Fate/Extella: The Umbral Star – Recensione

Dall’altra parte del mondo, in stanzette dalle pareti ricoperte di poster e illustrazioni un po’ piccanti, vivono gli otaku, persone che hanno portato la loro passione per un medium fino all’esasperazione. In Occidente tendiamo ad usare il termine “Otaku” per riferirci solamente ad appassionati di fumetti e animazione giapponese, ma in quel del Sol Levante la parola è associata a qualsivoglia tipologia di “maniaco” di un qualche tipo di disciplina, dal ricamo fino alla caccia, dalle serie tv alla cucina.

Fate/EXTELLA è invece un prodotto dichiaratamente concepito per incontrare il gusto e le aspettative dei soli appassionati di animazione giapponese, gli otaku già citati, e in special modo di quelli del brand da cui il videogioco trae il suo nome. Fate Stay Night fu solo l’inizio, una visual novel che mescolava concetti fantastici a contenuti per adulti, ma che nel corso degli anni ha smesso completamente quest’ultima tipologia di conteuti per abbracciare narrative dal gusto più tipicamente “shonen”, regalando ai propri appassionati spin-off di svariato genere, dal comico allo shojo, passando per adattamenti letterari e quant’altro.

Una stella distruttrice

Fate/EXTELLA, videogioco sviluppato da Marvelous, non fa eccezione e propone una continuità alternativa a quella ufficiale, legandosi agli eventi e all’universo di Fate/EXTRA, RPG per Sony PlayStation Portable che vedeva contrapporsi stregoni, denominati Master, al cui fianco si trovavano figure eroiche storiche o leggendarie che prendevano il nome di Servant. Un legame di sudditanza e dominio che ricorda, anche se solo alla lontana, il gioco di ruolo “Master & Slave” che normalmente si praticano in camera da letto, esplorando questo tipologia di legame aiutandosi con battaglie all’ultimo sangue fra improbabili adolescenti alla ricerca del Sacro Graal. Fate/EXTELLA, insomma, non si allontana troppo dal seminato e propone un intreccio basato proprio su combattimenti all’ultimo sangue fra Master affiancati dai loro eroi leggendari, in questo caso specifico la leggiadra Nero Claudius (una versione genderbent di Nerone), la serafica Altera (o Attila) e tante altre figure tra cui alcune tratte da precedenti opere legate al brand, come l’amatissima Arturia Pendragon, una versione in gonnella di Re Artù. Fra siparietti a cuor leggero (dove le “waifu” regnano) e lunghe sequenze testuali di chiara matrice visual novel si dipana quindi una storia in cui al centro di tutto sono protagonisti, ancora una volta, i legami che definiscono il rapporto fra Master e Servant, filtrati dagli occhi amorevoli di tre compagne d’avventura per altrettante linee narrative da seguire, con tanto di quarto, e risolutivo, scenario a concludere la modalità storia. Ma non è finita: la storia di Tamamo no Mae, Nero e Altera è sicuramente il piatto forte dell’esperienza, ma è anche possibile lanciarsi nella scoperta di piccoli scenari secondari dedicati a tutti gli altri Servant che appaiono durante la campagna principale nel ruolo di generali e personaggi di sfondo, e addirittura sbloccarne di segreti. Insomma, i fan della serie avranno sicuramente pane per i propri denti, non fosse che la formula ludica a sostegno di questo progetto si presenti come una versione digerita e in qualche modo deludente del già inflazionatissimo hack’n’slash “musou”. Un Dynasty Warriors non sviluppato da Omega Force e Koei Tecmo, tanto per intenderci.

Botte ad encefalogramma piatto

Contro orde di nemici indistinguibili e pronti a farsi mazzuolare per permetterci di riempire la classica “barra della super mossa”, in Fate/EXTELLA non conta tanto la performance sul campo di battaglia quanto la lettura dello stesso e il conseguente sfrecciare da un punto all’altro delle zone che compongono le blande ambientazioni, ognuna delle quali si rivela ispirata a qualche tipo di contesto storico e geografico. Ad ogni casella che compone il terreno calpestabile è assegnato un numero di chiavi digitali e ogni livello prevede che il giocatore batta sul tempo l’avversario nella loro raccolta, per provvedere all’apertura del portale e quindi affrontare il canonico “boss del livello”. Il tutto scorre senza intoppi, e in certo senso il gioco offre diverse tipologie di colpi per cercare di diversificare l’approccio all’avventura, ma la scarsa varietà di situazioni in cui si incappa giocando e la virtuale mancanza di differenze fra i quattro scenari giocabili (più gli eventuali path dedicati ai servant secondari) rendono il gioco estremamente ripetitivo. Anche i blandi contenuti RPG e strategici inseriti fra un livello e l’altro, come la possibilità di craftare potenziamenti e regalare al proprio Servant un numero di bonus direttamente proporzionale all’affiatamento, misurato con tanto di livello dedicato, non riescono in alcun modo a rimescolare i traballanti equilibri delle meccaniche ludiche, destinando l’esperienza solamente ai più incalliti appassionati del franchise.

La cospicua quantità di fanservice accuratamente inserita nel bluray (o nella cartuccia) del gioco in fatto di volti conosciuti a vecchi e nuovi appassionati dei prodotti legati al brand di Fate e all’universo Type-Moon non è stata baciata da un altrettanto curata mise tecnologica, palesando fin dai primi minuti di gioco una genesi chiaramente figlia dei limiti dettati dalla portatile Sony. Giocare su PlayStation 4 a Fate/EXTELLA è come giocare ad un remaster di un titolo portatile: è tutto molto pulito e veloce (60fps granitici nonostante tutto), ma il dettaglio grafico rimane quello di un gioco dalle geometrie semplici e dalle strutture spezzo abbozzate. Fortunatamente le splendide illustrazioni e la sequenza d’apertura ad opera dello studio d’animazione giapponese SHAFT (Puella Magi Madoka Magica, Bakemonogatari) riescono in qualche modo a risollevare la situazione, ma sicuramente non sarebbe stato male riuscire a vedere modelli poligonali dei personaggi maggiormente espressivi e sequenze di attacco speciali maggiormente rifinite. Specie in un’epoca in cui esistono competitor come Cyberconnect2.

 

Fate/EXTELLA è un hack’n’slash che prende la formula dei musou di Koei Tecmo e tenta in qualche modo di riscriverla, senza però denotare grandi guizzi creativi. L’estrema ripetitività dell’esperienza e gli scarsi valori di produzione non possono che inquadrare questo titolo in quel filone di videogiochi destinati ai soli appassionati, magari interessati alla presenza di un determinato personaggio fra i volti protagonisti più che all’effettiva qualità dell’esperienza di gioco.
6
voto

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