Toukiden 2 – Recensione

Si chiama Toukiden 2, ma per diverse ragioni, tutte imputabili alla giapponesissima abitudine di pubblicare a breve distanza dall’uscita originale una versione potenziata dello stesso gioco, quel di cui si sta parlando è la terza incarnazione de “il fu” clone di Monster Hunter di Koei Tecmo. Nessuno spazio per dinosauri o creature dalla cosmesi pastello, ma solamente tanto folklore orientale unito alle tipiche belle ragazze per cui la casa giapponese si è sempre contraddistinta: Kiwami, la versione “potenziata”, aggiungeva talmente tante novità alla formula ludica del capostipite che poteva tranquillamente essere considerato un vero e proprio sequel.

Con Toukiden 2 le novità sono ancora maggiori, pur rispettando la formula per cui il genere è tanto amato dai giocatori giapponesi: cacce all’ultima taglia, un collante narrativo fatto di bellezze orientali e un inedito open world tutto da esplorare. A spasso per il mondo, da Yokohama a Mahoroba, ma anche per il tempo, in Toukiden 2 si è subito lanciati nel vivo dell’azione, controllando un avatar tridimensionale del tutto personalizzabile sia nell’aspetto che nelle peculiari abilità. Nuove armi, tecniche, creature da affrontare e una rinnovata attenzione per le relazioni intraparty sono il fulcro di questa produzione che tenta in tutti i modi di espandere il concept alla base di una serie che nacque con lo scopo di stuzzicare l’appetito di quell’enorme fetta di mercato nipponico che ogni anno rimpingua le casse di Capcom e dei suoi “simulatori di caccia”… fantasy! La flebile pretesa narrativa che funge da punto di partenza per la mattanza di demoni è ancora una volta legata agli slayer, guerrieri votati alla salvaguardia del genere umano e perennemente alla ricerca di nuovi metodi per combattere gli invasori sovrumani. Nei panni di un misterioso eroe capace di viaggiare nel tempo e nello spazio, sarà possibile radunare un gruppetto variopinto di personalità pronte a tutto per farsi strada nel cuore del giocatore, pur non riservano particolari sorprese nel corso nella storia.

Oda Nobunaga è ovunque!

Grandi spazi esplorabili (ma mai alienanti) e tanti dialoghi come mai si era visto in precedenza nella serie adornano le fasi esplorative, che abbandonano i “monsterhuntiani” hub cittadini per abbracciare una formula decisamente più affine alle pretese open world del videoludo odierno, tanto da poter contare anche su un ciclo giorno e notte che scandisce il peregrinare, ramingo, del giocatore: è proprio in questo senso che la produzione esibisce il numero “2” dopo il suo titolo, dimostrando come Koei Tecmo si sia sforzata di slegarsi dalle convenzioni tipiche del genere per avvicinarsi ad una concezione quasi più affine al genere degli Action RPG. Ovviamente niente paura: equipaggiamenti e armi sono ancora la base su cui strutturare la propria crescita, e con essa le proprie abilità sul campo di battaglia. Visitare diverse parti della regione, caratterizzate da ambienti e climi differenti ed unici, è parte integrante dell’esperienza e permette di fare la conoscenza delle mini storie (opzionali) che qua e là – ma senza esagerare – costellano la linea narrativa principale, offrendo contenuti secondari da intraprendere nel caso ci si sentisse particolarmente generosi; non mancano un po’ tutti quegli elementi che, in ogni caso, rendono Toukiden 2 più che familiare agli occhi di coloro che ne seppero apprezzare la formula nella sua incarnazione originale. Oltre a due nuove tipologie di armi selezionabili e una innovativa gestione dei compagni di squadra, nel titolo Koei Tecmo si menano i demoni giapponesi a suon di fendenti, attacchi speciali e potenziamenti offerti ancora una volta dai mitama, essenze che prendono il nome di figure storiche e leggendarie della cultura nipponica e che possono essere “allenate” opportunatamente per mettere le grinfie su nuove abilità. Fortunatamente a pepare la situazione e a rompere la fortissima (è innegabile) sensazione di deja vu intervengono nuove meccaniche, come la demon hand, che espande le possibilità offerte proprio dai mitama con nuove capacità, tecniche e bonus per i guerrieri che li utilizzano. Un’aggiunta che alza lo sipario su evoluzioni in aria del tutto inedite per la storia del franchise e che permettono anche di affrontare gli oni più coriacei – generalmente protetti da corazze – con colpi che annullano completamente il loro vantaggio sui protagonisti. Purtroppo la varietà dei nemici e una generale assenza di sfida sono ancora una volta il tallone di Achille di un marchio che continua a soffrire di un’innegabile tendenza alla ripetitività, che poi è anche una delle critiche ricorrenti rivolte ai prodotti sviluppato da Omega Force. Lo stratificarsi di meccaniche proposte da Toukiden 2, fortunatamente tutte assimilabili grazie ad un’estesa presenza di tutorial richiamabili in qualsiasi momento, assume maggior senso soprattutto in virtù delle ore avanzate di gioco e nel post-game, quando le missioni proposte si fanno decisamente più complesse e gli scontri maggiormente impegnativi. Certo, senza aspettarsi il livello di complessità proposto dal ben più noto esponente targato Capcom.

D’altra parte non si può ignorare il fatto che il titolo, pur riproponendo la solidità di un comparto ludico già apprezzato da critica e pubblico in passato, sia ancora una volta sostenuto da una qualità tecnica pesantemente castrata da un’origine dichiaratamente portatile. La versione PlayStation 4 da noi testata (unitamente a quella PC) muove una geometria poligonale evidentemente nata dalle possibilità tecnologiche di PlayStation Vita e il tutto si traduce in ambientazioni poco convincenti e un comparto estetico salvato – generalmente – dalla sola direzione artistica, ancora una volta sorretta dalle splendide illustrazioni dell’artista giapponese Hidari (Atelier Ayesha). Se non altro l’azione scorre liscia come l’olio e la possibilità di lanciarsi con amici in missioni opportunamente separate dalla continuità narrativa aggiunge al tutto un valore aggiuntivo. Siamo inoltre rimasti piuttosto perplessi di fronte alla scelta di non sottotitolare gran parte delle conversazioni che avvengono fra i protagonisti durante le sessioni esplorative, lasciando al tutto una spiacevole sensazione di “lost in translation” che omette alcuni dettagli relativi alla caratterizzazione degli stessi. Il doppiaggio giapponese è, come sempre, impreziosito dalle performance di talenti votati all’industria dello spettacolo del Sol Levante, e quindi sinonimo di garanzia.

Toukiden 2 dona nuova luce a quello che fino a ieri era conosciuto come un pallido tentativo di imitare la strada intrapresa da Capcom e dal suo Monster Hunter. La scelta di aggiungere all’esperienza un mondo esplorabile senza incatenarsi a spogli hub, unitamente ad un focus più netto sui rapporti intraparty, è senz’altro quella giusta, ma una migliore calibrazione del livello di difficoltà, qualche nemico in più e una veste tecnica capace di giustificare la sua pubblicazione su PlayStation 4 avrebbero potuto riservare gli appassionati un prodotto decisamente più meritevole.
7
voto

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