Berserk and the Band of the Hawk – Recensione

Mettiamo subito un freno alle vostre aspettative. Questo gioco, valutato PEGI 18 dal rating europeo, non rispecchia appieno la brutalità dell’opera originale. Se vi siete avvicinati a Berserk and the Band of the Hawk, sperando in un festival di membra, interiora e donne nude, allora resterete delusi. Se invece cercate un buon esponente del genere Musou, un po’ più violento del solito e che segua fedelmente, per quanto possibile, la storia di Miura, sarete accontentati…pur con qualche asterisco da tenere in considerazione.

L’EPOCA D’ORO O QUASI

I “Musou” sono la croce e la delizia dei videogiocatori moderni: soddisfano ampiamente il loro desiderio di onnipotenza, mettendoli contro orde di nemici facilmente eliminabili in due colpi, ma sono rallentati da un’evidente ripetività nel gameplay, dettaglio che molti non sono disposti ad ignorare. Se avessimo una lista di elementi tipici del genere, Berserk and the Band of the Hawk otterrebbe il punteggio pieno, ma andiamo con ordine.

La storia di Berserk and the Band of the Hawk segue in maniera abbastanza fedele i primi archi narrativi del manga, partendo dalla famosa Golden Age: qui assisteremo agli inizi dell’avventura di Guts, giovane spadaccino incapace di stringere legami con le altre persone, sempre in viaggio come mercenario fra un campo di battaglia e l’altra. Questo finchè la sua strada non si incrocerà con quella di Griffith, capo del gruppo di mercenari noto come Squadra dei Falchi, la “band of the hawk” del titolo. Il carisma di Griffith avrà la meglio sul carattere freddo di Guts ed essi stringeranno un forte legame di rispetto, oltre che di amicizia. Insieme a Griffith, il protagonista farà anche la conoscenza degli altri membri importanti della squadra, come Caska, Judeau e Rickter. La storia, ovviamente, non manterrà questi toni allegri per molto tempo, chi è a conoscenza delle vicende del manga, saprà bene a cosa andrà incontro.
Dare un giudizio sulla trama di Berserk and the Band of the Hawk, sarebbe come dare un voto all’opera originale in se, per quanto possibile. In questo caso, abbiamo una storia dai toni cupi, molto seri, ma in grado comunque di presentarci personaggi interessanti e carismatici. Purtroppo, la storia del gioco si interrompe abbastanza bruscamente e non c’è una vera e propria conclusione, lasciando spazio ad un cliffhanger grosso come una nave (chi vuol intendere, intenda). La colpa la si può assegnare solo marginalmente al gioco in se; in fondo la storia di Berserk è ancora in produzione e i casi erano due: seguire la trama scrupolosamente fino alla migliore delle conclusioni, oppure inventarsi un finale di sana pianta. I puristi apprezzeranno almeno l’intenzione di restare fedeli fino alla fine, ma chi non possiede una precedente infarinatura sulla storia di Berserk, anche minima, resterà deluso da personaggi che spariscono dalla storia e archi narrativi interrotti bruscamente. Berserk and the Band of the Hawk può non essere una rappresentazione perfetta per chi adora l’opera originale alla follia, ma di certo è un gran bel punto di partenza per chi era inizialmente interessato al manga di Miura: oltre a coprire una vasta fetta di storia, all’interno del gioco è presente un corposo glossario con le spiegazioni dei termini, dei personaggi e molto altro. In questo modo, chiunque può iniziare il gioco da zero e imparare tutto il necessario in poco tempo.

Graficamente parlando, purtroppo dobbiamo segnalare le stesse perplessità che abbiamo evidenziato in fase di anteprima: Berserk and the Band of the Hawk non eccelle in nessun campo, alternando un livello di dettaglio e di texture per i numerosi livelli di gioco e per la miriade di soldati o demoni nemici, assolutamente non in linea con le capacità dell’hardware, a dei modelli finemente realizzati per i personaggi principali, abbastanza fedeli allo stile del manga, o meglio, a quello dell’anime. Il titolo purtroppo non è esente da questi difetti, classici segni di uno sviluppo cross platform, in questo caso comprendente, oltre ad una versione PC e PS4, anche le edizioni PS3 e PSVita.
Tornando a parlare dell’anime di Berserk, la prima parte del gioco, quello che copre l’arco narrativo della Golden Age, gode di alcuni spezzoni animati, fra una missione e l’altra, presi direttamente dal lungometraggio animato rilasciato anni fa. Una volta terminata questa parte nel gioco, tutte le cutscenes seguenti saranno semplicemente realizzate con l’engine di gioco. All’atto pratico, è un evidente sbilanciamento di contenuti che non passa inosservato, sebbene non si tratti di qualcosa di imperdonabile.

