Massimiliano Bruno riunisce un cast variegato per la sua seconda fatica registica dopo “Nessuno mi può giudicare”. Nel film, la scena politica è lo spunto per parlare di noi e del nostro rapporto col potere.

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LA STORIA

Michele Spagnolo (Michele Placido) è un importante parlamentare della destra all’italiana, che cento ne dice e mille ne fa (ma di segno opposto). Sostenitore a parole dei valori familiari, durante l’incontro con una escort accusa un malore: il giorno dopo non riesce più a dire bugie.

Come farà ora il partito? Come faranno i suoi familiari, tra cui la moglie pluricornuta, il figlio manager raccomandato, la figlia attrice solo per convenienza dei produttori e l’altro figlio alternativo e progressista che non gli parla da anni?

Sarà l’occasione per mettere ordine, sia nella vita familiare che (forse) in quella politica nazionale.

 

PANE AL PANE

L’idea del figlio di buona donna che non riesce più a mentire è trita e l’accostamento alla politica italiana di oggi (“Viva l’Italia” appare quasi un “instant movie”) non lo risolleva automaticamente da questo poco attraente punto di partenza.

Uno spunto interessante, però, c’è: è la struttura a capitoli con a tema gli articoli della costituzione (introdotti dal monologo di uno spettacolo teatrale), che riesce a dare un fil rouge al susseguirsi di scenette a volte divertenti, seppure di poca sostanza.

Il problema è che il personaggio di Placido, una volta “malato”, non ha la credibilità per poter essere seguito fino in fondo nella sua trasformazione, culminante nella partecipazione catartica alla trasmissione televisiva in diretta nazionale. Infatti, si passa con troppa disinvoltura dalle scenette e dagli stereotipi (l’attricetta, il manager inutile, l’alternativo salvatore della patria) a disquisire del morale della nazione; uno scalino troppo alto da salire senza rincorsa. Così, il film rimane un amalgama poco riuscito di temi diversi, lontano per coerenza dai migliori esempi della commedia degli ultimi anni come “Immaturi” o, se vogliamo, come “Nessuno mi può giudicare” dello stesso Bruno.

 

Regia di Massimiliano Bruno

Sceneggiatura di Massimiliano Bruno e Edoardo Falcone

 

narrating, creating and reflecting a mesmerized world.

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