Recensione: The Walking Dead Ep. 1-4

THE WALKING DEAD

Le avventure grafiche sono un genere di videogioco che ha avuto il suo periodo d’oro attorno ai primi anni novanta. Sono certo che tutti voi avrete almeno sentito nominare un certo “Monkey Island”. Oggi, purtroppo, questo genere non è più molto seguito, vuoi per l’innovazione nel mondo dei videogames, vuoi perché il genere sembrava aver perduto appetibilità verso il grande popolo dei consumatori che noi rappresentiamo, la tipologia delle “Avventure grafiche o Punta e Clicca” è andata via via scemando, fino a quasi scomparire. Il cambio di rotta avvenne quando una software house nota come Telltale Games, decise di erigersi come nuovo Messia di questo genere video ludico, facendo di questa tipologia di gioco il suo cavallo di battaglia e compiendo in svariati anni diversi lavori molto interessanti. Certo non tutto è andato sempre liscio, vedi Jurassick Park: The Game, ma nel complesso Telltale ci ha offerto prodotti di buona qualità, come Back To The Future: The Game. Telltale ha avuto la grandissima occasione di mettere le mani sulla licenza di The Walking Dead. Questa serie nasce prima su fumetto dalle sapienti menti e esperte mani di Robert Kirkman e il suo amico disegnatore Tony Moore e poi, visto l’enorme successo riscosso, diventa anche una serie televisiva di indiscusso successo nel mondo. Quindi che fare per spremere ancora di più questa fantastica gallina dalle uova d’oro? Semplice, creare un videogioco ambientato nell’Universo di The Walking Dead. Telltale sarà riuscita a mantenere le enormi aspettative createsi attorno a questo lavoro? Andiamo a scoprirlo.

UNA VERA SERIE TV: EPISODIO 1

Prima di iniziare la recensione vera e propria è doveroso fare una piccola precisazione. TellTale ha l’abitudine di rilasciare i suoi lavori divisi in episodi a cadenza, più o meno, mensile e questo The Walking Dead non fa eccezione, venendo diviso dalla SH in cinque episodi. Per ora sono arrivati sul mercato soltanto quattro dei cinque episodi che compongono l’opera, perciò io, in questa recensione, analizzerò solo questi primi quattro per poi andare a concludere con una recensione separata dove darò il voto non solo al singolo episodio, ma anche all’intera serie. Partiamo, giustamente, dal primo capitolo di questa serie, intitolato: “A New Day”. La storia ci mette nei panni di Lee Everett, un insegnante di colore che sta venendo trasportato in prigione da uno sceriffo poiché colpevole di omicidio. Dopo un breve dialogo tra i due personaggi, assisteremo allo scontro dell’auto con un pedone, che vagava in mezzo alla strada con un’aria decisamente persa nel vuoto, facendo uscire il mezzo dalla carreggiata per poi schiantarsi poco più in là in prossimità di quello che pare un boschetto. A seguito dell’impatto, Lee si risveglia bloccato nell’auto, ancora ammanettato, e con una gamba ferita nel brutto incidente. Una volta fuoriuscito dalla vettura, Lee si accorgerà di trovarsi in un mondo parecchio cambiato dall’ultima volta, con i non morti a farla da padrone ed, a quel punto, l’unica cosa che conterà sarà sopravvivere in ogni modo possibile.


