Cars 3, il regista Brian Fee a Roma: “Un film sul cambiamento”

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Nella cornice del Parco dei Principi a Roma abbiamo avuto l’occasione di incontrare Brian Fee e Kevin Reher, regista e produttore di Cars 3. Il terzo capitolo di una delle saghe più amate delle produzioni Pixar arriverà infatti nelle sale italiane dal 14 settembre. In una mattinata di luglio ci siamo confrontati con loro su vari aspetti dell’opera, spaziando dalla genesi creativa fino a tante piccole curiosità.

Cars 3 è indubbiamente un film sulla motivazione e sul raggiungimento dei propri obiettivi. Brian Free parla da genitore e di cambiamento pare intendersene. Per me il film è sul cambiamento – asserisce – e ora che ho dei figli ho notato come il comportamento cambi, trasformandomi rispetto alla persona che ero abituato ad essere. Un po’ più nostalgico Reher che, dall’alto dei suoi 24 anni di Pixar, si vede più vicino al pensionamento che ad altro, aggiunge con il sorriso. Cars 3 punta molto sul concetto di rivincita e di determinazione: Saetta McQueen non è più il migliore della classe ma è costretto ad affrontare un cambio generazionale che potrebbe determinare la fine della sua carriera.

Eppure qualcuno sembra non cogliere fino in fondo la volontà dello studio Pixar di andare ad approfondire la cosiddetta “cultura del fallimento”. Di fronte alla domanda Fee non nasconde come Cars 3 sia un film sul fallimento, ma non esclude che anche in esso possa esserci una concezione lata di vittoria. Quello che Saetta McQueen fa nel film lo rende vincitore da un punto di vista emotivo e psicologico. E’ un successo, a prescindere da ciò che succede. C’è spazio anche per aneddoti e massime del massimo esponente Pixar, John Lasseter, riportate proprio da Brian Fee: John Lasseter dice sempre “Fallite rapidamente e fatelo rapidamente”, a testimonianza di come il fallimento sia un concetto insito già nell’opera creativa che attraversano gli stessi autori Pixar.

Tante sono poi le ispirazioni per questo Cars 3. La filmografia sul fallimento-rivincita è potenzialmente sconfinata e viene naturale cogliere gli echi dei vari Rocky o di Karate Kid. I riferimenti sono però anche altri, dalle gare Nascar ai film Rush e Fast and Furious. Anche le location ha subito un’analisi meticolosa relativamente alla loro scelta, il più delle volte ispirate e basate su luoghi reali. Si passa da circuiti in cui hanno avuto luogo vere gare Nascar, oppure mix di una serie di paesaggi. Abbiamo scelto anche circuiti in disuso, tracciati storici come Daytona Beach o Thomasville – specifica Kevin Reher.

Interrogati sulla difficoltà di fare un sequel e sul processo creativo del terzo capitolo, Fee e Reher individuano nel rischio di proporre un qualcosa di “già visto” il problema maggiore. Importantissima, a detta di Reher, la scelta del cast, che segue un attento iter selettivo la cui decisione ultima è rimessa a proprio a Lasseter (benché sia già stata fatta una scelta preselettiva che non viene però mai comunicata al capo Pixar). Cerchiamo sempre la voce che esca dallo schermo, non guardiamo la faccia ma voglia sentire la voce, l’espressività, perché dobbiamo immaginare come essa si adatti all’animazione, alla ricerca di quella qualità extra che possa aggiungersi al film.

Infine il quesito fondamentale. Si parla sempre di più di Pixar come “cinema di animazione per adulti” ma, in quanto film di animazione, Cars 3 saprà piacere ai bambini? Come accoglieranno un Saetta McQueen mai così in difficoltà? Sicuramente si, a detta di Brian Fee, perché Cars 3 andrà a toccare l’ambito delle cose che i bambini hanno paura di fare. Quello che abbiamo cercato di fare con Cruz è far si che i bambini capiscano e si rendano conto che tutto è possibile, che è possibile provare qualsiasi cosa, senza fermarsi. Serve a far si che i bambini rompano determinate barriere. I bambini capiranno qual è la condizione e la situazione e reagiranno relativamente alla situazione di McQueen.

Si chiude poi con tante bellissime speranze per futuro. Se ci sarà un Cars 4? Noi vogliamo farlo, ma non c’è ancora nulla. Un po’ come un eventuale Ratatouille 2, è ovvio che c’è la volontà di creare un sequel ma manca ancora tutto il materiale.

Critico cinematografico, giurista e speaker.
Classe ’94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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