Ultra Street Fighter II: The Final Challengers – Recensione

Approfittando di un leggero sconto sul prezzo finale, accettereste mai di mangiare al ristorante un piatto riscaldato cucinato almeno vent’anni prima?

Una domanda più che legittima se si conoscono i retroscena dietro la nuova produzione di casa Capcom, poiché di Ultra Street Fighter II: The Final Challengers tutto si può dire tranne che tenti di apportare qualcosa di realmente nuovo alla formula di base di un titolo che viene riproposto, ciclicamente, da ormai vent’anni. Forte di un comparto bidimensionale in alta risoluzione mutuato da una precedente ripubblicazione datata 2008 col nome di Super Street Fighter II Turbo HD Remix per PlayStation 3 e Xbox 360, questo ennesimo “remaster” da parte della casa di Resident Evil offre quella che, a tutti gli effetti, dovrebbe essere considerata la versione definitiva di Street Fighter II. Se sulla carta gli intenti sono più che nobili, basta veramente poco per accorgersi che il prodotto al quale ci troviamo d’innanzi si tratta di una mera operazione commerciale atta a lucrare sul sentimento nostalgico che attanaglia chiunque riesca a tornare con la mente ai pomeriggi assolati passati a darsele di santa ragione con gli amichetti di fronte al Super Nintendo.

Vista l’incredibile popolarità del gioco è inutile spiegare come funziona un episodio di Street Fighter, per di più quello che più di tutti è conosciuto come vero e proprio sinonimo di “picchiaduro bidimensionale” (con buona pace di serie altrettanto valide, come The King of Fighters) e vorrei dedicarmi con maggiore interesse a quelle che sono le caratteristiche effettivamente nuove di questo remaster venduto al prezzo piuttosto importante di 39,99€.

Ultra Street Fighter II: The Final Challengers è prima di tutto un oggetto di culto, un feticcio venduto sia in formato fisico che digitale che non potrà che fare la felicità dei nostalgici, vuoi per la possibilità di scontrarsi utilizzando gli sprite dell’edizione anni ’90 (senza brutture come filtri bilineari a casaccio), vuoi per un comparto musicale e sonoro che può essere goduto sia in formato remaster – con riarrangiamenti e campionature vocali tratte dagli ultimi capitoli tridimensionali – che nella sua forma originale. Uno degli aspetti migliori degli sprite HD è che pur sfoggiando una veste in alta risoluzione – con risultati spesso altalenanti, specie guardando agli sfondi – hanno mantenuto sia le hitbox che i (pochi) frame di animazione originali. Una scelta dettata dalla necessità di non snaturare in alcun modo gli equilibri degli scontri e di offrire una veste grafica che fosse comunque rispettosa del feeling originale. Super Street Fighter II Turbo HD Remix permetteva di giocare con gli sprite classici dei personaggi, ma solo su sfondi moderni, sommando un’incredibile pasticcio di filtri, stretching e brutture varie antiestetiche. Questa riedizione per Nintendo Switch preferisce – molto più intelligentemente – proporre la possibilità di selezionare dalle opzioni quale delle due vesti si preferisce, portando a 1080p (nella modalità docked) o a 720p (in quella portatile) le battaglie, sia in formato “remaster” che in quello “originale”. Le illustrazioni dei finali e i ritratti dei personaggi rimangono tuttavia disponibili nella sola versione ridisegnata da Udon Entertainment. Nel tentativo di non ripetere l’errore madornale compiuto in passato, Capcom ha trovato un compromesso che funziona decisamente meglio, sebbene l’estetica generale degli sprite moderni non impressioni mai per qualità o eleganza generale. Soprattutto con quei due frame d’animazione che accompagno i movimenti di guerrieri e degli sfondi.

