notte", di Michelangelo Antonioni

Jeanne Moreau e Marcello Mastroianni in “La notte”, di Michelangelo Antonioni

Dopo molte altre pellicole di successo, passa dietro la macchina da presa, dirigendo “Lumière – Scene di un’amicizia tra donne”, film sui retroscena del cinema parigino, mentre la carriera d’attrice continua con “Gli ultimi fuochi” (1976) di Elia Kazan. Intanto, dopo il fallimento del primo matrimonio riparatore (divverrà madre subito dopo le nozze) nel 1977 si sposa per la seconda volta con il regista Willialm  Friedkin, un anno prima di una nuova esperienza da regista con “L’adolescente” (1978). Nel corso degli anni ’80 gli impegni sui set si fanno più sporadici, ma tra questi va ricordato quello in “Querelle de Brest” (1982) nell’ultimo film diretto da Rainer Werner Fassbinder.

Ricordiamo ancora il ruolo significativo in “Nikita”(1990) di Luc Besson in cui l’attrice mette in scena un passaggio di testimone verso una nuova frontiera dell’indipendenza femminile, dove la legge è la crudeltà senza scampo.

Nell’immaginario collettivo, al di là della sua sconfinata filmografia, di Jeanne Moreau rimane soprattutto la sua voce inconfondibile che canta “Tourbillon de la vie”, in “Jules et Jim”, il film che l’ha resa immortale.

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