Symphony of the Machine – Recensione

In Symphony of the Machine, Stirfire Studios ci fa immergere in una realtà aliena grazie al PSVR, chiamati a risolvere una serie di puzzle. Armato del mio fido PS Move mi sono cimentato in questa avventura rilassante, ma con qualche limite.

Risveglio alieno

Indossato l’headset Sony sono stato proiettato in una desolata landa, senza indizi e indicazioni. Un piccolo fuoco scoppiettante alla mia sinistra, un meccanismo alieno di fronte a me e un criptico murale disegnato su di una roccia. La prima cosa da fare è capire come si utilizzano i comandi, ovvero come si manipolano gli oggetti e come ci si sposta in questo ambiente alieno e sconosciuto. Co il PS Move inizio a fare alcuni tentativi, aiutato da alcuni indizi e capisco che le azioni a mia disposizione sono la manipolazione degli oggetti, la possibilità di cambiare la mia visuale senza muovere la testa e spostarmi da un punto all’altro “mirando” laddove voglio andare. Con un po’ di difficoltà riesco a raccogliere il primo oggetto che mi trovo di fronte, una sfera luminosa, e attivare un meccanismo che mette in funzione una gigantesca torre che troneggia sull’ambiente circostante. Capisco che essa sarà il mio obiettivo, per cui mi “muovo” verso di essa, proiettandomi verso il mio target. Raggiungo l’ascensore alla base della torre e lo uso per arrivare in cima a quello che sarà l’ambiente di gioco. Si tratta di una piattaforma, tipo punto di osservazione, che ha al suo centro un raggio di luce e sui lati una serie di simboli. Grazie ad un piccolo automa che levita accanto a me, ricevo il mio primo strumento, ovvero uno specchio deflettore ed inizio a sperimentare. Deviando il raggio verso i simboli si attivano dei meccanismi, in pratica dei processori ambientali, che riproducono, una volta illuminati dal laser, quattro “elementi”: Sole, Vento, Nuvole e Pioggia.

Il nostro piccolo assistente meccanico inizia a fornirmi altri oggetti, ovvero un vaso, un seme e le istruzioni pittografiche su quello che devo fare. In pratica tutto il gioco è basato sull’attivazione degli eventi atmosferici per far crescere le piantine nei vasi, che saranno necessarie per ridare vita al brullo pianeta in cui ci troviamo.

symphony of the machineControlli alieni

Le prime fasi del gioco sono molto semplici, ma avanzando le combinazioni degli elementi diventano più complicate, per cui mi vengono forniti anche altri strumenti, che comprendono altri specchi e dei raccordi che dividono il raggio laser in più raggi. Symphony of the Machine mi ha obbligato a ragionare ad ogni passo, mettendo degli ostacoli che hanno reso più intrigante la realizzazione di vari eventi atmosferici. Ad esempio creare un forte temporale implica l’attivazione contemporanea di vento, pioggia e nuvole, ma degli “scudi” impenetrabili mi hanno costretto a studiare una strategia alternativa per poter attivare contemporaneamente tutti i pannelli. Questo pensare fuori degli schemi, usando il pensiero laterale, è forse il vero punto di forza di Symphony of the Machine.

Il problema principale del gioco risiede quindi non nella difficoltà degli enigmi, ma nella manipolazione degli oggetti. Una volta capita la strategia da seguire, ho passato molto tempo a spostarmi sulla piattaforma per cercare di metterla in atto, spostando con un po’ di difficoltà i raccordi e gli specchi. Questo dipende molto dal fatto che il campo di interazione con la realtà virtuale è limitato, per cui molte volte mi sono trovato a dovermi riposizionare nella “realtà reale”, poiché ero uscito fuori dal campo di gioco delimitato dal campo visivo della videocamera della PS4. Presto ho imparato a usare i comandi del Move per poter aggiustare la visuale, ma questo vuol dire non sfruttare a pieno le potenzialità della Realtà Virtuale, che invece dovrebbe permettermi di poter interagire con l’ambiente senza mediazioni.

Un altro elemento che ho trovato carente è la gestione del nostro piccolo assistente robotico. Esso dovrebbe coadiuvarci nella nostra missione, poiché è possibile affidargli i nostri strumenti, per averli a portata di mano negli spostamenti, ma a volte ha un comportamento troppo erratico, per cui si rischia di perderlo di vista, nonostante l’ambiente sia molto limitato. In molti casi mi sono trovato molto più a mio agio nello spostare i vari elementi necessari alla soluzione dei puzzle all’interno dell’area di gioco, muovermi verso la direzione desiderata e recuperarli laddove li avevo lasciati.

Un altro grosso limite di Symphony of the Machine è la sua durata. In un paio d’ore sono riuscito a completarlo e considerando che molto del tempo l’ho passato cercando di gestire al meglio i controlli, l’esperienza di gioco effettiva per un solutore medio di puzzle ambientali è di circa un’ora.

symphony of the machine

Symphony of the Machine è un gioco semplice, forse anche troppo, che ha però il pregio di essere affascinante e rilassante. La struttura dei puzzle è intrigante, la grafica ben realizzata, ma l'implementazione dei comandi è carente, costringendoci a vere e proprie contorsioni per gestire gli oggetti e manipolarli nella RV. Molto risicato nella durata e limitato nell'ambientazione, rappresenta un titolo interessante solo per coloro che vogliono sperimentare un'esperienza in Realtà Virtuale che non implichi per forza azione e movimento.
6
voto

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