Passando al gameplay non si può non notare come Capcom abbia tentato di rimescolare le carte in tavola aggiungendo due nuovi personaggi: Violent Ken e Evil Ryu, le versioni “oscure” dei celeberrimi protagonisti della serie. I due si comportano esattamente come le controparti più famose, mutuando alcuni aspetti dal temibile Akuma e proponendosi come avversari temibili, ma soprattutto incredibilmente sbilanciati. La curiosità scaturita dall’aggiunta di due nuovi volti aleggiava sulla comunità di appassionati da diverso tempo, ma esattamente come le modalità di gioco extra inserite in questa riedizione esclusiva per Nintendo Switch, difficilmente questi due personaggi rimarranno nella memoria dei fan. E visto che ho menzionato le modalità di gioco mi sembra giusto parlarne.

La modalità Co-op altro non è che una strampalata versione cooperativa in stile picchiaduro a scorrimento della modalità arcade in cui due giocatori – o un singolo supportato dalla CPU – possono cimentarsi nella lotta contro alcuni dei più forti avversari del gioco. Barra dell’energia condivisa per i giocatori e raddoppiata per l’avversario, anche in questo caso ci vuole poco per notare come l’idea poco si sposi con la natura spiccatamente arcade 1 vs 1 del titolo, con colpi che se lanciati da ambo i giocatori possono venire ignorati, sintomo di hitbox poco reattive; l’altro extra esclusiva, chiamato “La via dell’hado”, non è altro che un mini-gioco a difficoltà crescente dedicato all’immancabile fame di motion control delle console Nintendo e permette di vestire, in prima persona, i panni di Ryu: il guerriero è chiamato a scontrarsi contro gli sgherri della shadaloo e sta al giocatore e alla sua abilità joycon alla mano farlo arrivare fino in fondo. Delude ammettere che anche in questo caso il titolo non brilli per ottimizzazione o freschezza delle idee, con movimenti che puntualmente non vengono riconosciuti e poche varianti ad un gameplay che finisce per trasformarsi nello scimmiottamento di un brutto cabinato da sala-giochi in cui non si deve fare altro che eliminare ondate di nemici a suon di Hadoken, Shoryuken e Tatsumakisenpukyaku. Se non altro è interessante vedere come il motore grafico tridimensionale di Street Fighter IV accompagni il tutto su console Nintendo, con tanto di asset riciclati impunemente. Purtroppo in sede di recensione non ci è stata data la possibilità di valutare il comparto online del titolo e non posso che considerare questo importante tassello dell’esperienza come un’incognita piuttosto rilevante.

Le ultime due novità di questa riedizione sono prettamente triviali, ma paradossalmente più interessanti delle due modalità appena descritte; la modalità “editor colori” permette di personalizzare l’aspetto dei propri guerrieri agendo sue tre strati (generalmente colore della pelle, dei vestiti e degli accessori) per poi poterli sfoggiare nella loro veste originale in scontri online, versus e arcade. L’ultima, ma non meno interessante offerta inserita in Ultra Street Fighter II: The Final Challengers è una modalità galleria che malgrado non offra nulla che non sia già stato mostrato o raccolto in artbook in commercio da anni rappresenta una vera e propria miniera d’oro per qualunque appassionato della serie, spaziando in oltre 270 illustrazioni dal primo fino all’ultimo capitolo in commercio e consultabile godendo della soundtrack originale o di quella rimasterizzata.

Che dire di Ultra Street Fighter II: The Final Challengers? Non si può non ammettere che rispetto alla riedizione per PlayStation 3 e Xbox 360 di Street Fighter II Turbo siano stati fatti dei passi avanti sul lato prettamente estetico e contenutistico (se non altro per quantità), ma pare che Capcom abbia perso la bussola nel tentativo di farcire l’offerta del suo nuovo prodotto con modalità di gioco e novità che vanno dal dimenticabile allo sgradevole. Considerando il prezzo a cui è venduto e la nomea di “edizione definitiva”, sarebbe stato bello poter godere della possibilità di poter scegliere quale delle tante edizioni di Street Fighter II giocare fra quelle pubblicate in passato, beneficiando di tutte quelle caratteristiche uniche che fecero il loro successo negli ormai lontani anni ’90. Se poi si considera che SNK sta pubblicando i suoi classici del genere picchiaduro su Nintendo eShop a poco più di 5€ l’uno…
6
voto

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