Il gioco, come già accennato, si presenta come un avventura grafica in stile punta e clicca in tutto e per tutto. Ci muoveremo nel gioco in terza persona attraverso la classica configurazione wasd, almeno per quanto riguarda il gioco in versione pc, e avremo tantissimi elementi dello scenario con cui interagire tramite l’utilizzo del pulsante destro e sinistro del mouse. Ciò che più colpisce del gioco è senza dubbio la possibilità di fare evolvere gli eventi narrati in seguito a quello che faremo, quello che diremo ed, in generale, a come ci rapporteremo con i nostri compagni di disavventure. Infatti tutto, ma proprio tutto, quello che diremo verrà registrato dal gioco che farà comparire in alto a sinistra il fatto che hai deciso di eseguire una tale azione o che un determinato personaggi si ricorderà delle tue parole o altro e ciò, ovviamente, influirà sul proseguo dell’avventura. Il meccanismo con cui si svolgono i dialoghi o si prendono determinate decisioni ricalca, più o meno, il sistema adottato in giochi come Fahrenheit o Heavy Rain, ovvero, la scelta multipla. In ogni caso le frasi che ci verranno messe a disposizione non sono del tipo “Scelta sensata”, “scelta da indeciso” o “scelta da cattivo”, infatti è davvero difficile assegnare la giusta moralità ad una frase piuttosto che ad un’altra, perciò dipenderà dal giocatore sondare tutte le opzioni e decidersi sul da farsi, ma attenzione, poiché il più delle volte ci sarà una barra che ci darà un tempo limite per decidere la risposta, poi, allo scadere, verrà data quella su cui ci siamo soffermati per ultimo. Ad ogni modo ci sarà un personaggio a cui ci legheremo da qui fino alla fine della storia, una bambina di nome Clementine. Trovatola da sola senza genitori, decideremo di farle da tutori ed il legame che si creerà tra i due è forse il pilastro centrale dell’intera opera, anche se potremo decidere noi se trattarla da padre affettuoso o da babysitter cattivo. Oltre ai semplici puzzle che dovremo risolvere, nel corso della storia non mancheranno le sequenze d’azione o altre comunque molto adrenaliniche. Nella maggior parte si tratterà di vincere semplici quick time events, ma in altre occasioni dovremo esibire una certa rapidità dei riflessi. Per quanto riguarda il lato tecnico possiamo dire che la grafica è un chiaro omaggio al fumetto di Kirkman, tutta in cell-shading riesce a fare la sua bella figura adattandosi perfettamente con l’atmosfera di gioco e risultando dettagliata per quanto riguarda i particolari ed i volti dei personaggi. Unica pecca è il calo di frame rate che si registrano di tanto in tanto lungo il gameplay, ma, in ogni modo, ampiamente sopportabili e per niente invasivi. Ciò a cui si può storcere il naso, invece, è la mancata perfetta sincronizzazione del labbiale con l’audio che in alcuni punti è decisamente evidente. Nota a favore del gameplay è la possibilità di disinserire tutti gli aiuti a schermo per vivere un’esperienza propriamente calata nei panni del nostro personaggio. Cosa che invece non ritengo un difetto è la mancata localizzazione in italiano di questo prodotto, poiché già di per se i sottotitoli (sempre in lingua anglosassone) aiutano molto nella comprensione anche chi è meno pratico di inglese ed in secondo luogo poiché in internet sono facilmente reperibili delle patch per la traduzione completa del gioco nella nostra beneamata lingua madre. Unico vero neo del gioco è che dura veramente poco, vi basteranno un paio d’ore per completare l’episodio e sicuramente, poiché il gioco vi avrà tenuti incollati allo schermo fino ai titoli di coda, vi fionderete a giocare l’episodio successivo. Tirando le somme questo primo capitolo di The Walking Dead è sicuramente un ottimo punto di partenza per Telltale Games che ha mostrato di lavorare con anima e corpo nella realizzazione di un gioco degno del nome che porta.

PRO:

  • Storia appassionante;
  • Lo svolgersi della vicenda è influenzato dalle decisioni del giocatore;
  • Grande importanza al rapporto con i vari personaggi.

CONTRO:

  • Qualche problemuccio tecnico;
  • Dura solo un paio d’ore;

Grafica: 8.0

Sonoro: 8.5

Gameplay: 8.0

Longevità: 6.5

Totale: 8.0

 

 

UOMINI, PREDONI E ZOMBIE: EPISODIO 2

Se il primo episodio della serie The Walking Dead dei ragazzi canadesi della Telltale era un buon punto di partenza per una serie televisiva, con il secondo episodio, “Starved for Help”, le cose iniziano a farsi più serie. Siamo buttati subito nella mischia, braccati dagli zombie insieme ai nostri compagni e con una decisione difficile da prendere che vi lascio il piacere di scoprire. “Starved for Help” ci sbatte subito la violenza della vita quotidiana presente in The Walking Dead, dove si è costretti a compiere scelte difficili che non si sa a che conseguenze potrebbero portare. Avevamo lasciato Lee e compagnia cantante rifugiati in un motel, dove i nostri cercano di tirare avanti cacciando animali nei dintorni. Il gruppo è in continuo conflitto e rischia seriamente di spaccarsi da un momento all’altro e qui entrano in gioco le scelte fatte nel precedente episodio e sicuramente vi chiederete “E se avessi fatto diversamente?” E’ questo il punto forte di questa serie: fare delle scelte che ci perseguiteranno poi per tutto il resto delle vicende narrate. In questo secondo episodio le scelte da operare sono molte di più e molto più importanti che in “A New Day”, si comincia col dover spartire il cibo tra la nostra combriccola e, ovviamente, non ne abbiamo a sufficienza per tutti. Il problema vero è quando arrivano due sconosciuti al motel che vorrebbero solo un po’ di benzina e che dicono di vivere in una fattoria poco distante dove potrebbero offrire rifugio a tutti i sopravvissuti chiedendo solo della benzina in cambio. L’offerta è ovviamente allettante, ma la tensione che si respira nell’aria non promette niente di buono, così decidete di andare a fare un sopralluogo.

