Recensione: Black Mesa

BLACK MESA

Quattordici anni fa fece capolino nel mondo dei videogames quella che oggi è una leggenda vivente, sto parlando ovviamente di Half-Life. La Valve, casa che oggi i più giovincelli conosceranno solo per Portal, Left 4 Dead o Steam, regalò al mondo un autentico capolavoro. Il gioco all’epoca fu una vera e propria rivoluzione: Half-Life introdusse una nuova profondità di gioco, inserendo in uno sparatutto in prima persona: enigmi, fasi platform ed una sorta di atmosfera horror davvero azzeccata. Tutti questi elementi contribuirono insieme ai vari tipi di nemici, situazioni ed armi disponibili a decretare il successo del titolo, tanto a spingere un gruppetto di sviluppatori a dedicare anima e corpo alla realizzazione di questa mod che andrò oggi ad analizzare per voi.

QUINDICI ANNI E NON SENTIRLI

Partiamo subito parlando della trama per chi tra voi è troppo giovane per sapere cosa sia Half-Life, per chi semplicemente non ci ha mai giocato o non se la ricorda. In Half-Life o, per dovere di recensione, Black mesa, interpreteremo il dottor Gordon Freeman, fisico teorico con dottorato di ricerca del MIT, che lavora presso l’installazione di ricerca Black Mesa situata, appunto, in una mesa del New Mexico. Gordon si occupa in particolar modo della sezione “Materiali Anomali” e, mentre si trova in una camera per collaudare un nuovo elemento misterioso, ecco che succede l’impensabile: si apre uno squarcio in un’altra dimensione, lo Xen (leggasi Zen) che permette ad esseri orripilanti di invadere il centro di ricerca e fare a pezzi ogni persona e cosa che si trovano difronte. L’obbiettivo del buon dottore e quello di fuggire insieme ai suoi colleghi ed alle guardie di sicurezza dal complesso, stando attento a non farsi accoppare, non solo dagli alieni, ma anche dalle forze del governo che sono state mandate al centro di ricerche per eliminare sia la minaccia aliena sia chiunque si trovi nel complesso al fine di insabbiare tutta la vicenda accaduta.
Illustrata la trama, passiamo a definire un po’ meglio il contenuto di questa mod. Senza giraci molto attorno, posso affermare che l’emozione di rivedere il lungo pezzo iniziale di gioco ripercorrendo la monorotaia che ci porta ai laboratori di Black Mesa, notando l’immensità del complesso, è un’esperienza assolutamente fantastica, l’emozione di quindici anni fa riproposta perfettamente in circa dieci minuti di introduzione. Fantastico è anche notare come ogni cosa sia cambiata e, al contempo, sia uguale a prima, questo poiché in sostanza chi ha già giocato ad Half-Life saprà già dove recarsi e le azioni da compiere, ma al contempo grazie al restyling operato dai modder potrà godersi tanti nuovi dettagli ed accorgimenti che nella versione originali non erano presenti, come ad esempio i personaggi con cui ci troveremo ad interagire non saranno più inespressivi e troppo simili tra loro, adesso ognuno di loro gode di un ottima caratterizzazione e questo comporterà il raggiungimento di un’enfasi in determinate scene molto superiore rispetto alla vecchia versione. Le mappe ora sono più vaste e dettagliate anche grazie al Source Engine che a distanza di otto anni continua ad essere migliorato e a rendere possibili veri e propri miracoli.

