Devil May Cry 2bis

 

Se ci soffermiamo ad analizzare il vastissimo panorama dei videogiochi action/hack ‘n slash, un titolo in particolare risalta sopra agli altri e prende il nome di Devil May Cry.

Il titolo, creato dalla mente di Hideki Kamija, ha rappresentato una delle vette più alte raggiunte dal genere, per poi affossarsi in modo drastico col secondo capitolo, non più capitanato dal sopracitato Kamija.

Nonostante il successo (meritatissimo) del terzo episodio, al papà di Dante & Co non riuscì più ad accettare la piega presa dalla sua creatura.

Per rispondere a tale cambio di rotta Kamija lancia la sua sfida: e questa sfida si chiama Bayonetta, ovvero ciò che Devil May Cry 2 non riuscì a diventare.

 

Bigger, Better, More Badass

 

Descrivere Bayonetta non è propriamente una cosa semplice. Il modo migliore per farlo è cercare di immaginare tutte le follie a cui lo stile giapponese ha abituato l’utenza di videogiocatori, moltiplicarle all’ennesima potenza ed unirle in un singolo videogame.

Una follia che possiamo individuare già a partire dall’omonima protagonista, una giovane e seducente strega, colpita da una tremenda amnesia, vestita dei suoi stessi lunghissimi capelli.
Obiettivo della nostra eroina sarà quello di ricomporre i tasselli della sua vita e comprendere chi era prima di risvegliarsi dal suo sonno secolare.
A fronteggiarla questa volta nessun demone, ma al contrario a puntarci contro le armi saranno le forze del Paradiso, impegnate a spedire all’Inferno la nostra eretica strega.

In questo particolare scambio di ruoli, che ci metterà sostanzialmente nei panni della “cattiva”, la storia di Bayonetta si succede con una climax assolutamente sopra le righe, tra battute spinte e sequenze decisamente sopra le righe, in un mix di azione e pose sexy.

E’ un universo, quello di Kamija, decisamente strano e in grado di strappare qualche volta un sorriso o una espressione incredula di fronte ad eventi folli all’estremo.

 

Pistole, pugni e… capelli stregati

 

Il gameplay del titolo Platinum Games riprende in maniera evidente lo stampo di DMC, “pulendo” però il battle system di qualsiasi elemento in grado di rallentare gli scontri. Il risultato è un parco di mosse amplissimo, facile da imparare ma non per questo poco profondo, al contrario riuscire ad imparare quale combo sia più adatta contro ciascun nemico diventerà vitale dopo poche ore di gioco.

Se infatti i primi combattimenti sembrano essere governati dal Button-Smashing più totale, all’arrivo dei primi “angeli tosti” dovremo rivedere la nostra condotta troppo sbarazzina e imparare non solo ad attaccare, ma anche a schivare i colpi nemici.

La schivata è infatti uno degli elementi più caratteristici del gameplay: essa infatti non si limita a farci evitare una  brutta fine, ma anche ad attivare un particolare potere di Bayonetta denominato “Sabbat Temporale”.
Questo sarà ottenibile dopo aver evitato con successo, e all’ultimo istante, un colpo dei nostri avversari, e ci permetterà di bloccare temporaneamente il tempo, concedendoci la possibilità di devastare gli angeli che ci stanno intorno.

E quando parliamo di Bayonetta, il verbo “devastare” è quanto di più appropriato si possa immaginare.

Insieme alle caratteristiche pistole della nostra strega, legate a braccia e gambe, potremo sfruttare anche la sua più improbabile risorsa: i capelli. Concludendo le combo più potenti infatti, la chioma della bella protagonista smetteranno di vestirla, per trasformarsi ora in un gigantesco pugno, ora in uno stivale in grado di schiacciare i nemici. Portando a termine una successione di attacchi senza mai essere colpiti inoltre, una barra di magia si riempirà fino a permetterci di utilizzare un “Attacco Torturante”: grazie a questo potremo sferrare un colpo tremendo ad un nemico, trasformando i sempre fidati capelli in strumenti come ghigliottine e Vergini di Norimberga.

A chiudere il tutto vi sono poi le Apoteosi; attivabili contro i nemici più grandi, questi attacchi ci permetteranno di scatenare tutto il potere della chioma stregata di Bayonetta, scatenando contro le forze del Paradiso mostri come draghi giganti o tarantole divoratrici.

 

Stile Jappo

 

Come avrete ormai capito, Bayonetta è assolutamente un titolo sopra le righe, in grado di lasciare più volte a bocca aperta sia per le cut-scene, sia per la varietà di situazioni folli in cui ci troveremo a lottare.

Il lungo cammino della nostra strega non sarà infatti composto solo da “classici” combattimenti, ma anche da scontri in corsa sui muri di un edificio o ancora a bordo di una moto lungo una autostrada e molto altro ancora. Rivelare altri eventi inerenti la storia del gioco sarebbe davvero un crimine, dal momento che ogni istante di Bayonetta riesce a risultare costantemente fresco e mai noioso, per tutte le 15 ore di durata.

Quello che però meno risulta convincente è la trama: nonostante la sequela di battutine diverta, il plot vero e proprio è praticamente assente nelle prime ore, per prendere una consistenza, anche piuttosto notevole, solo nelle ultime 5-6 ore di gioco.

Ciò che però maggiormente potrebbe danneggiare il titolo è proprio lo stile esagerato che lo caratterizza, uno stile di sicuro impatto, ma che non è in grado di incontrare il gusto di ogni tipo di utenza, specialmente quella troppo legata a personaggi e trame serie.

 

And she looks great too

 

Ad un gameplay così solido non manca una realizzazione grafica assolutamente ottima: nonostante pecche come un antialiasing non sempre fantastico, delle texture dettagliate si legano ad ambientazioni e animazioni curatissime.

Il titolo è quindi in grado di stupire per numero di dettagli ed effetti di luce, ma soprattutto per un frame rate che, anche nei momenti più concitati, non cala praticamente mai, mantenendosi inchiodato sui 30fps.

Ancor più riuscito è il comparto sonoro: il doppiaggio (in inglese) è decisamente curato e caratteristico, piacevole e vanta voci azzeccate. La colonna sonora è invece un mix particolarissimo di tracce di stampo solenne, cantate a volte da cori a cappella, e di altre invece ben più diverse, di genere pop, in grado di rimanere impresse nella mente del giocatore.

 

La caccia alle streghe è terminata

 

In conclusione Bayonetta è davvero la rivoluzione di un genere, un titolo folle, sopra le righe, divertente, frenetico all’eccesso, che può vantare personaggi e situazioni di gioco al limite dell’immaginabile, il tutto chiuso da una climax finale indimenticabile.

Nonostante il button-smashing che penalizza le lotte contro gli angeli meno potenti e uno stile incapace di essere apprezzato da tutti (difetto oppure no?), Bayonetta è un titolo longevo, difficile e divertentissimo, realizzato con grande cura e che può fregiarsi di un gameplay di fronte al quale tutti i titoli del genere dovranno confrontarsi.

 

GRAFICA: 9

SONORO: 9,2

DIVERTIMENTO: 9,5

LONGEVITA’: 9


TOTALE: 9,4

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