Il tema della fame poi si espande all’ennesima potenza portando il giocatore a scrutare la mente dell’uomo e i suoi lati più oscuri. Tra zombie e uomini non si sa più chi sia il pericolo maggiore. Per tre ore abbondanti sono rimasto incollato allo schermo trovandomi a vivere un’esperienza così intensa e agghiacciante che ha messo in seria difficoltà la mia volontà di cercare di essere sempre il “Buono” della situazione. “Starved for Help” raggiunge un livello di coinvolgimento emotivo incredibile che mi ha lasciato davvero spiazzato in senso positivo, mai mi sarei aspettato che la storia prendesse pieghe di questo tipo. Ed invece la Telltale ci sorprende regalandoci un prodotto con i fiocchi da vivere tutto di un fiato, mettendo alla prova la nostra morale con scelte davvero ardue che porteranno il giocatore a riflettere seriamente su determinati aspetti dell’animo umano. Parlando in generale del gameplay si può dire che esso svolge la parte, almeno in questo episodio, di mero spettatore degli eventi, scelte a parte infatti il giocatore si gode la storia vivendola in modo intenso senza fasi di azione che rovinerebbero la suspance o enigmi troppo complicati che rallenterebbero il proseguimento delle vicende. Il legame con il protagonista ed il resto dei comprimari si eleva dai picchi raggiunti dal primo capitolo per evolversi in una sorta di affetto verso chi ci sarà amico ed odio verso chi ci tratterà come pezzenti, ma vi assicuro che mai come in questa occasione la situazione si potrà ribaltare da un momento all’altro. Dal lato tecnico si ripresentano i problemi del primo capitolo: sincronizzazione del labbiale non sempre impeccabile e frame rate un po’ ballerino, ma, ancora una volta, niente che impedisca di godere appieno del titolo. “Starved For Help” è la degna maturazione del prodotto Telltale, che mette in primo piano la psicologia umana e le scelte terribili che si è costretti a fare in un mondo popolato da non morti. Il titolo a questo punto diventa un must have per gli appassionati e per chi cerca un’esperienza diversa dai tanti titolo AAA presenti sul mercato.

PRO:

  • Storia adulta ed estremamente coinvolgente;
  • Tutte le scelte del primo episodio si riflettono in questo secondo capitolo e le nuove mettono alla prova la morale del videogiocatore;
  • La relazione con i personaggi si evolve e si scava nelle psicologia dell’animo umano;
  • Lascia il segno.

CONTRO:

  • I soliti problemi tecnici;
  • Dura il giusto, ma ne si vuole ancora;
  • Gameplay spettatore degli eventi;

 

Grafica: 8.5

Sonoro: 9.5

Gameplay: 7.0

Longevità: 8.0

Totale: 8.8 (il voto non è calcolato esattamente secondo la media)

 

IL TRENO DELLA SALVEZZA: EPISODIO 3

Siamo giunti a metà percorso di quello che si sta rivelando un capolavoro della Telltale Games. In molti, io compreso, temevano che questo terzo episodio, nominato “A Long Road Ahead”, fosse il passo falso della serie ed invece i ragazzi della software house canadese ne escono trionfanti da questo esame e ci regala un episodio incredibile denso di pathos e colpi di scena. I sopravvissuti, dopo gli avvenimenti della fattoria nel secondo episodio, sono tornati al motel, ma ormai il lungo è invivibile e le diattribe interne al gruppo sono dovute principalmente alla decisione di andarsene dal motel per cercare fortuna a Savannah, luogo in cui si trovavano  i genitori di Clementine al momento del disastro, o restare dove ci troviamo. Ancora una volta le scelte effettuate nel secondo capitolo ritornano a tormentarci e influenzeranno profondamente i rapporti che avremo con gli altri personaggi, ma ora più che mai è importante guardarsi sia dagli amici che dai nemici, poiché nessuno è al sicuro, nemmeno chi amiamo. Se avete letto i fumetti della serie sapete bene a cosa mi riferisco e Telltale è riuscita veramente bene a riproporre questo aspetto in “A Long Road Ahead”.

