Airboy – Recensione

Quando uno scrittore vive un periodo di crisi creativa l’unico modo per superarla è scrivere di sé stesso e del suo blocco. Neppure James Robinson, il fumettista britannico acclamato per il lavoro su Starman (personaggio dell’universo DC rivalutato agli occhi di critica e pubblico), deriso per l’abominevole sceneggiatura del film La leggenda degli uomini straordinari e autore di questo Airboy, si è sottratto a questo sommo dogma.

Airboy è pertanto il racconto di un frammento ben preciso della vita di Robinson, il momento di una grave crisi creativa e familiare, superata grazie all’incontro con il disegnatore Greg Hinkle e all’impegno per un nuovo e faticoso progetto da mettere in piedi. Robinson racconta questa crisi lasciando che Airboy, un altro fumetto del passato da dover rinnovare e riportare al successo, interferisca con la sua vita, coi suoi problemi. Certo non sono le troppe provocazioni gratuite e un po’ infantili (il sesso, le droghe) e nemmeno la scontata ironia di fondo, gli elementi rilevanti di quest’opera, che invece trova la sua assoluta compiutezza quando autore e disegnatore si ritrovano catapultati nel mondo “irreale” di Airboy a fare i conti con personaggi folli e dai comportamenti incomprensibili oppure nei momenti di sconforto di Robinson, sinceri e dolorosi per il fallimento del proprio matrimonio. Un piccolo ritaglio assediato da pagine e pagine su droghe, sballo e sesso.

Ottimo il lavoro sul colore con il contrasto fra quelli sgargianti del mondo di Airboy e il grigiore dei due protagonisti.


6
voto

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