Quello che invece non tutti perdoneranno facilmente al gioco, sono le numerose “modifiche”: chi ha già avuto modo di vedere il sopracitato film della Golden Age, noterà che molte scene sono state palesemente ritoccate o modificate per apparire meno violente o esplicite. Fra gli esempi più evidenti, abbiamo dei grossi “buchi neri” sulle nudità di certi personaggi, oppure dei tagli strategici per le scene più cruente e questo, beh, potrebbe irritare il nocciolo duro del fandom di Berserk. Poi, si potrebbero spendere molte altre parole sulla qualità stessa del film, che ha scelto di adottare un mix fra animazione tradizionale e comuputer grafica in cell shading, ma perderemmo di vista l’obiettivo principale, il gioco.
Il titolo gira a 30fps, ma non si tratta di un framerate bloccato: difatti, in alcuni casi, Berserk può arrivare a toccare tranquillamente punte di 60fps. Allo stesso modo, quando saranno presenti moltissimi elementi a schermo, il framerate potrebbe calare, sebbene questi siano casi molto rari.
Gli effetti speciali sono molto basilari ma, anche per giustificarne il PEGI 18, mentre falceremo i soldati e i demoni avversari, grandi pozze di sangue tingeranno il campo di battaglia e il nostro stesso corpo. Nel caso la quantità di sangue vi disturbi, nel menù delle opzioni sarà possibile disattivare completamente il gore, regalandovi così un’esperienza “clean”, molto più in linea con le altre produzioni Musou.

Ottime le musiche e gli effetti sonori, in linea con gli eventi e molto evocative. Un appaluso agli sviluppatori nell’aver realizzato il miglior effetto sonoro possibile ed esistente per i colpi di spada. Se dovessi immaginare l’Ammazzadraghi di Guts colpire un pezzo di carne, sono sicuro che farebbe quel suono preciso. Forse non è un appunto interessante da scrivere per una recensione, ma è qualcosa che mi ha sopreso positivamente. Il gioco è inoltre doppiato esclusivamente in giapponese, mentre i sottotitoli sono inglesi, niente lingua italica o doppiaggio anglofono.

QUADRATO, QUADRATO, TRIANGOLO

Ma come si comporta Berserk and the Band of the Hawk sul campo, ovvero sull’attuale gameplay? Presto detto, se conoscete altri titolo del genere Musou, allora avete già tutte le conoscenze necessarie.
In battaglia, controllerete uno degli 8 personaggi disponibili (anche se nella modalità storia, Guts sarà l’unico personaggio giocabile nell’80% dei casi). I livelli brulicheranno di nemici, siano essi soldati o demoni e, anche se le condizioni di vittoria saranno diverse da missione a missione, nella grande maggioranza dei casi, dovremo semplicemente far fuori più avversari possibili, fino allo scontro con un boss. Con il tasto quadrato, effettueremo un attacco leggero e con triangolo uno pesante. Potremo combinare questi tasti per creare delle combo dalla diversa utilità e, in alcuni casi, caricare l’attacco pesante per un colpo molto più potente.
Alcuni personaggi, inoltre, avranno accesso a delle armi secondarie, come pugnali da lancio o balestre automatiche, in grado di offrire un piccolo supporto, seppur con una quantità risibile di danni. L’utilizzo di questi mezzi è interamente opzionale e molto spesso vi dimenticherete pure che esistano; tuttavia, in mani astute e nelle difficoltà più elevate, potrebbero dare una marcia in più.

