[In Retro We Trust] Fallout

In un’epoca remota esisteva una software house chiamata Interplay, nata nel 1983 grazie alla passione e all’ingegno di un ragazzino dell’epoca, Brian Fargo.

Il motto dell’azienda era “From Gamers to gamers” e portò avanti questa filosofia per molti anni, sviluppando e ridefinendo il concetto di gioco di RPG su home computers. Sono molti i titoli che hanno reso celebre Interplay, tra i quali voglio citare Neuromancer ispirato dal romanzo di Gibson, la serie Bard’s Tale, per non parlare della pubblicazione dell’eccelso Baldur’s Gate, creato dall’emergente BioWare.

Ma la mia attenzione vuole concentrarsi su di un titolo particolare, ovvero Fallout.

Nel 1997 Fargo, dopo aver pubblicato una serie di giochi che esulavano dagli RPG, volle ritornare a rispolverare una sua vecchia creazione, Wasteland, del 1988. Il problema era che i diritti erano passati in mano ad EA, per cui doveva creare qualcosa di diverso, ma sempre con ambientazione post-apocalittica. Il progetto inizialmente denominato V13, da Vault 13, ovvero il rifugio antiatomico dal quale partiranno le nostre avventure, fu sviluppato da un team di 8 programmatori della Interplay e prese il nome definitivo di Fallout poco prima della pubblicazione.

Nel 2077 la terra è stata devastata da una micidiale guerra termonucleare scatenata da USA e Cina e i pochi superstiti sono costretti a vivere in rifugi antiatomici per evitare la contaminazione radioattiva. Nel 2161 il Vault 13 si ritrova ad affrontare un temibile problema: il chip di purificazione delle acque si rompe e qualcuno, dopo quasi un secolo, deve uscire dal rifugio per cercare il prezioso pezzo di ricambio. Come potete immaginare saremo noi a dover affrontare le terre desolate della California e questo segnerà il primo passo della nostra intrigante avventura.

Realizzato in visuale isometrica, Fallout unisce una trama avvincente alle caratteristiche proprie dei giochi di ruolo.

Si parte con la creazione del personaggio con un sistema creato appositamente per il gioco, ovvero S.P.E.C.I.A.L. . Si tratta di un acronimo che fa riferimento alle caratteristiche principali del nostro alter-ego digitale: Stenght (Forza), Perception (Percezione), Endurance (Resistenza), Charisma (Carisma), Intelligence (Intelligenza), Agility (Agilità), Luck (Fortuna).

Come i lettori più arguti potranno notare, questo sistema è pari pari quello che ritroviamo all’interno delle successive iterazioni della fortunata serie, passata in mano, non proprio pacificamente, a Bethesda nel 2004.

Una volta creato il nostro personaggio, potremo iniziare ad esplorare la devastata California per scoprire una realtà alternativa a quella che conosciamo. Il mondo sembra essersi cristallizzato negli anni 50 americani, ma con implementazioni futuristiche realizzate grazie allo sviluppo della energia atomica ad uso domestico. Questo fu anche uno dei motivi del conflitto nucleare, in quanto la guerra fu scatenata proprio dall’accaparramento di uranio da parte di USA e Cina. Usciti dal Vault 13 scopriremo che in questo secolo si sono sviluppate forme di vita mutanti, sia umane che animali, e l’anarchia è diventata l’unica forma di governo. Ci sono agglomerati urbani, carovane di mercanti, gruppi di letali predoni e su tutti domina l’inquietante figura del Maestro, il nostro acerrimo rivale di tutto il gioco. Attraverso una serie di missioni dovremo spostarci nella mappa di gioco, recuperare oggetti, reclutare PNG e affrontare cruenti scontri per sopravvivere.

Le caratteristiche del nostro personaggio, come avviene convenzionalmente nei giochi di ruolo, potranno essere migliorate acquisendo livelli grazie all’esperienza. Il rule-set S.P.E.C.I.A.L. fu molto apprezzato all’epoca, tanto da diventare lo standard per tutte le produzioni successive. Oltre alle caratteristiche di base, il nostro personaggio può acquisire capacità diverse, che gli permetteranno di affrontare le missioni secondarie con approcci alternativi. Pur non trattandosi esplicitamente di un open-world, nel primo Fallout si gettano le basi per tutte le produzioni successive.

L’accoglienza del gioco, all’epoca, fu entusiasmante, sia da parte della critica che nei giudizi del pubblico. Ma purtroppo le vendite non ce la fecero a coprire nemmeno i costi di produzione, per cui nonostante fosse considerato un gioco di culto, non ebbe un rientro economico adeguato. Molti dettero colpa alla pirateria, ma più probabilmente fu un problema di marketing e di distribuzione.

Nonostante tutto Fallout era un gioco innovativo, che esulava dalle produzioni tipiche dell’epoca, per i suoi contenuti che lo rendevano adatto ad un pubblico adulto. Sta di fatto che comunque i fan chiesero a gran voce un seguito, e meno di un anno dopo apparì sugli scaffali Fallout 2.

Più grande, migliorato rispetto al primo capitolo in molte componenti, anch’esso riscosse da una parte ottimi voti dalla critica, ma le vendite furono ancora una volte insufficienti a coprire i costi di produzione.

Negli anni successivi Black Isle Studios, ovvero il team di programmatori che stavano dietro a Fallout e che si erano staccati da Interplay, ma che ad essa facevano ancora riferimento per la pubblicazione dei giochi, cercò di rinverdire la saga, con Fallout Tactics, Brotherohood of Steel, ma con scarso successo.

Nel 2002 si iniziò a parlare con insistenza di un terzo capitolo di Fallout, ovvero il fantomatico Van Buren. Alla Black Isles Studios stavano lavorando alacremente al progetto, quando una mazzata di immani dimensioni arrivò tra capo e collo. Interplay aveva accumulato oltre 59 milioni di dollari di debiti e capirono che il loro lavoro non sarebbe mai stato pagato. Questo decretò ufficialmente la prematura scomparsa di Interplay e indirettamente di Black Isle. Nel maggio 2004 la SEC, ovvero l’organo di controllo della borsa statunitense, dichiarò l’insolvenza di Interplay e la società andò in bancarotta.

Arriva Bethesda nell’ottobre dello stesso anno e acquisisce i diritti per Fallout 3 e dopo tre anni comprò anche i diritti sulla proprietà intellettuale di tutta la serie.

Inizia una disputa legale tra Interplay e Bethesda, che si concluderà con una sentenza del 2012 che assegna definitivamente a Bethesda la proprietà del marchio Fallout, lasciando lo sfruttamento del copyright a Interplay sui prodotti già pubblicati fino a dicembre 2013.

Ma questo nulla toglie a Fallout, gioco che ho avuto la fortuna di poter giocare all’uscita e del quale sono ancora un orgoglioso detentore dell’originale. Grazie a GOG adesso chiunque, per una modica cifra, può giocare a questo capolavoro, https://www.gog.com/game/fallout , per capire che nonostante siano passati 20 anni dalla sua prima pubblicazione, Fallout rimane sempre e comunque un capolavoro, un gioco completo ed appassionante, capostipite di una saga importante.


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