PaRappa the Rapper Remastered – Recensione

Nel lontano 1996 PaRappa the Rapper fece la sua apparizione sulla Playstation, come capostipite di tutti i rhythm game. All’epoca lo trovai divertente, difficile ed appassionante. Dopo 21 anni dalla sua prima pubblicazione, Sony cerca di riportare in auge questa pietra miliare dei giochi musicali, ma sarà solo un’operazione “nostalgica” o varrà la pena investire 14,99€ in questo classico rimasterizzato?

Al tempo del Rap

Da appassionato retrogamer non sono un grande amante delle versioni Remastered, ma ne posso apprezzare l’utilità quando si cerca di riportare in auge dei titoli che difficilmente potrebbero essere giocati da chi non possiede vecchie console o emulatori.

Però quando queste “riesumazioni” sono solo operazioni commerciali, mi fanno ancor più imbufalire, in quanto meglio lasciare un buon ricordo che creare un pasticcio, con abbellimenti mal realizzati.

PaRappa ha avuto un ottimo restyling, ma solo di facciata, poiché al gioco originale, a parte una bella e coloratissima veste grafica, non è stato aggiunto alcunché. Direte voi “meglio, di che ti lamenti”?. Mi lamento del fatto che dopo 21 anni il gioco non è invecchiato benissimo e che oggi si trovano titoli molto meno famosi ma molto più divertenti. Essendo stato il primo rhythm game della storia videoludica, sicuramente non era esente da difetti già all’epoca, ma come prototipo era comunque piacevole e divertente. Si passavano ore cercando di memorizzare ogni sequenza di tasti per superare il livello e non contento cercavo anche di aumentare la valutazione finale. Ma con l’avvento di titoli più evoluti è oggettiva la vetustà di quel sistema di gioco. Sony però ce la ripropone uguale uguale, senza variare niente, riportando sullo schermo ogni schema, ogni passaggio e di conseguenza ogni sbavatura del gioco originale.

Una gita nel lag

Nonostante fossi diventato un esperto di PaRappa nella sua versione originale, mi sono trovato ad essere un grande imbranato giocando a questo remastered. Come è possibile che nonostante la memoria dei movimenti che avevo imparato quasi alla perfezione, mi sia trovato così in difficoltà a sorpassare anche solo il livello tutorial? La risposta è semplice: la calibrazione. Un tempo non c’era un lag di risposta tra il comando e la sua esecuzione sullo schermo, ma con l’introduzione di schermi sempre più aggiornati, sarebbe stato opportuno prevedere una calibrazione dell’input rispetto a quanto poi viene visualizzato sul video. Per capirci meglio, inviare un comando vuol dire attivare una procedura e soprattutto nei rhythm game questa modalità deve essere quanto più precisa possibile. Ma in PaRappa remastered questo non accade, per cui solo dopo tante, troppe prove si riesce a capire quale sia il tempo giusto per premere i tasti che appaiono sullo schermo, Se nei primi livelli questo comporta non raggiungere il massimo della sincronia con il gioco, nel quarto quadro, notoriamente il più difficile anche nella versione del 1996, diventa quasi impossibile completarlo senza doverlo ripetere una miriade di volte.

Remastered…e poi?

Tralasciando il fatto che i video non sono stati minimamente aggiornati ma solo riportati pari pari dalla versione originale all’interno del gioco, restituendo una visione d’annata che a molti potrebbe non piacere, sono rimasto molto deluso dal fatto che in PaRappa sia stata solo aggiornata la grafica e il sonoro, senza l’aggiunta di un misero extra o qualche documentario sulla sua realizzazione. Niente di niente, solo il gioco, che in tutto al massimo può durare un paio d’orette nel suo complesso, comprese le scene d’intermezzo, e gli stessi extra presenti nella versione originale che si sbloccano completando ogni livello alla perfezione. Non mi aspettavo certo una versione estesa che snaturasse l’originale, ma nemmeno una trasposizione così spartana. C’è da dire che le animazioni e la grafica sono state ben aggiornate, ma alla fine il remaster finisce lì.

Solo se siete degli appassionati del vecchio PaRappa ed avete buttato via la PsOne, potrete anche decidere di investire qualche euro (magari quando ci sono i saldi) in questa versione Remastered. Ma se siete alla ricerca di un rhythm game, sul mercato ci sono sicuramente titoli molto più divertenti e soprattutto longevi di questa nuova versione del capostipite di questo genere. Non sempre quello “vecchio” è sinonimo di “buono” e in questo caso Sony conferma la mia repulsione verso dei Remastered che fanno solo leva sulla vena nostalgica per raggranellare qualche euro. Il gameplay di PaRappa che 20 anni fa poteva risultare innovativo, oggi dimostra la sua debolezza, sia in termini relativi che assoluti. Lo dico con dispiacere, ma forse certi giochi è bene che rimangano dei buoni ricordi del passato se il loro destino da “remastered” è diventare deboli fotocopie imbellettate. Se poi al tutto uniamo anche un livello di difficoltà ampliato solo dall’impossibilità di una efficace  calibrazione audio/video e la completa mancanza di qualche extra o livello aggiuntivo, non posso far altro che ribadire che PaRappa avrebbe meritato un remastered migliore.
6
voto

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