Final Fantasy XII: The Zodiac Age – Anteprima

Un remaster piuttosto atipico questo Final Fantasy XII: The Zodiac Age, figlio di una politica di valorizzazione delle grandi opere del passato ma al tempo stesso così peculiare e controverso da presentarsi nel 2017, a oltre 10 anni di distanza dalla release originale, con tutte le carte in regola per conquistare il pubblico moderno. Questo in virtù della sua natura al tempo innovativa per la serie e per la grande ambizione che si respira in ogni suo elemento, che si tratti dell’incredibile dettaglio grafico raggiunto su PlayStation 2 o della scala su cui prende forma il mondo di gioco: il risultato è un mondo enorme e articolato, proprio come richiesto alle avventure capaci di assorbirci per un numero indefinito di ore. E a seguito di produzioni come Final Fantasy XV e Persona 5, potrebbe essere proprio questo l’elemento cruciale che potrà scardinare le diffidenze dei giocatori.

La nostra prova non ci ha visti intraprendere il viaggio fin dal suo incipit, collocandoci discretamente avanti nell’esperienza per consentirci di avere tra le mani un quadro più o meno completo delle meccaniche che dovremo padroneggiare e dei personaggi che ci affiancheranno, in un setup piuttosto funzionale mirato a renderci l’esperienza più fluida possibile – a tratti anche troppo. Questo perché Final Fantasy XII prende quasi tutto ciò che è diventato simbolo della leggendaria saga, dagli incontri casuali ai turni, e lo abbandona in favore di meccaniche più simili ai mmorpg, con personaggi si muovono liberamente lungo la mappa e agiscono secondo i tempi di una barra ATB, seguendo automaticamente le istruzioni contestuali che il giocatore fornisce grazie al sistema di Gambit. Ne va da sé che un simile approccio possa stranire i neofiti, combattuti tra il forzare i comandi manualmente in ogni singola situazione, passando da un personaggio all’altro, o abbracciare effettivamente questo efficace sistema di pianificazione delle battaglie, che consente di attaccare il nemico più vicino, curarsi raggiunta una certa soglia di punti vita o effettuare altre azioni anche più raffinate, rispondendo ad una serie di condizioni a catena.

final fantasyIl nostro viaggio nella Golmore Jungleci vede passare facilmente di nemico in nemico, con il nostro terzetto – limite massimo di personaggi del party, ospiti esclusi – che si disimpegna con efficacia attaccando ogni minaccia che si avvicini e curando chi ne ha bisogno. L’impressione è quasi quella di non giocare affatto, non fosse che siamo ben consci che questo risultato è frutto di una precedente gestione certosina di equipaggiamenti, classi, abilità e gambit: Final Fantasy XII è ricolmo di opportunità per gli amanti delle statistiche e abilità, i quali potrebbero perdere innumerevoli ore della loro vita da gamer sulle board del sistema di licenze, rinnovato rispetto originale. Lo zodiaco richiamato nel titolo non è infatti solo un vezzo creativo nella scelta del nome per questa nuova incarnazione, bensì un richiamo alla nuova gestione delle apparsa nella versione giapponese, sempre per PlayStation 2, chiamata “Final Fantasy XII International Zodiac Job Edition” e presente anche in questa occasione: il sistema di licenze – una sorta di sferografia a scacchiera – con cui personalizzare statistiche e abilità dei personaggi si espandeva rispetto a quanto visto in precedenza, consentendo di scegliere una tra 12 figure classiche dei job della serie, così da diversificare i componenti del proprio gruppo in modo più efficace. La possibilità di aggiungere una seconda board avanzando nel gioco ampliava ancora una volta il ventaglio di opzioni per il giocatore, non più vincolato a skill tree che tendevano, alla lunga, a somigliarsi.

final fantasyEsplorare, avanzare nella trama, affrontare nemici, raccogliere punti licenza e soldi, potenziarsi, ottimizzare le proprie tattiche, ricominciare: nonostante i cambiamenti nelle meccaniche, la struttura è oltremodo tradizionale e si affianca ad una narrazione corposa, ricca di linee di dialogo e personaggi secondari carismatici al pari, se non oltre a volte, dei nostri protagonisti. Indipendentemente dal valore effettivo di storia e sceneggiatura, che verrà quantificato in altra sede, è quasi rassicurante tornare ad assistere a lunghe scene e dialoghi in grado di far risaltare il carattere di un personaggio o la drammaticità di un momento, senza necessariamente ricadere in un fastidioso overacting di cui sembrano essere vittima le produzioni recenti, in preda ad un narcisismo creativo mirato a mettere in primo piano singoli, specifici, elementi, intaccando nel contempo in modo consistente la concretezza del mondo di gioco e la credibilità delle sue regole.

Final Fantasy XII: The Zodiac Age si presenta su PlayStation 4 senza grandi stravolgimenti dal punto di vista tecnico, preoccupandosi di lavorare su risoluzione e (alcune) texture per garantire una pulizia d’immagine adeguata all’hardware e alle esigenze del pubblico. Ogni tanto si può storcere il naso per qualche texture slavata o nell’osservare alcuni personaggi importanti che avrebbero certo meritato una cura maggiore nella trasposizione, ma avendo alle spalle una corposa esperienza con l’originale è impossibile negare come il risultato finale compia un mastodontico passo avanti. L’incredibile lavoro svolto dai grafici di Square Enix sull’hardware mosso dall’Emotion Engine svetta tutt’ora come picco assoluto di quella generazione, ma si scontrava con evidenti limiti di pulizia video, tra risoluzione e shimmering delle texture, che oggi risulterebbero ancora meno gestibili per via delle nuove risoluzioni e dei nuovi pannelli. Volendo azzardare, quella in uscita a luglio sarà l’unica versione realmente giocabile e godibile di Final Fatasy XII proprio per via della pessima figura che le precedenti versioni fanno sui monitor HD – per una volta, una remaster davvero irrinunciabile.

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Non solo ottimizzazione grafica, ma anche di gameplay: Final Fantasy XII: The Zodiac Age porta con sé il lavoro di bilanciamento e rifinitura delle meccaniche della versione International citata in precedenza, fornendo fin da subito una vasta serie di Gambit da utilizzare, agevolando l’acquisizione di oggetti e soldi, estendendo il controllo del party anche agli ospiti e alle evocazioni… completando con la ciliegina sulla torta del tasto che consente, in qualsiasi momento, di raddoppiare la velocità del gioco per superare in scioltezza le mappe più ampie di cui conosciamo a menadito i percorsi ma che si pongono comunque come ostacolo fisico tra una destinazione e l’altra, risparmiando molto tempo nel nostro ritorno a Ivalice dopo tanti altri o semplicemente nell’affrontare il Nuovo Gioco +, altra aggiunta di nota. Tutta da provare la modalità Trial, che ci pone di fronte ad una serie continua di prove trasportandoci da una mappa all’altra con brevissimi caricamenti, sicuramente interessante in senso assoluto ma che si spera possa rappresentare una digressione giustificabile dall’avventura, con un consistente ritorno per il giocatore, e non un modo semplicistico per aumentare i numeri del contatore finale. Intanto si torna a respirare un senso di avventura ed epicità ed avventura che ci mancava, nell’attesa che la prova finale ci confermi la bontà della trasposizione.


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