211 – Rapina in corso – Recensione

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6.5

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211 – Rapina in corso, il nuovo film di York Alec Shackleton, uscirà nelle sale il 14 giugno 2018. Attesissimo dai fan di Nicholas Cage, protagonista del film, il live action non deluderà le aspettative. Azione, avventura e suspense si mescolano dando vita a un film accattivante. Ispirato al sanguinoso conflitto armato del ’97 (noto come il più cruento nella storia della polizia, che ha cambiato radicalmente il modus operandi della polizia di Los Angeles), il film mostra una lunga e violenta rapina in banca.

Il poliziotto Mike Chandler (interpretato da Nicholas Cage) è prossimo alla pensione e tira i bilanci di una lunga carriera. In un giorno qualunque, lui e il suo partner Steve McAvov (Dwayne Cameron) si ritrovano ad accompagnare un ragazzino – finito nei guai per aggressione – in un giro di affiancamento. È proprio durante la loro tranquilla perlustrazione che i tre si imbattono in una rapina. Quattro criminali, ben addestrati e pronti a tutto, decidono di rapinare la Bank of America. Chandler e McAvov sono i primi a intervenire, e si rendono conto immediatamente di aver a che fare con un temibilissimo nemico. Armati fino ai denti e senza nulla da perdere, i quattro rapinatori – ex militari dell’esercito americano – sono intenzionati a far fuori chiunque si trovi sul loro cammino. Già finiti nel mirino dell’Interpol, gli ex militari si trovano in banca per prendere quello che loro definiscono un “risarcimento”. Traditi dalla patria che hanno difeso, decidono di farsi giustizia da soli con un colpo programmato come facile e veloce. I cinque minuti che il gruppo avrebbe dovuto impiegare per riscuotere il bottino, si trasformano in infinite ore di conflitto con la LAPD e SWAT.

Ricco di colpi di scena e azione, “211 – Rapina in corso” è in grado di tenere lo spettatore incollato allo schermo. Ma il film non è solo pallottole e sparatorie, e le vicende personali dei personaggi coinvolti si mescolano nella trama. Sophie Skelton (nel film Lisa, moglie di McAvov e figlia di Chandler) sottolinea questo aspetto: « C’è sicuramente un ritmo incredibile e molta azione, ma ci sono anche delle relazioni umane, dei sentimenti. Ci sono dei dolori strazianti, dovuti al fatto che alcuni personaggi muoiono nel film».

Il regista Shackleton ha voluto girare “211 – Rapina in corso” come fosse un documentario, per favorire l’immedesimazione dello spettatore nella storia, ma anche per raccontare del duro e pericoloso lavoro della polizia. «Penso che l’obiettivo finale di “211 Rapina in corso” sia quello di intrattenere le persone, portarle in giro per un’ora e mezza. Possono evadere dalla loro vita quotidiana e fare una corsa con questi agenti di polizia e percepire realmente quello che vivono le forze dell’ordine per le strade. Magari questo film riuscirà anche ad aprire gli occhi della gente e far capire quanto sia difficile questo lavoro, e alcune delle situazioni più complicate che questi ragazzi affrontano per proteggere i cittadini».

Pienamente d’accordo con le conclusioni di Cage, «credo che il pubblico possa aspettarsi di vedere un film ad alto tasso di adrenalina».

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