Botero: l’arte della deformazione

Giovedì 4 maggio, poco dopo le ore 19:00, nell’Ala Brasini del Complesso del Vittoriano a Roma, è stata inaugurata la mostra di Botero, che sarà aperta al pubblico dal 05 maggio al 27 agosto 2017.

Roma è stata scelta dall’artista per ospitare la personale in occasione del suo 85° compleanno, che è stato il 19 aprile. Fernando Botero, pittore e scultore colombiano, era presente all’evento e ha ringraziato questa bellissima città per averlo ospitato.

La mostra è suddivisa in aree tematiche: nella prima sala, una delle più affascinanti, sono reinterpretate e volumizzate attraverso il suo stile personale ed originale alcune opere di grandi artisti italiani e fiamminghi come:  la Fornarina di Raffaello , le principesse di Velasquez o il ritratto di Rubens e sua moglie, e infine i  duchi di Urbino ritratti da Piero della Francesca, opera nota anche come “Dittico di Montefeltro”. Qui Botero scambia le figure dipingendo il profilo destro del duca anziché il sinistro, e naturalmente dona a tutte le figure voluminosità, elemento tipico del suo stile. Straordinario è come l’essenza dell’opera rimanga la stessa nonostante le non insignificanti modifiche: i personaggi sono perfettamente riconoscibili come se il pittore riuscisse a mantenere integri i tratti originali dei loro autori, gonfiandone solo le forme: “Se dipingo un quadro che ha lo stesso tema usato da un pittore famoso, io sono parte della stessa tradizione.”

Lo stesso procedimento è ripetuto per le nature morte e per i personaggi politici, per le scene sacre e quelle di vita latino americana, per il circo, i nudi e le sculture.

Quando ad essere volumizzata è la figura di un Presidente insieme alla moglie, è naturale che la prima cosa a cui si pensa è la satira o comunque che sia un mezzo per ridicolizzare e criticare la persona stessa. In realtà è lo stesso artista a dirci che non è questo il suo intento: “Qualche volta nella mia pittura i temi sono deformati e questo può dare l’impressione che io fornisco un commentario della vita o che faccio della satira. Questo non è vero di solito. La deformazione nei miei quadri deriva da una inquietudine estetica, ha una ragione stilistica.”

Inquietudine estetica e ragione stilistica sono i motivi principali della deformazione delle figure, e l’aspetto sul quale Botero si sofferma maggiormente è il colore.

Colore è tutto, e proprio per sottolineare questa esigenza di colore le forme devono essere ampie, insolite, quasi irreali. Il colore rimane tenue, uniforme e mai esaltato, le figure sono piatte e l’assenza quasi totale di ombre è voluta dall’artista perché “sporcherebbe l’idea del colore che desidero trasmettere”, un colore puro e compatto.

Botero rimane sempre distaccato dalle sue figure, infatti vediamo personaggi poco coinvolti, lontani moralmente e psicologicamente dallo spettatore: lo sguardo è fisso, perso nel vuoto, come se vedesse quello che lo circonda senza guardarlo e senza farne parte.

Ma sono i dettagli il potere dell’artista: nel quadro “Donna al bagno” non possiamo fare a meno di notare le goccioline d’acqua che scendono dai due rubinetti aperti della vasca, o la carta igienica rosa nel lato sinistro del quadro, quasi per portare all’eccesso il concetto di femminilità rappresentata.

È presente anche una parte della vasta produzione scultorea in bronzo: il procedimento stilistico è lo stesso e i temi sono vari, dalla figura della ballerina o della donna a cavallo, alla mitologia con la rappresentazione di “Leda e il cigno”, in cui la figura della giovane donna si intreccia con quella del cigno che le giace sul petto, il collo irreale dell’animale si snoda per accompagnare le dolci forme della fanciulla.