Portal Knights – Recensione

Ci sono alcuni momenti nel lavoro di ogni recensore dove ci si imbatte in titoli differenti da quelli che normalmente rientrano nei nostri gusti regolari, titoli che al di fuori delle nostre attività non proveremmo. Di norma aspetto con ansia quei momenti, da strenuo sostenitore della costante sperimentazione sono solitamente entusiasta di provare qualcosa di nuovo. Con questo spirito mi sono accostato a Portal Knights, totalmente digiuno di sandbox simil-Minecraft ma volenteroso di scoprire questo mondo fatto di crafting ed esplorazione.

Penso che qualcosa ad un certo punto sia andato storto.

Blocchi costitutivi

Portal Knights parte dalle idee alla base del successo di colossi come Minecraft, offrendo una struttura sandbox totalmente procedurale, e dando una totale libertà creativa al giocatore. Ma al posto di posizionarlo all’interno di un enorme mappa unica il gioco si snoda attraverso delle isole, separate durante un terribile cataclisma del passato chiamato La Frattura, e collegate adesso esclusivamente da portali che andranno trovati ed attivati per poter passare alla isole successive.
Ovviamente l’operazione non è priva di rischi, le varie isole sono popolate da creature non esattamente amichevoli ed ansiose di mettere alla prova le nostra abilità belliche ed il nostro equipaggiamento. Come in ogni buon sandbox, partiremo soltanto con lo stretto indispensabile e starà a noi recuperare le risorse necessarie per migliorare il nostro equipaggiamento ed essere in grado di affrontare le minacce che ci attendono. L’esplorazione quindi non è una componente opzionale nel bilanciamento del titolo ma ne rappresenta anzi uno dei motori di spinta principali, la ratio che motiva l’enorme mole di crafting presente nel gioco. Questo perché ogni isola rappresenta uno dei possibili biomi presenti nel gioco: i classici deserti, oasi di palme, foreste e così via. Ad ogni isola però corrispondono risorse differenti, tutte indispensabili per creare i numerosi equipaggiamenti ed oggetti del gioco. Se a questo aggiungiamo le presenza di tre classi giocabili (mago, arciere e guerriero) ognuna con le sue abilità, la possibilità di giocare in gruppo ed una difficoltà che non punisce i giocatori con poca esperienza in questo campo, la ricetta per un titolo godibile sembra completa. È a questo punto che qualcosa invece non va come dovrebbe.

Fondamenta deboli

I vari elementi che compongono Portal Knights, sebbene validi sulla carta non riescono infatti ad amalgamarsi in un modo appagante, creando un esperienza che fin troppe volte si rivela eccessivamente superficiale. Partendo proprio dal punto forte di ogni produzione sandbox di questo tipo, il crafting. Un titolo che punta così tanto sul crafting deve non solo offrire un parco oggetti vario, ma cosa più importante un valido motivo per crearli e per giustificare la ricerca dei materiali necessari. Purtroppo questo non accade con il gioco in esame, che nel tentativo di essere il più accessibile possibile spoglia di qualunque difficoltà il gameplay. Senza nessuna minaccia reale per il giocatore che sceglie di non costruirsi un rifugio, manca un incentivo nel realizzarlo e nello scoprire le enormi quantità di oggetti ad esso legati. Perché dovrei perdere il tempo necessario per trovare e mettere da parte i materiali richiesti per costruire possenti mura, fossati con rilevatori di mostri e relative trappole, se i mostri stessi non costituiscono mai un pericolo per me? Se per via della distribuzione delle risorse, sparse in modo casuale nelle varie isole, sono obbligato a frequenti viaggi dal’una all’altra che vantaggio avrei dal costruire più di una postazione di crafting? Privato di una motivazione legata al gameplay come base, il crafting si riduce ad un mero capriccio del giocatore, non necessario e per la maggior parte totalmente trascurabile. Aggiungiamo a questo un inventario che si dimostra fin troppo piccolo ed un interfaccia che rende macchinoso ogni spostamento di oggetti dallo zaino ai vari bauli costruibili, e molta dall’euforia per le possibilità di costruzione evapora drammaticamente.

