[In Retro We Trust] Tekken

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“Kyowo oshiete yarou!” (Devil Jin – Tekken 5)

Quando si parla di Tekken non si può non pensare anche al grande successo che questa saga, che dura da 22 anni, cioè dal 1995, ha portato anche alla Sony e alle sue console.

Nato come un coin-op arcade creato dalla Namco, venne poi trasposto sulla prima Playstation come uno dei titoli di lancio, e il traino che Tekken ebbe fu grandioso per la PSX. All’epoca molti erano i picchiaduro presenti sul mercato del divertimento domestico e titoli come Street Fighter e Mortal Kombat avevano già una vasta platea di fan, ma Tekken seppe creare un nuovo tipo di gioco, legato sia allo stile di combattimento, che portava in campo arti marziali esistenti, che una storia da far invidia a Beautiful.

Nel bene, e soprattutto nel male, tutte le vicende dell’originale Tekken e dei capitoli successivi, ruotano attorno alla famiglia Mishima e soprattutto ai duo antagonisti principali di tutta la saga, Heihaichi e Kazuya, padre e figlio.

Heihaichi, potente capo della Mishima Zaibatsu, potente multinazionale, sponsorizza il “The King of Iron Fist Tournament” (Tekken in giapponese vuol dire proprio “pugno di ferro”) con l’intenzione di ragguppare in una sola occasione i suoi nemici a vario titolo in un unico luogo e farli fuori una volta per tutte. Heihaichi non è proprio una bella persona e lo dimostra anche il suo comportamento con il figlio, Kazuya. All’età di cinque anni, per punirlo della sua debolezza d’animo, Heiaichi decide di gettare il figlio da una rupe, per dimostrargli che la forza risiede nella spietatezza. Il piccolo incredibilmente sopravvive alla caduta, riportando però una profonda ferita sul petto. Dopo 17 anni riappare al Torneo organizzato dal padre e scopriremo che in lui risiede Devil, un demone oscuro che frutto dei geni della famiglia Mishima (a parte in Heihaichi) e che da al giovane un grosso potere, ma che lo divora e lo trasforma in uno spietato lottatore.

Attorno a questa faida familiare si snodano storie parallele ed intersecanti degli altri personaggi, che nel corso degli anni e degli episodi, aumentano di numero, creando un roster di combattenti di tutto rispetto. Citarli tutti sarebbe veramente un gran lavoro, ma dei punti di riferimento che troveremo in quasi tutti i capitoli di Tekken, sono sicuramente King, il bidello messicano che di notte si trasforma in un lottatore temibile e che indossa una maschera di tigre per raccogliere soldi per l’orfanotrofio in cui lavora (ricorda nessuno?!?!?), oppure Yoshimitsu, nobile combattente giappoense con tanto di armatura e spade, le sinuose sorelle Nina ed Anna Williams ed il mio preferito di sempre, Paul Phoenix, l’americano dotato di tecnica e potenza inusitate, con prese dolorose e devastanti.

Se la trama era già di per se un elemento di interesse, sicuramente la giocabilità, la velocità, la fluidità e la varietà di mosse e contromosse presenti in Tekken sono gli altri elementi che hanno reso questo franchise una vera pietra miliare nel campo dei picchiaduro. L’unico altro gioco che poteva offrire una similare offerta era Virtua Fighter, ma Tekken rimarrà sempre e comunque un prodotto unico nel suo genere.

I combattimenti erano veloci e il bilanciamento tra tecnica e potenza era necessario per avere qualche chance di successo. Ogni singolo partecipante al torneo ha una sua personale tecnica, un sacco di combo e prese che obbligano il giocatore a confrontarsi continuamente con esse, adeguarsi ai vari stili di combattimento per dominare e diventare il nuovo Iron Fist.

I primi tre capitoli di Tekken furono pubblicati per PSX, mentre su PS2 fu pubblicato Tekken Tag Tournament (fuori dalla storyline principale) e successivamente Tekken 4 e Tekken 5.

Con Tekken 6 la serie termina la sua esclusiva per le console Sony, approdando sia su PS3 che su Xbox 360.

Esistono anche delle versioni per PSP, tra le quali c’è da annoverare lo splendido Tekken 5: Dark Resurrection, che forse rappresenta una delle punte di diamante di tutta la serie. Questo gioco sulla Handheld Sony raggiunse un livello di tecnica e di giocabilità impressionanti, tanto che fu decisa anche la sua conversione per PS3, con il nome di Tekken 5: Dark Resurrection Online, disponibile su PSN.

Tekken per me ha rappresentato un vero punto di svolta nel mondo dei picchiaduro. Sono sempre stato un grande appassionato del genere, ho consumato il pad del SNES con Strett Fighter II, ho cercato di fare tutte le Fatality possibili a Mortal Kombat, sono stato trasportato in combattimenti estenuanti in Soul Calibur, ma Tekken ha semrpe rappresentato la summa perfetta di quello che cercavo in un gioco da “menare”.

La varietà dei personaggi, la loro caratterizzazione sia per quel che riguarda la loro storia personale che le tecniche di combattimento, la possibilità di sbloccare nuovi personaggi, scoprire cosa si cela dietro all’Iron Fist Tournament con una serie di finali alternativi, imparare le tecniche migliori ed applicarle in concreto, mi hanno portato a possedere ogni singolo capitolo di questa vera e propria epopea videoludica.

Ad ogni sua nuova apparizione sugli scaffali ho avuto un fremito, perché sapevo che Namco sarebbe stata in grado di offrire a questo giocatore affamato un nuovo boccone succulento. E non sono mai stato deluso. Ora siamo alle porte del settimo capitolo, Tekken 7 sta per arrivare e come il ragazzino di 22 anni fa, aspetto con ansia di poter nuovamente affrontare questa nuova e (spero) grandiosa sfida.

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi.
An old player that is still capable of wonder.

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