Little Nightmares – Recensione

Nel corso degli ultimi tempi lo sviluppo di un videogioco per gli studi indipendenti non è storia semplice. A causa di budget non proprio elevati e accordi non sempre limpidi, lo sviluppo dei titoli talvolta volge al tramonto ancor prima di iniziare. Quello citato in precedenza è il caso di Little Nightmares, inizialmente annunciato nel 2014 col titolo di Hunger e poi scomparso dalla scena. Solo nel corso del 2016, grazie all’intervento di Bandai Namco, lo sviluppo del gioco è diventato nuovamente ufficiale, questa volta, però, col nome che tutti noi conosciamo.

Che fine fanno gli incubi dei bambini?

Definire Little Nightmares non è semplice. Si, d’accordo, siamo di fronte ad un platform con numerose sessioni puzzle che richiedono, e non poco, di spremere le meningi, ma una descrizione del genere sarebbe abbastanza limitante per un titolo di questa caratura. Similmente a quanto è accaduto con titoli come Limbo o Inside, Little Nightmares è un titolo che racconta una storia senza però farlo in maniera esplicita. Il lavoro di Tarsier Studios, infatti, è un prodotto decisamente ermetico che racconta al pubblico una fiaba senza però definire meglio nomi, luoghi o il perché accadano degli eventi. Quel che sappiamo è che la protagonista si chiama Six che si muove con il suo impermeabile giallo in un  mondo cupo e disturbante denominato The Maw, che in precedenza ha fagocitato le paure e gli incubi dei bambini. Per spiegarlo in due righe, quindi, in Little Nightmares saremo chiamati a esplorare le diverse stanze attraverso la piccola Six risolvendo puzzle e cercando di evitare di finire fagocitati da qualche strano essere di dimensioni titaniche.

Come segnalavamo in precedenza l’intera struttura del gioco è suddivisa in stanze, ognuna delle quali presenta un puzzle da completare per potere accedere all’area immediatamente successiva. Le tipologie di puzzle da risolvere sono di svariato genere e mentre alcune richiedono di sbloccare il meccanismo che blocca la porta, altre richiedono di muoversi con il giusto tempismo (e magari sfruttando le ombre) per non venire scoperti e quindi divorati dai vari nemici. Lodevole la volontà degli sviluppatori di rendere interattivi buona parte degli elementi e oggetti presenti a schermo, anche nel caso in cui questi non sono realmente utili alla risoluzione degli enigmi. Inutile dirvi che, come in tutte le produzioni del genere, sono del tutto assenti armi o modi per allontanare il nemico: la scaltrezza, la velocità, il tempismo e le ombre sono le uniche “armi” che avete a disposizione per uscire vivi.

Se dal punto di vista ludico Little Nightmares non aggiunge nulla al genere, lo stesso non si può dire per il comparto tecnico. Il titolo di Tarsier Studios offre una realizzazione di qualità decisamente superiore rispetto alla maggior parte dei titoli Indie: il comparto visivo presenta una notevole quantità di giochi di luce realizzati con estrema accuratezza e i personaggi che popolano i vari scenari sembrano essere usciti direttamente da un film di Tim Burton. Il comparto sonoro invece non presenta una vera e propria colonna sonora ma è ricco di effetti sonori che rendono l’esperienza di gioco appagante. La cosa che ci ha lasciati più perplessi è la durata complessiva dell’avventura: per completare Little Nightmares sono necessarie circa tre ore, un’oretta in più qualora vogliate raccogliere tutti gli elementi collezionabili.

Lo abbiamo atteso a lungo dal suo primo annuncio e possiamo dire che la forma “finale” di Little Nightmares ha quasi del tutto ripagato l’attesa. Sebbene il prodotto non offra notevoli innovazioni circa il gameplay, Little Nightmares è un piccolo capolavoro grazie alle ambientazioni particolarmente ispirate e alla realizzazione tecnica più che soddisfacente. Giungendo però alla fine del gioco si ha l’impressione che gli sviluppatori abbiano dimenticato qualcosa e che Little Nightmares sia un titolo completo solo a metà. Se Little Nightmares fosse durato un po’ di più ci saremmo trovati di fronte a un vero e proprio capolavoro, ma così com’è è comunque un titolo da provare.
7.5
voto

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