Questo però, solo nella difficoltà massima, perchè in tutti gli altri casi, il livello di sfida di Berserk and the Band of the Hawk è incredibilmente basso: l’IA dei nemici è letteralmente non pervenuta e ogni genere di minion, facilmente sbarazzabile in due colpi, non costituirà mai una minaccia. Questa però è una delle caratteristiche principali dei musou, l’incredibile dislivello di potere fra il protagonista e l’esercito avversario, un punto fisso del genere. Per questo, anche se sono presenti le meccaniche difensive di evasione e parata, non le utilizzerete mai se non contro i boss.
Continuando ad attaccare gli avversari, riempiremo inoltre una speciale barra della Furia, la quale una volta carica, ci donerà un considerevole boost: in questo stato, i nostri attacchi saranno molto più potenti e rapidi e lo saranno ancora di più, per ogni volta che attiveremo la Furia successivamente. Inoltre, durante la Furia (e solo in questo caso), i nostri colpi potranno smembrare i nemici e tritarli con stile: in queste occasioni, essi rilasceranno dei globi bianchi, che andranno a caricare una seconda barra speciale. Riempita quella, potremo scatenare un attacco incredibilmente potente contro i nemici, diverso a seconda del personaggio scelto.
Come credo sia ormai evidente, il gameplay non si discosta dai canoni classici del genere, con una serie di attacchi base, concatenabili in combo, un’apposita barra per gli attacchi speciali e orde di nemici senza intelligenza. Inutile dire che questa “banalità” può essere facilmente un’arma a doppio taglio: gli amanti di Musou si sentiranno a casa in mezzo a tante meccaniche familiari, ma potrebbero restare delusi dalla mancanza di innovazione.

Oltre alla classica Modalità Storia, abbiamo anche l’interessante Modalità Eclisse Eterna, nel quale dovremo affrontare numerosi livelli in successione con un personaggio a nostra scelta. Fra un livello e l’altro, la nostra salute non verrà ripristinata e gli oggetti ottenibili sul campo saranno ridotti all’osso. Possiamo vederla come una specie di modalità sopravvivenza: con la nostra morte, bisognerà ripartire dall’inizio, anche se avremo la possibilità di salvare i nostri progressi ogni 20 livelli. Proseguendo in queste zone, potremo sbloccare nuovi oggetti o costumi alternativi. Si tratta di una modalità interessante, decisamente molto più impegnativa della storia principale e altamente redditizzia, in quanto in grado di fornirci una grande quantità di equipaggiamenti rari, utili per personalizzare i nostri guerrieri e potenziarne le statistiche.

Un punto molto sorprendente del titolo è la sua longevità, più elevata del normale per il genere. Serviranno all’incirca una ventina di ore per completare la storia principale, più tutto il tempo necessario per ottenere i collezionabili e i trofei, legati soprattutto all’immensa Modalità Eclisse. I collezionabili, altro non sono che “puzzle” da completare. Otterremo un tasselo per ogni missione secondaria che completeremo durante la Modalità Storia, alcuni saranno facili da ottenere, altri invece richiederanno un pò più di tattica, ma nessuno sarà eccessivamente complicato. Questi tasselli si potranno ottenere anche (e soprattutto) nella Modalità Eclissi Eterna, ma in questo caso la varietà sarà ridotta a zero, in quanto bisognerà semplicemente eliminare un nemico nascosto all’interno del campo di battaglia (dove per “nascosto” intendiamo perfettamente visibile sulla minimappa).

Berserk and the Band of the Hawk forse passerà alla storia come il Musou più sanguinolento mai creato (finora), ma di certo non vincerà alcun premio speciale in altri settori. Il gameplay non rivoluziona il genere, seguendo i canoni classici a cui siamo abituati e graficamente non stiamo certo parlando di un mostro, complice il suo sviluppo a cavallo fra due generazioni di console diverse. Andando a cercare difetti soggettivi, qualcuno potrà ritenersi insoddisfatto dalla penuria di personaggi e dall'insipidità dei collezionabili, ma non dimeno, il titolo è solido e funziona e, come tutti i musou, è dannatamente divertente. Consigliato principalmente a chi vuole introdursi per la prima volta all'opera di Miura e a chi voglia sperimentare il genere. Gli amanti di questo tipo di gameplay e i fan sfegatati di Berserk, dovranno chiudere un occhio sui numerosi compromessi adottati, ma anche loro potranno ritenersi abbastanza soddisfatti. In entrambi i casi, si tratta comunque di un buon Musou, prendere o lasciare.
7
voto

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