IL BUON VECCHIO/NUOVO GORDON

Importante è sottolineare il fatto che i percorsi e le cose da fare, sebbene ricalchino grosso modo quelli dell’originale, hanno subito ampliamenti e/o modifiche. In alcuni punti potremo infatti trovarci dinanzi a percorsi più lunghi, oppure alcuni enigmi potrebbero avere una risoluzione che si discosta leggermente dal gioco originale. Inoltre i combattimenti sono diventati molto più tosti che nel primo Half-Life, tanto da richiedere un’esperienza abbastanza alta negli sparatutto in prima persona. Ne si esce da questa esperienza come rigenerati, dopo tanti Call Of Duty e Battlefield finalmente una sfida appagante ed impegnativa, ma, attenzione, mai frustrante. Per dovere di cronaca ricordiamo che in Black Mesa, come nel capitolo originale, la vita si rigenera tramite medikit e che è possibile ottenere energia per poter alimentare gli scudi della tuta di Gordon. Nel gioco, inoltre, non sono presenti ne mappe ne consigli di IA su come procedere all’interno del gioco, proprio come in passato. Tante sono le armi a disposizione, dalla mitica Crowbar, al revolver, per poi passare al fucile a pompa, mitragliette, balestra e a quell’arma spara razzi, tutte comunque sono tratte di peso dal gioco originale. Una cosa interessante è il fatto che è stata aggiunta la possibilità di collimare la mira col revolver, in verità questa aggiunta è ben poca cosa dato che è molto più semplice e comodo utilizzare il reticolo di mira classico di Half-Life. Il punto debole del gioco rimangono le fasi platform che, come sempre, sono l’incubo in ogni sparatutto in prima persona. Grazie al lavoro dei modder queste fasi sono diventate meno frustranti, ma rimangono comunque le fasi meno divertente del gioco.

RIFACCIAMO IL TRUCCO ALL’IMPIANTO

Il grande talento dei modder ci regala un grandissimo restyling grafico che rende tutto più definito e luminoso, nonostante non regga il confronto con le produzioni odierne, ciò cui ci troviamo davanti è un risultato quasi inaspettato. Non che rendere più appetibile un comparto grafico di 15 anni fa fosse difficile, ma considerando che il progetto è di natura volontaria di poche persone, il risultato è davvero soddisfacente. Come ho già accennato prima le mappe sono più ampie e dettagliate, i personaggi sono più definiti e distinti tra loro e le animazioni sono più fluide. Il comparto audio comprende musiche molto coinvolgenti e davvero azzeccate che ricalcano più o meno i canoni della serie Half-Life, buone anche le nuove linee di dialogo, anche se qualche volta risultano un po’ piatte e smorzano l’impatto generale, comunque nel complesso è da lodare il tentativo di proporre comunque qualcosa di nuovo e fresco. La durata totale del gioco è di circa dieci ore, appena di poco superiore al titolo originale, e ad ogni modo in Black Mesa manca tutta la parte di gioco ambientata nella dimensione di Xen, tranquilli essa verrà aggiunta dai modder più in la nel tempo che promettono, tra le altre cose, di realizzare un collegamento tra la storia del primo e del secondo Half-Life, poiché tra il primo e il secondo episodio della saga non si sa cosa sia accaduto veramente. Importante aggiunta è quella della fisica che gestisce ogni cosa su schermo e che anni addietro non era implementabile. Piccole note di merito vanno fatte alle numerose chicche che gli sviluppatori hanno aggiunto all’interno di Black Mesa, ad esempio ci sono citazioni agli altri giochi Valve, come gli stivali di Chell protagonista di Portal e relativo seguito, e al fatto che, quando elimineremo qualcosa dalla corta distanza, le armi si sporcheranno di rosso se eliminiamo umani e di verde fosforescente se uccideremo alieni. Unica pecca che ho riscontrato e la presenza di alcuni piccoli bug e che mi è capitato tre volte che il gioco andasse in crash, tutto sopportabile visto che il gioco è completamente gratuito. Si avete capito bene Black Mesa è gratuito, basta scaricarlo dal sito omonimo e avere nella propria libreria di Steam le librerie di Half-Life 2. Invito tutti a provare questo capolavoro di coraggiosi modder che ci ripropongono un classico intramontabile per far piangere di gioia i vecchierelli e insegnare qualcosa alle nuove generazioni.

PRO:

  • E’ Gratis!
  • Ottimo restyling da parte dei mod.
  • Il gioco è un capolavoro tutt’oggi.
  • Propone una sfida diversa dai soliti FPS.

CONTRO:

  • Qualche crash e bug.
  • Manca la parte ambientata su Xen.

GRAFICA: 8.7

SONORO: 9

GIOCABILITA’: 9.5

LONGEVITA’: 8.8

TOTALE: 9

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