NBA Playgrounds – Recensione

Sono abbastanza vecchio per aver vissuto il boom dell’NBA in Italia (ho sempre una canotta Starter del mio idolo, Magic Johnson ed una con il mitico numero 23 dei Chicago Bulls) e abbastanza appassionato sia del basket giocato nella realtà che di quello digitale, da aver provato negli ultimi decenni un po’ tutti i titoli disponibili sul mercato. Quando ho visto che c’era la possibilità di recensire questo NBA Playgrounds, sviluppato da Saber Interactive, mi ci sono buttato subito con interesse, ma non senza qualche remora.

Jammed

NBA Playgrounds non è un gioco simulativo, lo si capisce subito che Saber Interactive ha voluto dare una chiara impronta arcade al gioco, ma questo non è certo un elemento negativo.

Ho giocato a NBA Jam consumandomi i polpastrelli sia a casa che in sala giochi, ho spappolato joystick e joypad cercando di dominare NBA Streets, per cui pensavo di trovarmi di fronte ad un gioco che seguisse la falsariga dei suoi illustri predecessori. Al primo impatto potrebbe sembrare così, ma purtroppo la struttura di NBA Playgrounds soffre di qualche lacuna di troppo.

Tutto il gioco ruota attorno a partite 2V2, con varie modalità, ma la sostanza non cambia. Si passa dal match esibizione a veri propri tornei, ma alla fine sempre di una partita di basket si tratta.

Nonostante le azioni spettacolari, l’inserimento della possibilità di fare finte e palleggi irriverenti, a NBA Playgrounds sembra mancare quel “quid”, quel mordente e quell’innovazione che ci offrivano i succitati titoli.

nba playgroundsIn NBA Playgrounds vince chi fa più canestri, o meglio chi fa più punti facendo canestro. Sottolineo questa differenza perché il valore del canestro può essere influenzato non solo dalla distanza ma anche da bonus che possiamo avere, sia noi che il duetto avversario, durante il gioco. Come accadeva in NBA Streets c’è una barra di energia che si riempie dopo ogni azione e quando arriva ad essere pinea, ci assegna random un bonus. Alcuni di questi bonus possono essere limitati al loro utilizzo una sola volta, come ad esempio la palla elettrificata che va sempre e comunque a bersaglio nel canestro, oppure possono darci dei power up a tempo. A volte mi sono ritrovato a non capire che bonus avessi attivo, ma con l’andare del tempo passato in gioco ho iniziato a realizzare quali fossero. Ma la cosa più importante da segnalare è che nelle prime dieci, ma anche venti partite, mi sono sentito completamente un incapace. Il problema deriva dal fatto che per realizzare un canestro bisogna avere il giusto tempismo di pressione e rilascio del tasto di tiro. Per molte partite mi sono dovuto sorbire messaggi del tipo “late” o “early” dopo ogni mio tentativo di realizzazione. Anche quando ho iniziato a prendere i tempi giusti ho trovato e continuo tutt’ora a trovare un po’ di difficoltà a concentrarmi nel tiro, soprattutto nelle azioni più concitate. A darci una mano, forse anche troppo, è il nostro compagno di squadra, al quale possiamo decidere di far tirare, o schiacciare (nella versione Switch che ho testato, premendo il tasto ZL assieme al tasto di tiro), al posto nostro. In questo caso la percentuale di realizzazione sale di molto ed è a volte l’unico modo per portare a termine vittoriosi un match.

nba playgroundsCarte in tavola

I nostri alter ego digitali sono campioni dell’NBA, sia odierni che vecchie glorie del passato, che potremo sbloccare avanzando di livello e acquisendo buste di carte da gioco con le loro effigi. Ci sono cinque giocatori per ogni squadra NBA e all’inizio ci vengono dati di default quattro mazzi da aprire. Scordatevi di trovare Michael Jordan o il mio idolo Magic appena iniziate. Questi inizieranno ad apparire nelle fasi avanzate del gioco. Ogni giocatore ha le sue caratteristiche che dovrebbero aiutarci a scegliere con competenza la nostra squadra, ma devo dire che a parte qualche raro caso, non fa molta differenza chi effettivamente selezioniamo. Il successo è legato alla nostra abilità sia in attacco che in difesa, per cui avere dei giocatori forti non significa avere sicuramente un vantaggio. La curva di apprendimento è secondo me troppo lenta, considerando che si tratta di un gioco arcade e non di una simulazione. Mi sarei aspettato un po’ più di semplicità nei comandi, che possono risultare a volte troppo macchinosi e che difficilmente si tengono a memoria. Così l’immediatezza si perde in una eccessiva difficoltà legata alla gestione di troppe variabili, che possono andar bene quando si affrontano partite in NBA 2K17, ma non in questa tipologia di giochi.

nba playgroundsAlla ricerca del compagno perduto

Per quanto possa essere divertente fare schiacciate esagerate, violare la legge di gravità ed ogni altra legge fisica e limite umano in NBA Playground, dopo un po’ la modalità single player diventa monotona, per cui è necessario trovare qualche amico che si metta canotta e shorts virtuali e scenda in campo con noi, o contro di noi. Purtroppo questo amico deve essere, ad oggi, presente fisicamente nella stessa stanza con noi, in quanto la modalità online ancora sulla Switch non è presente. Per cui se non avete alcun compagno di giochi disposto a venirvi a trovare, fintanto che l’online non verrà implementato, dovrete giocare da soli, sappiatelo.

Dal punto di vista grafico su Switch il gioco si muove bene, è veloce, sia in modalità handheld che su TV, con una serie di effetti grafici bene realizzati ed una discreta varietà di campi sui quali giocare. Molto ben fatte sono le animazioni dei giocatori, le loro mosse, anche se a volte c’è l’impressione di pattinamento sul campo.

Non tutti gli scenari sono disponibili quando iniziate, li dovrete sbloccare giocando ed aumentando il livello. I punti esperienza che si guadagnano durante il gioco vengono assegnati sia noi per sbloccare nuove funzionalità, sia ai giocatori della nostra squadra, per aumentare la loro potenza.

nba playgrounds

NBA Playgrounds è un gioco che di primo acchito ricorda molto altre glorie arcade del passato, ma non riesce a convincere fino in fondo. Nonostante la sua grafica accattivante, un polposo roster di giocatori delle squadre attuali che di glorie dell’NBA, è soprattutto penalizzato da due elementi che ritengo fondamentali: la curva di apprendimento e la varietà. I comandi sono troppo macchinosi per un gioco che non è assolutamente simulativo, a volte anche difficili da ricordare. Il gioco diventa invece troppo ripetitivo e la modalità single player ci permette di sbloccare tutto lo sbloccabile in qualche ora di gioco, per poi lasciarci ad aspettare la modalità online. Saber Interactive ha creato un prodotto accattivante nell’aspetto, ma non abbastanza profondo da essere considerato un acquisto obbligato, nonostante il prezzo contenuto. Vista però la carenza al momento di titoli similari su Switch, magari vale la pena dargli un’occhiata.
6
voto

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