Yooka Laylee – Provato

Si scrive Playtonic e si legge Rare: Yooka-Laylee si presenta sulle nostre console lasciando pochi dubbi in merito al pedigree del team di sviluppo, composto da talenti che contribuirono a rendere il marchio londinese un simbolo del gaming dell’era 32/64 bit. Questa nuova avventura, che approderà su console e pc ad aprile, pesca a piene mani dal lavoro compiuto su Nintendo 64 con Banjo ampliandone scala e possibilità, rimanendone però fedele a livello quasi viscerale: fin dai primissimi istanti ci sentiamo a casa, grazie al duo di personaggi, i diaoghi, lo humor e dettagli che possono passare inosservati come l’utilizzo degli effetti sonori in sinergia con l’accompagnamento musicale.

Sono tanti i colori che invadono lo schermo all’avvio di questa versione dimostrativa, che ci introduce nel bizzarro mondo dei due protagonisti – il camaleonte Yooka e il pipistrello Laylee – in cui regna la quiete e il problema principale è sistemare a dovere il vecchio relitto in cui i due vivono. Vita spericolata, nevvero? Questa tranquillità è destinata terminare con l’avvio del piano del malvagio Capital B., il quale grazie all’invenzione del Dr. Quack ruba i libri di tutto il mondo allo scopo di mettere le mani sul portentoso “libro unico”. Il caso vuole che questo tomo leggendario sia proprio il libro preferito di Laylee, che convince l’amico a lanciarsi all’inseguimento per recuperare le pagine sparse in tutti i mondi del gioco.

Un pretesto leggero, come è giusto che sia, mirato a spingerci verso le Torri D’Alveorio, l’hub centrale che è anche la sede centrale da cui partoni i misfatti dei nostri malvagi rivali. Fin dai primi istanti si nota una progressione di gioco ben pesata, in cui si prende confidenza con le meccaniche di base e i primi collezionabili, in maniera funzionale alla nostra crescita in abilità e opzioni disponibili. Il simpatico Trowzer, serpente rosso con i pantaloni corti sempre impegnato al telefono, ci farà da guida nell’apprendimento delle mosse necessarie ad avanzare, regalandoci quelle base e permettendo di acqistare quelle utili ad ottenere. Chi ha vissuto l’epoca d’oro dei platform 3D open world, si sentirà a casa come non gli succedeva da tempo: i grandi mondi fantastici si svelano al giocatore con geometrie a tratti ambiziose per il genere, cercando di stupire in una visione d’insieme – agevolata da un profondità di campo eccellente – che permette di identificare presto i nostri obiettivi.

I “Bibliomondi” che attraverseremo durante la nostra avventura sono, almeno inizialmente come nel caso dei Tropici Tribalandia e del Luccighiacciao, divisi in sezioni specifiche con prove e segreti quasi si trattasse di scomparti, mettendo in difficoltà la natura sinergica delle stesse che però sono sempre ben contestualizzate e integrate nel disegno generale. La sfida di velocità del primo mondo si svolge in una pista che lo attraversa in ogni sua parte, permettendoci, durante la gara, di notare insenature e collezionabili che magari non avremmo notato. Allo stesso modo raggiungere punti elevanti in altre prove di abilità ci porta a notare passaggi sopraelevati e rientranze invisibili dal basso. Il level design risulta quindi sufficientemente calibrato in funzione della vastità dei mondi, decisamente superiore alla media del genere.

I nostri eroi sono ideali compagni per il giocatore, grazie al ricco set di animazioni e alla caratterizzazione davvero riuscita – anche se nel caso di Yooka ci si aspetterebbe qualcosa in più, in quanto la scena solitamente è in mano al buffo Laylee. I controlli rispondono abbastanza positivamente, sebbene si riscontri una dose di latenza e inerzia a cui ci si abitua in fretta, mentre la telecamera intelligente tenta sempre di porre la visuale nell’ottica migliore per il giocatore strappando il controllo a quest’ultimo quando di interseca con superfici solide come pareti e tetti. Per non trovarsi ad impazzire di fronte ad una telecamera ballerina, conviene abituarsi a vivere questo platoform in vecchio stile, gestendo i movimenti del nostro duo in relazione all’ambiente e non necessariamente con la telecamera sempre dietro le spalle quasi fossimo in un TPS.

La creatività non manca a livello di situazioni di gioco così come per il numeroso cast che fin dall’inizio si presenta ai nostri occhi: ogni personaggio ci introduce ad una nuova sfida o ad un nuovo potere ed è nostro compito mettere insieme quanto imparato per muoverci al meglio. Alcuni incontri possono sembrare inizialente infruttuosi solo perché non disponiamo di una mossa ben precisa o non abbiamo assunto una forma particolare, dimostrando un grado di stratificazione dell’esperienza discretamente ricercato.

Sebbene sia presto per affermare di avere tra le mani un grande classico, è innegabile che Yooka-Laylee rappresenti a tutti gli effetti un ritono alle origini in grande stile, assicurandosi di non farsi mancare nessun elemento caratteristico e provando a dimostrare che l’esperienza maturata negli anni può portare a risultati ancora migliori. Da un lato a volte si sfiora il plagio di meccaniche e situazioni viste in Banjo & Kazooie e dall’altro la nuova interpretazione della telecamera e degli spostamenti si adatta ai mondi vasti variando però in parte il gameplay stesso. Muoversi nei colorati mondi però è davvero un piacere per gli occhi ed è facile sorprendersi per la bontà del lavoro svolto da Playtonic e Team 17, in particolar modo in quest’epoca in cui il grigio e i toni cupi sembrano farla da padrone. Ci attendono altre sorprese?


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