RiME – Recensione

In un mondo come quello odierno, dominato da violenza, ignoranza, degrado, è bello trovare ancora chi, come gli spagnoli di Tequila Works, sia riuscito a creare una splendida poesia digitale.

RiME è questo e molto di più, sensibile opera che tocca le corde delle nostre emozioni.

Di Luce e di Ombra

RiME ci trasporta nei panni di un bambino che si ritrova su di una spiaggia dopo un naufragio. Senza indizi, senza indicazioni, senza nient’altro che un mantello rosso, scopriamo che ci troviamo su di un isola, dominata da una strana torre, e raggiungerla sarà il nostro scopo primario. Antiche rovine si parano di fronte a noi e con ingenua intraprendenza si parte per una lunga e avvolgente avventura. La nostra voce, unico “strumento” a nostra disposizione, può far attivare elementi rimasti sepolti nelle sabbie del tempo, che ci apriranno il cammino. Ma al contempo potremo esplorare questa misteriosa isola, carpirne i segreti che ci sveleranno segmenti del nostro passato. La luce del giorno lascia il passo al crepuscolo e poi alla notte. E la luce e le ombre saranno i nostri alleati nella soluzione di svariati enigmi ambientali che ci impegneranno per tutto il gioco. La semplicità si unisce alla complessità, in un flusso continuo di scoperte che ci faranno avanzare sempre più nella storia e quando anche l’ultimo velo sarà sollevato, tutto prenderà forma, commovente culmine di tutto il nostro percorso.

Il gioco è suddiviso in vari livelli, e solo alla fine scopriremo l’allegoria del gioco, che non posso e soprattutto non voglio svelarvi, perché cardine di tutta l’avventura.

Estetica estatica

Una componente rilevante del gioco è sicuramente quella estetica, con una realizzazione artistica che ci si aspetterebbe di vedere da una produzione tripla A. Graficamente il gioco ci rimanda a giochi come Zelda The Wind Waker e ad ICO, introducendo ambientazioni che riportano alla mente le intricate strutture abbandonate care allo Studio Ghibli. L’isola è piena di elementi statici e dinamici, di flora e di fauna, con la quale potremo anche interagire. Gli effetti di luce creano splendidi contrasti, le labirintiche costruzioni sono intrise da un fascino che appaga gli occhi. Il tutto supportato da una colonna sonora delicata, mai invasiva, ma ricca di potenti suggestioni. In RiME mi sono perso più volte volontariamente, andando ad esplorare ogni recondito anfratto, ogni spazio disponibile alla ricerca della bellezza che esplode davanti allo spettatore/giocatore, come quando si esplora realmente un luogo nuovo e sconosciuto.

Il nostro piccolo alter-ego può arrampicarsi per scalare vertiginose strutture, immergersi nelle profondità marine per esplorare templi sommersi, muovere elementi dell’ambiente per sbloccare titanici portali. Unity è stato sapientemente sfruttato nella realizzazione di RiME, ma qualche problema tecnico sporadicamente emerge.

rime

Visuali distorte

Dopo tanti pregi bisogna per forza menzionare anche qualche difetto. In primis l’uso della telecamera, che a volte risulta il vero antagonista del nostro piccolo eroe. Negli spazi ampi non ho rilevato alcun problema di visualizzazione, a parte qualche vistoso calo di frame-rate, nonostante abbia giocato su una PS4 Pro. I veri problemi si hanno negli spazi angusti, dove la telecamera dinamica fa le bizze, a volte anche troppo evidenti. Ci sono stati momenti del gioco dove sono stato costretto a fare delle vere e proprie acrobazie millimetriche, ma che ho dovuto ripetere molte volte perché l’angolo visuale non mi permetteva di eseguirle con precisione. Questo come dicevo avviene soprattutto laddove ci troviamo in spazi stretti e non si riesce in alcun modo a spostare la visuale per poter avere il completo controllo dell’azione. Questo è molto frustrante, soprattutto considerando che l’intero impianto di gioco si basa sulla semplicità dell’azione, che in questi frangenti invece viene malauguratamente penalizzata. Devo dire che questo accade assai di rado, per cui non inficia il valore complessivo dell’opera, ma se si poteva evitare, sarebbe stato meglio. Purtroppo anche alcuni glitch grafici minano a volte l’esperienza. Non è inusuale rimanere bloccati in elementi dell’ambiente, eventualità che mi ha costretto a ricaricare il gioco dall’ultimo salvataggio.

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RiME riunisce assieme molte fonti di ispirazione e lo fa con poetica suggestione. Ci sono elementi di Zelda, ICO, Journey, ma anche dinamiche alla tomb Raider e esplorazioni degne di Abzu o Bound. Questa commistione poteva causare una scarsa originalità al gioco, ma il lavoro svolto da Tequila Works è stato egregio, poiché sono riusciti invece a creare un'opera appagante e coinvolgente, prendendo il meglio dai succitati titoli e infondendolo in RiME. La riflessione, la pazienza, l'abbandono estetico ai paesaggi e agli eventi rendono RiME un gioco semplice, appassionante, rilassante e anche e soprattutto commovente. Se state aspettando con ansia Fifa 18 o Destiny 2, forse lo troverete noioso, ma se avete ancora la voglia di sognare e non temete di versare qualche lacrimuccia, allora RiME è il gioco che fa per voi.
7.5
voto
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