La proceduralità della costruzione dei livelli, se da un lato offre un enorme potenziale esplorativo, dall’altro crea alcune situazioni al limite del paradossale posizionando talvolta i portali in posizioni difficilmente intuibili (un consiglio, nel dubbio andate verso il basso) e altre volte in bella vista non appena messo piede in un livello. L’esplorazione è azzoppata dalla scarsità di ricompense ad essa legate, che spesso si limitano ad un semplice forziere con qualche materiale fin troppo facilmente reperibile e le poche quest che ci verranno assegnate nel gioco si rivelano al contempo troppo semplici e poco remunerative. Per quanto i livelli siano suggestivi e gradevoli alla vista, la costruzione procedurale si dimostra fin troppo spesso priva di una qualsivoglia parvenza di logica, obbligando alla costruzione di scale e passaggi, nella speranza di raggiungere qualcosa di utile per poi essere cocentemente delusi. Si è quindi tentati di passare da un isola all’altra senza fermarsi ad esplorare, aiutati dall’apposita bussola costruibile che indica la posizione dei vari portali all’interno della mappa, privando così il titolo della sua componente esplorativa (e di converso, intaccando il crafting).
Ultima ma non per questo meglio riuscita, la sua componente rpg appare fin da subito troppo superficiale e semplificata. Le tre classi nonostante siano abbastanza diversificate, soffrono davanti ad un combat system rudimentale, che fa della schivata la sua unica forma di difesa e della telecamera il suo peggior nemico. Questa infatti si dimostra incapace di tenere il passo con l’azione, caratterizzata dalle numerose schivate e cambi di direzione. La possibilità di creare delle vere e proprie build (sebbene basilari) è intrigante, ma la poca profondità del sistema unita al basso livello di difficoltà non riesce a sfruttare pienamente le possibilità offerte. Si diventa molto forti rapidamente, azzerando fin troppo presto la minaccia rappresentata dai nemici e smorzando la spinta a creare nuovi equipaggiamenti (un vero peccato visto il loro numero). Questa semplicità continua anche con i boss, veramente troppo semplici e scarni come meccaniche.

La componente multiplayer di Portal Knights è limitata a sessioni tra membri della lista amici, ma considerando che il titolo è chiaramente rivolto ad un pubblico di giovanissimi non è necessariamente un male, assicurando così che le interazioni online avvengano in un ambiente teoricamente più controllato.

Ed è proprio in questa sua caratteristica che Portal Knights trova una sorta di parziale redenzione.
Perché tutti questi difetti, questa superficialità che permea molte delle sue meccaniche, sono percepiti in modo incredibilmente inferiore quando il gioco è in mano al suo pubblico designato.
Il suo approccio semplice ed immediato, il non aver reso strettamente necessaria nessuna delle sue componenti, tutto concorre a creare un esperienza semplice e totalmente incentrata sul divertimento dei più piccoli senza il peso di elementi più complessi. Non dobbiamo dimenticare inoltre che il titolo è fresco di early access, con una lunga strada di update e bilanciamenti davanti a se che potrebbero cambiare il suo approccio a questo tipo di gameplay. Questo però non cambia il fatto che il gioco, in questo momento, non appare in grado di catturare l’attenzione di un pubblico che cerchi un tipo di esperienza più profonda.

Ma che bei blocchi!

Il comparto tecnico di Portal Knights rappresenta forse uno dei punti meglio riusciti del titolo. Visivamente il gioco fa un ottimo uso di colori ed ambientazioni, sempre vivaci e gradevoli alla vista. Le luci ambientali tingono in modo suggestivo i vari livelli, ed il ciclo giorno/notte crea una bella alternanza cromatica. La notevole pulizia visiva, unita a dei modelli dal look cartonesco ma ben realizzati, crea un’atmosfera rilassante e “giocosa” che ben si sposa con il target originale.
Il comparto audio si dimostra efficace, con effetti sonori adeguati e musiche che fanno da sottofondo discreto senza mai risaltare particolarmente.
Unico neo nel comparto tecnico sono i caricamenti, veramente troppo lunghi per la loro frequenza. Ogni cambio di mondo è accompagnato da un caricamento che si avvicina fin troppo pericolosamente al minuto di durata. Considerando che cambierete spesso isola, una fetta fastidiosamente grande del vostro tempo di gioco sarà spesa guardando la schermata di caricamento.

Tirando le somme, Portal Knights ricerca con troppo zelo la semplicità, finendo per creare un esperienza al tempo stesso ricca di elementi facilmente accessibili ma allo stesso tempo superficialmente sviluppati e molto spesso trascurabili. Questa sua semplicità lo rende un prodotto poco adatto ai giocatori più maturi, in cerca di esperienze più impegnative e complesse. Per il pubblico dei giovanissimi però si dimostra un titolo coloratissimo ed immediato, ricco di possibilità per chi vorrà immergersi nel suo mondo frammentato e facilitati dal suo prezzo budget.

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