Festival di Roma: cosa rimane?

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Cosa ci rimane del Festival di Roma appena concluso?

Partiamo dai principali vincitori, “E la chiamano estate” di Paolo Franchi (premio alla regia e alla protagonista Isabella Ferrari) e “Marfa Girl” di Larry Clark (miglior film), che hanno molto in comune.

Entrambi i film si pongono l’obiettivo di descrivere due ambienti nudi e crudi, quello dello scambismo per “E la chiamano estate” e quello della anonima periferia americana per “Marfa Girl”. Entrambi ti sbattono in faccia scene di sesso senza soluzione di continuità e senza alcun pudore, tanto da far dire a qualcuno che il vero vincitore del Festival 2012 è il sesso.

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Allora, la domanda che nasce sottotraccia è: il sesso è un elemento narrativo? cioè, quale storia raccontano scene di sesso ripetute e riproposte?

E’ una domanda sbagliata, perché possiamo riuscire a darle risposta solo dopo esserci chiesti: nel suo complesso, il film, com’è? è ben strutturato? la storia è interessante/coinvolgente/credibile? le immagini condiscono la storia o la portano avanti in modo stanco e sfilacciato? gli attori ci mettono del loro per rendere il tutto verosimile?

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=ayJioC5cnGw&w=640&h=360]

E allora, alla luce di queste considerazioni, spuntano le divergenze tra il film di Larry Clark e quello di Paolo Franchi. Se infatti “Marfa girl” è un film condito di ironia e di personaggi surreali, l’impatto con “E la chiamano estate” e la realtà che ci presenta (banale, per quanto cruda e squallida) è molto duro. Il film di Franchi mette molti temi al fuoco (il rapporto matrimoniale bianco, la strada per l’eccitazione, lo scopo della vita, gli angoli nascosti della società), ma si limita a descriverli da osservatore esterno, senza mai fare un passo avanti per darci una ragione plausibile per assistervi. Non risponde dunque all’altra domanda fondamentale: perché dovrei vedere questo film? e il sesso, allora, da solo non vale nemmeno come espediente commerciale.

Può essere questa la spiegazione delle bordate di fischi ricevuti dal film di Franchi, sia in prima visione che durante la premiazione?

Discorso diverso per il film vincitore della migliore sceneggiatura, “The Motel life” degli americani fratelli Polsky, storia delle vite difficili di due fratelli costretti ad aggrapparsi l’un l’altro per poter sopravvivere. Un film attaccato alla realtà, ruvido ed emozionante.

Avrebbe meritato qualcosa che non è arrivato anche “A Glimpse Inside the Head of Charles Swan III” di Roman Coppola, divertente spaccato dell’ego di un creativo senza più idee: tipologia di personaggio applicabile a buona parte degli autori che si sono presentati a questo festival.

narrating, creating and reflecting a mesmerized world.

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