LEGO Worlds – Recensione

TT Games e Warner Bros Interactive incrociano ancora una volta gli sforzi per buttarsi in un progetto targato LEGO differente dal solito, ma non per questo altrettanto… solido. Lego Worlds è in effetti un azzardo, soprattutto alla luce dello strapotere di franchise come Minecraft, Terraria, o anche del successo del recente Dragon Quest Builders di Square Enix. Laddove i mattoncini colorati segnavano la giovinezza di milioni di persone nel mondo negli anni passati, è bastato che il tutto assumesse una forma ancora più squadrata e una consistenza digitale – come nel classico firmato da Mojang di Markus “Notch” Persson – per vedere i giovani di oggi tramutarsi in esploratori del nuovo millennio, armati di mattoncini senza peso in mondi aperti e procedurali.

Dai cubi di Minecraft ai mattoncini di… LEGO?

Lego Worlds sembrerebbe ambire a raggiungere quel pubblico di potenziali costruttori LEGO con un videogioco che per molti aspetti ricorda proprio l’IP di Microsoft, ma che per altrettanti motivi non riesce a emularne l’appeal che ormai ha stregato milioni di giocatori, sia grandi che piccini. Che succede quindi? Molto semplice: il gioco si apre con l’eroe astronauta impegnato in un atterraggio d’emergenza su un pianeta sconosciuto e dopo qualche breve missione tutorial, accompagnata dalla voce di un Claudio Moneta in ottima forma, e aver visitato due ulteriori planetoidi, l’essenza spiccatamente sandbox del titolo prende vita in diverse forme. La prima ad essere introdotta, e forse la più utile ai fini del completamento delle missioni secondarie, è la possibilità di memorizzare in un codex gran parte degli elementi dello scenario (e dei NPC) per poi replicarli mediante l’utilizzo di una sorta di pistola laser. Così, nella prima ora di gioco, vengono presentati gli strumenti a disposizione del giocatore, che vanno dalla “scansione” di elementi, alla replicazione di costruzioni, anche di grandi dimensioni, fino alla possibilità di modificare la morfologia del paesaggio con una facilità strabiliante. Ci si sente, insomma, come se si stesse vivendo la modalità creativa di un Minecraft qualsiasi, ma con l’inclusione di piccole missioncine secondarie per giustificare la raccolta di 100 collezionabili e quindi l’accesso a mondi ancora più grandi.
Lego Worlds integra, senz’ombra di dubbio, una modalità costruzione dotata di un fascino unico, soprattutto in virtù del nome che il gioco sbandiera sulla copertina. In tal senso è lasciata fin da subito al giocatore massima libertà, ed è possibile lanciarsi nella creazione e la modifica di pianeti secondo il proprio gusto, personalizzandoli in lungo e in largo, navigazione nei menù permettendo. Si può sperimentare senza alcun tipo di problema poiché non esiste circostanza che porti al game over, e anche esaurendo l’energia a propria disposizione – e quindi “morendo” – si rinasce immediatamente sul posto, perdendo un numero così esiguo di valuta digitale che basta la distruzione di un singolo elemento dello scenario per rimborsarsi lo “spawn a domicilio”; alla luce di una così evidente onnipotenza, anche la risoluzione delle piccole quest di cui i pianeti procedurali sono disseminati, diventa quasi sempre immediata. Ci si sente come piccole divinità in contesti ambientali virtualmente ostici, ma invero alla nostra mercé, e l’approccio disinvolto ai piccoli ostacoli che ogni tanto il gioco ci oppone è determinato dalla mancanza di un vero senso di sfida o anche solo di progressione man mano che si viaggia di pianeta in pianeta (se non si considerano i 100 blocchi dorati già citati).

A parte qualche differenza accessoria, che ci si trovi a vivere la 90esima ora di gioco o si stiano vivendo i primi minuti subito dopo il tutorial, le possibilità sono praticamente le stesse. Insomma, come editor funziona alla grande – una volta presa confidenza con il poco reattivo sistema di controllo -, ma come esplorativo tridimensionale non ci siamo proprio. D’altra parte Lego Worlds non sembra voler abbracciare alcun tipo di meccanica ludica più convenzionale, non curandosi di promuovere l’integrazione di veri elementi survival, come se le sporadiche apparizioni di nemici e le quest generate casualmente – esattamente come gli scenari – fossero state inserite all’ultimo momento, quasi a giustificare una formula più “tradizionale” e vicina ai classici titoli della serie LEGO su licenza. Questa strana – o affrettata? – scelta di game design deve poi confrontarsi con un mondo di gioco sicuramente colorato, di gran carattere e dal colpo d’occhio pulito e ben definito (almeno su PlayStation 4 Pro), ma anche piagato da glitch grafici come compenetrazioni, problemi di collisioni (è presente la possibilità di “autodistruggersi” nel caso ci si incastrasse da qualche parte), freeze che provocano la chiusura del software (ben due nel giro di un’ora) e di una modalità multiplayer online che, almeno su console, si dimostra davvero poco appagante, soprattutto alla luce del fatto che i progressi presi in considerazione durante il salvataggio sono solamente quelli del giocatore host, ovvero colui che crea la partita.

Con Lego Worlds TT Games si è impegnata nella creazione di un progetto davvero ambizioso, ma purtroppo riuscito solo a metà. Se le possibilità dell’editor integrato risultano infatti praticamente infinite – e per di più condivisibili online con altri giocatori -, è anche vero che per addentrarsi nella cosiddetta modalità “creativa” ci si deve impegnare per ore nella risoluzione di quest in mondi blandi, senza un vero senso di sfida e meccanicamente indistinguibili. Più che Minecraft, da queste parti, aleggia il fantasma di No Man’s Sky…
5.8
voto

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com