Shiness: The Lightning Kingdom – Recensione

Shiness: The Lightning Kingdom è l’ennesima idea partorita dal contesto di sviluppo indipendente a cui i soldi di migliaia di persone, raccolti su Kickstarter, hanno saputo dare vita. Non si tratta, tuttavia, di un progetto così innovativo e sperimentale da non aver incontrato il favore dei grandi publisher, bensì della realizzazione di un sogno che ha origini lontane. Storia, personaggi e l’universo del titolo, infatti, erano da decenni già vivi e pulsanti nel cuore di Samir Rebib – già autore dell’omonimo fumetto -, e la trasposizione videoludica sembra effettivamente essere stata concepita proprio qualche decennio fa, sia per quel che inscena, sia per come lo fa.

Prendendo ispirazione da diversi classici action, ibridati al genere RPG, Shiness ci presenta un universo abitato da animali antropomorfi e umani, uniti e divisi da conflitti che vedono vorticare sullo sfondo la presenza di spiriti elementali pronti a tutto pur di riportare “l’equilibrio” nel mondo. In effetti, si capisce fin da subito che il titolo di debutto della software house Enigami tutto vuole tranne che sconvolgere i pilastri della narrativa dei progetti dichiaratamente mirati ad un pubblico di giovanissimi. Eppure, in Shiness, si percepisce tanto cuore quanto basta per riportare alla mente i classici di un tempo, bistrattati con l’avanzamento tecnologico e l’apertura ad un pubblico mainstream per poi essere quasi del tutto dimenticati. Questo videogioco sta agli Action RPG come il recente Yooka-Laylee sta ai platform; si tratta di un’opera di grande recupero di tutti quei cliché e di quelle influenze estetiche che per anni dominarono il panorama JRPG, filtrato oggi dagli occhi di un team occidentale che sembra aver preso a piene mani dalle sperimentazioni Ubisoft nei primi anni di Xbox 360 dedicate proprio a quel pubblico (fra tutti, i due tie-in videoludici ispirati alla serie manga Naruto). Il risultato finale è un prodotto che a malapena porta i segni di quel fantomatico “mondo di stenti” a cui viene spesso affiancata la scena dello sviluppo indipendente, avvicinandosi maggiormente allo spirito di produzioni tripla A.

shinessCerto questa non è che la sensazione superficiale, poiché di questo videogioco tutto si può dire tranne che riesca a portare a casa il trofeo del videogioco indie meglio realizzato di sempre. Shiness, infatti, attrae a sé grazie ai suoi colori accessi e le sue atmosfere classicheggianti, per poi mostrare fin da subito tutti gli evidenti difetti che sembra quasi sfoggiare con orgoglio. Partendo da una trama che necessita di più di una decina di ore per decollare (se così si può dire) e passando per un mondo tanto vasto da esplorare, quanto piatto e privo di guizzi di level design creativi, l’Action RPG di Enigami è riuscito a farmi cambiare velocemente idea nonostante la mia prima impressione fosse stata quella di trovarmi di fronte ad un piccolo esperimento ben riuscito. Si chiama RPG, ma si legge “picchiaduro a casaccio”, o per meglio dire, un gioco di ruolo in cui il sistema di battaglia si conferma un aspetto fondamentale nell’economia dell’offerta ludica. L’idea era quella di proporre scontri “seamless”, ovvero senza attese di sorta, ambientati sulla stessa mappa esplorata, ma limitati da arene circolari invisibili create alla prima scintilla di ogni schermaglia. Su PlayStation 4, grazie anche ad un frame rate di massimo 30 fps e ad uno sfoggio di stuttering e scatti improvvisi, quelli che vengono descritti dal tutorial come “delicati equilibri” atti a bilanciare schivate, contrattacchi a suon di riflessi sembrano essere del tutto dimenticati, mentre persino su PC – la versione migliore del gioco, senza ombra di dubbio – l’esperienza viene comunque affossata da una gestione delle hitbox praticamente inesistente: basti sapere che mentre ci si trova a caricare un colpo magico dall’altra parte dell’arena ci si potrebbe trovare di fronte all’improvviso il nemico, pronto a sferrare un colpo corpo a corpo, senza alcun preavviso. A complicare le cose vi sono anche una telecamera ballerina e una serie di bug che portano inevitabilmente a dover ricaricare la partita. Un vero peccato che si considera come Enigami si fosse impegnata per creare una vasta scelta di meccaniche fra cui scegliere per personalizzare gli scontri e affrontare i nemici a suon di attacchi elementali o colpi di arti marziali.

shinessCome già anticipato, quel che rimane è un action RPG esplorativo dove un level design scialbo e privo di immaginazione viene impreziosito dalla presenza di enigmi ambientali da affrontare sfruttando le abilità uniche dei protagonisti, intrecciandole per riuscire a spostare massi, collegare fonti di energia o premere interruttori altrimenti irraggiungibili. Sforzi che, al netto di una molte spropositata di scontri da affrontare sperando di non incappare in troppi bug/imprecisioni, non riescono a distanziare Shiness dallo spettro di un un’esperienza poco interessante e a tratti quasi frustrante, vuoi per i numerosi glitch o per l’estrema lentezza con cui la narrazione viene portata avanti. A condire questa paccottiglia di buone speranze naufragate sugli scogli di una realizzazione tecnica a tratti imbarazzante vi è una direzione artistica schizofrenica, dove i personaggi cambiano più e più volte aspetto a seconda del momento ritratto (il modello 3D è diverso dal portrait bidimensionale colorato, ma anche dall’incarnazione fumettistica consultabile sul sito ufficiale del gioco) e in cui il comparto grafico, pur stupendo per vividezza dei colori e ampiezza delle mappe – specie nella seconda parte dell’avventura –, non può contare su attori tridimensionali all’altezza delle aspettative, limitazione chiaramente riconoscibile quando si lancia nelle sporadiche – e appena decenti – scene cinematiche con grafica in-game… per questo sono molto meglio gli inserti fumettistici doppiati. A proposito: il gioco è doppiato in inglese, ma su PC è possibile scaricare un DLC gratuito che include anche la lingua immaginaria parlata dagli abitanti delle isole fluttuanti di Shiness. Il motivo dell’assenza di questa caratteristica per l’edizione console rimane un mistero.

shiness

A dispetto delle gloriose premesse e dei primi trailer dal tono trionfale, Shiness: The Lightning Kingdom si conferma un esperimento malriuscito, incapace di realizzare decentemente tutte le buone idee che, almeno sulla carta, lo avrebbero dovuto rendere un Action RPG adatto ad intrattenere neofiti e amanti delle atmosfere classiche. Non saranno eroi furry, ma meglio rivolgersi ai ben più soddisfacenti episodi di Avatar: The Last Airbender per non rischiare di ritrovarsi di fronte all’ennesima riproposizione senza arte né parte di scontri fra bene e male a suon di magie elementali. E, ovviamente, non ci riferimento al pessimo film di M. Night Shyamalan.
5
voto

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