Tales of Berseria – Recensione

Tales of Berseria è un progetto che nasce dalla necessità di ridare lustro alla serie Tales of dopo il disastro, in termine di vendite e di popolarità, raccolto da Tales of Zestiria; il prequel, prodotto da Hideo Baba – storico producer del franchise -, fu pesantemente criticato dal pubblico giapponese per le evidenti inconsistenze narrative e i problemi ludici bellamente sbandierati, e non a caso è stato recentemente trasposto in una serie d’animazione curata da Ufotable che ne riscrive gli eventi. Insomma, Berseria e il suo inedito cast di anti-eroi porta sulle spalle una grande responsabilità, la stessa che Yasuhiro Fukaya, nuovo volto dietro al franchise, dovrà cercare di portare alta in futuro, con il debutto della serie su PlayStation 4. Pur debuttando in esclusiva console occidentale per l’ultima nata in casa Sony, infatti, Tales of Berseria rimane un prodotto cross-gen pubblicato in Giappone anche su PS3, che vuole in qualche modo “chiudere” la generazione dei Tales of inaugurata con Tales of Xillia in previsione di una nuova veste tecnologica per l’action J-RPG made in Bandai Namco.

Una vendetta sofferta

Gli eventi di Berseria precedono quelli di Tales of Zestiria di qualche migliaio di anni e, in qualche maniera, ne rappresentano l’antitesi. La protagonista è Velvet Crowe, una pacifica ragazza che vive col fratello malato e il cognato in un villaggio sperduto. La giovane si addestra nell’arte della spada col marito della sorella defunta, e si interroga su quello che il futuro riserva alle persone che non saranno in grado di difendersi in caso di attacco di demoni. Una notte, in concomitanza con un plenilunio rosso, Velvet esce di casa per cercare il fratello, misteriosamente scomparso, e scopre che il villaggio è stato messo a ferro e fuoco da demoni mostruosi. In una corsa disperata alla ricerca dell’adorato familiare, l’eroina si troverà presto a doversi confrontare con una scena a dir poco agghiacciante. Una storia di vendetta che si innesca in circostanze inspiegabili, nonché un chiaro rimando a Tales of Zestiria e alla figura del redentore, qui vista dall’esterno e messa in discussione da Velvet e compagni. Che il benessere della collettività significhi il sacrificio del singolo? Possibile che razionalità e passione non possano convergere in un’unica e soddisfacente condotta di vita, senza che questa significhi il pentimento o la sofferenza di terzi?

Tales of Berseria, insomma, mette a cuocere nel calderone tematiche importanti, con dubbi morali ed etici che spesso vengono affrontati con una maturità quasi irrintracciabile nel passato recente del franchise. Niente paura però, perché la forza di quest’ultima iterazione di Tales of rimane ancora una volta il cast di personaggi principali e il loro relazionarsi, spesso in modo conflittuale, di fronte agli eventi che si pongono loro d’innanzi. Si tratta di un gruppo piuttosto colorito, in cui demoni, pirati, spiriti e streghe (o supposte tali) si trovano loro malgrado a cooperare per il raggiungimento dei loro obiettivi personali, per i quali viene spesso messa in discussione la religiosa integrità del party. Una dinamica relazionale praticamente inedita agli occhi degli appassionati, che potrà sicuramente riaccendere l’interesse di coloro che potrebbero aver fatto il pieno di titoli Tales of negli ultimi anni. Tales of Berseria riserva gradite sorprese, ma anche ambiti ritorni e una struttura ludica fedele alla tradizione, ma sapientemente ampliata per accogliere novità e meccaniche inedite. Si va dal sistema di combattimento che, come vuole la tradizione, offre ore e ore di divertimento basandosi sui dettami del classico (e sempre convincente) Linear Motion Battle System di Tales of Phantasia, qui evoluto in una nuova variante che sembra abbracciare la filosofia tecnica di Tales of Graces F e la spettacolarità del free-run e del grande numero di Artes di Tales of Xillia. Il risultato si rivela più che buono, specie nelle fasi avanzate di gioco o se rapportato alle meccaniche imbastite dal diretto prequel, ma soffre di un generale ottundimento tecnico dovuto ad un livello di sfida medio-basso, anche selezionando le difficoltà più alte. Certo non mancano le occasioni per sfidare nemici più coriacei del normale, specie guardando al grande numero di compiti secondari di cui il gioco è letteralmente infarcito, ma in generale questo capitolo rimane forse uno dei più semplici in assoluto in ottica prettamente ludica. Non che sia un male di per sé, ma è giusto sottolineare come questo progetto sia stato realizzato per focalizzarsi soprattutto sul comparto narrativo. Una soluzione che non svilisce lo stratificarsi di meccaniche e di arricchimenti a favore del gameplay, ma che in ogni caso avrebbe sicuramente giovato di una migliore calibrazione della curva di apprendimento, specie quando il titolo stesso dà la possibilità di cambiare in ogni momento il livello di difficoltà degli scontri.

Passione contro ragione

Come già citato in apertura, Tales of Berseria nasce come canto del cigno della serie su PS3, e anche se in Occidente arriva in esclusiva console per PS4 e come terzo capitolo della saga sul listino digitale di Steam, la sua natura cross-generazionale si palesa in una generica povertà poligonale e in texture ambientali ben al di sotto dello standard attuale. Detto ciò, rimane anche il capitolo recente più spettacolare in assoluto (specie da quando la serie ha abbracciato un sistema di telecamere alle spalle dei personaggi), capace di regalare scorci paesaggistici tutto sommato gradevoli anche se sorretti da un motore grafico con diversi anni sul gruppone. Grande enfasi è stata ancora una volta riservata alla modellazione dei personaggi e alla resa di un ampio ventaglio di espressioni facciali, con risultati veramente eccellenti soprattutto durante le scene cinematiche o nei primi piani drammatici che sottolineano l’espressività di ognuno degli eroi. Motoi Sakuraba cura ancora una volta la colonna sonora, senza mai sorprendere, mentre le poche tracce musicali composte da Go Shiina per Tales of Zestiria, riciclate per l’occasione, riescono ancora oggi a donare a particolari passaggi della trama un’epicità praticamente irrintracciabile nell’ambito J-RPG contemporaneo. Buone entrambe le tracce audio dedicate al doppiaggio, anche se rimane ancora preferibile l’interpretazione degli attori nipponici, mentre son da segnalare alcuni problemi con la localizzazione, specie guardando ai testi inglesi – su cui è stata basata la traduzione nostrana -.

Tales of Berseria è un’avventura dal gusto insolito per la serie Tales of, ma comunque fedele agli stilemi classici della serie. L’avventura di Velvet chiude l’arco narrativo tracciato anni fa da Tales of Zestiria per arrivare a formare un cerchio e dà un dolce addio alla generazione di J-RPG Bandai Namco sviluppati su PlayStation 3. Ed ora, uno sguardo verso il futuro!
8
voto

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