Recensione – Fable the Journey

Gli eroi sono spariti, la Malatorre è nuovamente tornata a diffondere la sua oscurità sul mondo. Chi riuscirà a far tornare la luce su Albion? Voi forse?

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TRAMA. Albion è nuovamente in pericolo, gli eroi sembrano essere tutti spariti, ed il ritorno della Malatorre ha portato per l’ennesima volta l’oscurità su questa terra. Solo una persona sembra ergersi a baluardo dell’umanità contro il male: Theresa, un’esperta di magia che è anche una vecchia conoscenza fin dal primo titolo della saga di Peter Molyneux. Il protagonista del gioco invece, è una sorta di nomade di nome Gabriel, il classico “sfortunato” di turno che cade nelle mire di una grande maga, Theresa appunto, che traendolo in un mezzo inganno per salvare la vita del suo destriero, lo induce ad indossare le famose manopole magiche ricorrenti in tutti i Fable, forgiate con i resti dei cristalli provenienti dalla prima distruzione della Malatorre. Tali bracciali, donano a Gabriel dei formidabili poteri magici, rendendolo capace di fare cose che prima non avrebbe neanche immaginato, come curare il proprio cavallo o lanciare incantesimi verso i propri nemici etc. Ma il prezzo da pagare per questi grandi poteri, corrispettivo sempre presente quando un mago venuto dal nulla ti fa un regalo non richiesto, è che questi magici accessori non possono più essere tolti dal nostro eroe, e che gli eventi futuri, che lui lo voglia o no, lo costringeranno ad usarli molto di frequente.

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GAMEPLAY. Il gameplay del titolo, sinceramente mostra un po’ i suoi limiti nonostante la pseudo-novità, e la scelta di incatenarlo a dei percorsi fissi e poco dipendenti dalle scelte del giocatore, tende a snaturare l’anima della saga che abbiamo conosciuto fino ad ora. I viaggi a bordo del carro (in cui i movimenti di guida sono quasi perfettamente ricreati nei comandi Kinect) si limitano ad una “gestione delle risorse”, in quanto dovremo dosare la velocità di Stella, il nostro inseparabile cavallo, in modo da non farle terminare la stamina o peggio ancora l’energia vitale (che comunque potremo poi farle recuperare prendendoci cura di lei nei vari punti di sosta). Il combattimento risulta essere la parte più entusiasmante del gioco, specie perché dopo ore a viaggiare con il carro, prendersi cura dei cavalli o camminare in giro per l’ambiente, ogni tanto la voglia di menare un po’ le mani vien fuori, e soddisfarla sarà decisamente appagante. La mano sinistra è adibita alle azioni tendenzialmente di difesa, mentre per esclusione la destra si occupa dell’attacco con i vari tipi di magie offensive che apprenderemo durante la nostra carriera di incantatore. La serie dei comandi e quindi la tecnica di combattimento, necessita ovviamente di un minimo di apprendimento e di allenamento da parte del giocatore, ma una volta memorizzate le opportune tecniche, sarà possibile districarsi agevolmente da ogni tipo di situazione. Strategia ed oculatezza quindi non dovranno mancare, perché non sempre “far esplodere tutto” è la tattica migliore in tutte le battaglie. Molte delle cose che è possibile fare durante il gioco, come raccogliere le sfere presenti in strada quando ci muoviamo con il carro, fanno guadagnare esperienza come in qualsiasi altro pseudo gioco di ruolo, ed in specifico in Fable The Journey, tale cosa ci permetterà di guadgnare dei gettoni che potremo usare per migliorare sia le caratteristiche di Gabriel e dei suoi incantesimi, e sia quelle di Stella. Da menzionare la modalità Arcade del titolo, dove si potranno giocare alcune sezioni della campagna principale, puntanto a realizzare un punteggio sempre maggiore, da condividere con i nostri amici nelle classifiche mondiali.

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GRAFICA & SONORO. Il comparto grafico fa visibilmente sfoggio di se in ogni angolo dell’ambientazione (sarà merito dell’Unreal Engine?). Il fatto di essere un titolo che avanza principalmente su dei binari prefissati concede agli sviluppatori la possibilità di concentrarsi leggermente di più sull’aspetto visivo dei luoghi da visitare, evitando, grazie quindi al tipo di gameplay, i classici difettucci estetici che spesso si riscontravano invece con lo stile gioco dei precedenti capitoli. Passando invece al comparto audio, una sola sembra essere la nota che stona in tutta la melodia, e cioé la mancata localizzazione dei comandi vocali presenti nel gioco. Al contrario di dialoghi e sottotitoli infatti, che per nostra fortuna “parlano” italiano, i comandi vocali di gioco sono rimasti in lingua inglese, ma dobbiamo dire che una volta appresi non creano nessun problema di sorta. Il resto invece, “suona” meravigliosamente, regalandoci la qualità con cui siamo stati viziati dalla serie.

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MULTIPLAYER & RIGIOCABILITA’. L’avventura dovrebbe durare circa una dozzina di ore al massimo, ed al contrario dei suoi precedenti capitoli (se tali possono essere considerati), stenta ad ispirare una seconda run. La causa della mancanza di rigiocabilità, è da imputare prevalentemente alla mancanza dell’atavica lotta tra il bene ed il male all’interno del protagonista, che nei primi episodi si delineava durante il proseguire nella trama, e che quindi non dona al titolo la possibilità di modificare gli eventi successivi grazie alle proprie scelte. L’unica cosa che può spingere a continuare a giocare al titolo potrebbe giusto essere la voglia di migliorare i propri punteggi o cercare di collezionare tutti gli obiettivi presenti nel gioco. Assente invece la modalità co-op, che nei titoli passati è stata sicuramente apprezzata, seppur ben sviluppata solo in Fable III.

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IN CONCLUSIONE. Presentato durante l’E3 del 2011, Fable The Journey fu la rivelazione che fece brillare gli occhi a tutti gli appassionati, perché videro nel titolo una possibile nuova era nel campo dei giochi di ruolo grazie soprattutto all’utilizzo della tecnologia Kinect. Ma sfortunamente, quello che poteva essere la nuova frontiera del gdr, si è trasformato in classico sparatutto su binari, con delle peculiarità gradevoli e con gustose chicche per i fans accaniti della saga, ma rimane pur sempre solo uno sparatutto su binari. La mancaza di Peter Moliyneux (uscito dal progetto prima dell’uscita del titolo) probabilmente si fa sentire, ma il titolo si fa ugualmente giocare in tranquillità, facendo sfruttare il kinect al giocatore in una maniera differente rispetto al solito titolo sportivo. Questo Fable inoltre vi consente di giocare con il sensore di movimento anche da seduti, risparmiandovi in parte le conseguenti degenze da acido lattico che sicuramente avrete avuto dopo una serata passsata su Kinect Sports. Ottimo il livello globale sia grafico che sonoro, belle le meccaniche di gioco e sicuramente ben sfruttato il kinect, che risponde quasi sempre in maniera precisa ed affidabile. Se approderete al titolo cercando i fasti e l’azione dei primi capitoli però, rimarrete sfortunatamente delusi, ma se provarete invece ad approcciare Fable The Journey come ad un titolo indipendente ambientato nel mondo di Albion, il divertimento non mancherà di certo.

4 Comments

  1. maidenmaniac
    • fullmetalalchemist25
  2. maidenmaniac
  3. fullmetalalchemist25

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