Dopo una rocambolesca fuga a causa prima di alcuni banditi, poi degli zombati, andremo via dal motel e da li in poi sarà tutto un susseguirsi di scene al cardiopalma e di intensità emotiva crescente raggiungendo picchi superiori forse al secondo capitolo. Ancora una volta è da lodare il lavoro degli sviluppatori nell’essere riusciti a creare un’empatia incredibile tra il giocatore ed il protagonista Lee, ma anche verso tutti gli altri personaggi. Le scelte che andremo a compiere non sono più quelle di Lee, ma le nostre, esse rimangono marchiate a fuoco nella mente del giocatore che continuerà ad essere tormentato da come poteva cambiare lo scenario avendo fatto una scelta differente negli altri capitoli. Ancora una volta quindi la narrativa la fa da padrone, ma stavolta il gameplay è più attivo nel suo ruolo, portandoci ad affrontare diverse situazioni e rendendo questo terzo capitolo il più vario sotto questo punto di vista: sparatorie, enigmi, QTE, decisioni difficili, ce n’è per tutti i gusti in “A Long Road Ahead”. I vecchi problemi tecnologici di frame rate rimangono, ma ormai sono sporadici e molto meno visibili che in precedenza e il lap-sync stavolta sembra azzeccato. L’episodio tre di The Walking Dead mette un ponte solido verso gli ultimi due capitoli della serie: emozionante ed emotivo più che mai, risulta forse il miglior capitolo finora rilasciato, stavolta però mi sento di poter fare un appunto per quanto riguarda la localizzazione, visto che la notorietà del progetto è cresciuta speravo che fossero gli stessi Telltale a rendere disponibili più lingue oltre l’inglese, ma così non è stato. Ad ogni modo sono sempre disponibili le patch per localizzare il gioco nella lingua del nostro bel Paese natio.

PRO:

  • Vi farà piangere;
  • L’empatia verso i personaggi aumenta a dismisura;
  • Gameplay molto più vario che in precedenza;

CONTRO:

  • Manca la localizzazione, ma sono disponibili patch;
  • Ne. Vogliamo. Ancora.;

 

GRAFICA: 9.0

SONORO: 9.0

GAMEPLAY: 9.0

LONGEVITA’: 8.5

TOTALE: 9.0

 

NESSUN LUOGO PER NASCONDERSI: EPISODIO 4

Sta per iniziare la terza serie di The Walking Dead in televisione che fare nel frattempo per ammazzare il tempo? Semplice giocare il quarto episodio della serie di Telltale Games ambientata nel medesimo Universo narrativo, ovvero “Around Every Corner”. Come siamo abituati ormai, l’episodio parte subito col botto, appena arrivati ci ritroviamo circondati da zombie e non rimane altro che difenderci con le pistole per farci largo e trovare una via di fuga.  Una volta scappati troviamo un rifugio in cui passare qualche minuto in santa pace senza non morti attorno e pensare ai nostri problemi. Savannah si è rivelata essere un luogo molto più pericoloso del previsto e fare da babysitter a Clementine diventa sempre più difficile, specialmente perché lei vorrebbe andare a cercare i suoi genitori. Ovviamente questi non sono gli unici problemi, questo episodio mette in avanti tantissime situazioni interessanti ed altrettanti luoghi da visitare, ma bisogna ammettere che lo spazio dedicato ai vari personaggi è davvero poco per riuscire ad apprendere qualcosa di più su di loro, da questo punto di vista la scusante è che si tratta comunque di un singolo episodio e il tempo è quello che è.

Il gameplay assume ancora più rilevanza rispetto ai capitoli precedenti mettendoci di fronte almeno in tre occasioni orde di non morti da accoppare con pistolettate, fucilate e accettate al cranio. Un po’ inusuale visto ai ritmi a cui ci ha abituato Telltale, ma, in ogni caso, non mancheranno le scene narrativamente più significative con le solite scelte difficili, anche se presenti in misura minore rispetto agli altri episodi. Punto forte di “Around Every Corner” è come l’uomo ha organizzato la società per tirare avanti nell’apocalisse zombie, con tutte le bestialità ed atrocità ad esse accompagnate, ma ancora di più, in questo episodio, si ha la sensazione di non poter stare fermi un secondo poiché il pericolo è sempre dietro l’angolo, non ci si può fidare di nessuno e non esiste un posto sicuro dove nascondersi. La vera chicca però è il finale dell’episodio che vi lascerà veramente col fiato sospeso con un ardente voglia di giocare al capitolo finale di questa serie che, viste le premesse, si preannuncia esplosivo. Il lato tecnico è quello che più o meno conosciamo tutti: cali di frame rate, labbiale poco sincronizzato con l’audio, grande design dei personaggi e degli ambienti, l’italiano si ha tramite patch.

PRO:

  • Solita grande storia;
  • Tanti posti da visitare e cose da fare;
  • Costante sensazione di ansia e terrore;
  • Il finale è una bomba.

CONTRO:

  • Troppe sequenze sparacchine;
  • Non c’è posto per tutti i personaggi;
  • Soliti problemi del lato tecnologico.

 

GRAFICA: 8.5

SONORO: 9.0

GAMEPLAY: 7.5

LONGEVITA’: 8.5

TOTALE: 8.5

7 Comments

  1. Andrea "Linker360" Giuliani
    • fullmetalalchemist25
  2. fullmetalalchemist25
  3. fullmetalalchemist25
    • Mr.Murkrow
  4. Davide
  5. Mr.Murkrow

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