Injection (Vol. 1) – Recensione

La firma “Warren Ellis” è oramai una chiave conosciuta ed apprezzata per spalancare porte su territori inconfondibili, capaci di fondere magistralmente elementi noir, thriller, horror e fantasy.

Spesso però, quella stessa firma viene associata con troppa facilità al termine capolavoro. Ellis non è un anonimo autore di storie-ponte fra archi narrativi di supereroi, Ellis è un’anima rivoluzionaria in grado di piegare alla sua “idea”, alla propria ispirazione personaggi e racconti.

In Injection (Vol. 1) c’è tutto il suo stile, c’è l’horror, la fantascienza, il mistero, l’incomprensibile, la rinuncia alla lotta con la vita e la rivincita, e c’è la solita eccezionale capacità di fondere i generi per narrare storie che scoprano i propri elementi sostanziali poco alla volta, in modo da presentare un quadro generale mai del tutto chiaro, con nuovi dubbi che s’insinuano su enigmi apparentemente già risolti.

A volte tuttavia queste caratteristiche mutano in cliché e la firma del maestro diventa uno specchietto per le allodole. Injection con la sua indole oscura racconta di un gruppo composto da cinque membri che dopo un audace esperimento compiuto in passato per l’Unità di Cross Contaminazione Culturale, oggi si ritrovano persi nel mondo o internati in un ospedale psichiatrico, perché quell’assurdo azzardo ha preso il sopravvento sulle loro vite. In sostanza la solita entità non umana che prende coscienza di sé e  minaccia la specie umana.

Questo è il Vol.1 di Injection, reso alla perfezione dai disegni di Declan Shalvey, tanto freddi, asettici e spigolosi, da stroncare sul nascere qualsiasi empatia con l’opera eppure necessari nell’esprimere ambienti e azioni. Una bella veste per un corpo che a fatica riesce a sostenerla.


6
voto

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