Recensione Amnesia: The Dark Descent

Qualche immagine sfocata, brevi frasi del nostro alter ego, qualche rumore sinistro in lontananza… Buio. Così si apre Amnesia: The Dark Descent, ultima fatica del piccolo (e semi-sconosciuto) team Frictional Games, che annoverano tra le precedenti opere i due capitoli di Penumbra. In Amnesia, vestiremo i panni di Daniel che, come da titolo, non ricorda nulla di sé né conosce il motivo per cui si trovi in un enorme e lugubre castello. Il suo unico obiettivo gli viene dato da una lettera scritta da lui stesso prima di essere colto dall’amnesia: uccidere il barone Alexander facendo nel frattempo attenzione ad una misteriosa entità, l’Ombra, e alle creature che vagano lungo i corridoi del castello. La visuale in prima persona, completamente spoglia di qualsiasi HUD, rimpiazzato completamente da un inventario richiamabile col tasto TAB, aumenta in modo significativo l’esperienza horror di Amnesia che si rivela una vera e propria discesa verso gli inferi, in un inquietante abisso in cui ogni rumore, ogni scricchiolio, ogni colpo di vento può nascondere una insidia. Insidia che non potremo fronteggiare dato che la meccanica survival del titolo è portata a livelli estremi, in quanto non disporremo mai di armi di alcun genere e la nostra unica difesa sarà la fuga alla ricerca di un angolo buio dove nasconderci. E se da un lato dovremo controllare che la nostra salute non venga intaccata dagli artigli dei mostri che vagano nel castello di Brennenburg, d’altro canto il nostro imperativo sarà quello di mantenere salda la nostra sanità mentale che calerà man mano che il giovane Daniel assisterà alle inquietanti apparizioni di cui l’intero gioco è caratterizzato e che per essere risollevata avrà bisogno di luce. Unica alleata sarà la nostra lanterna, necessaria ad illuminare il nostro cammino che sarà quasi sempre assolutamente buio; tuttavia essa per funzionare avrà bisogno di olio, che verrà consumato molto in fretta con l’utilizzo. Terminato l’olio saremo costretti ad avanzare brancolanti nell’oscurità, distinguendo con difficoltà le sagome degli oggetti. Il gameplay di Amnesia si rivela tendenzialmente lineare, con rare eccezioni come nelle ultime fasi di gioco, anche se questa linearità difficilmente si nota, dato che il giocatore si troverà più concentrato ad ascoltare ogni sussulto proveniente da chissà dove. Le fasi esplorative sono poi affiancate da numerosi enigmi che impreziosiscono l’opera: generalmente non troppo difficili, ma sempre di buona fattura e curati. Anche tecnicamente Amnesia si difende piuttosto bene: le ambientazioni molto suggestive, la realizzazione delle ombre e delle (poche) luci e la pulizia generale danno un buon impatto visivo, penalizzato da texture non particolarmente dettagliate (anche se una cosa del genere si può certamente perdonare ad un gruppo composto da solo 5 persone). Infine l’audio si rivela certamente una delle componenti più solide dell’intera esperienza ludica: le musiche ma soprattutto gli innumerevoli rumori (ed urla) che riecheggiano nei corridoi del castello sono estremamente realistici e ben realizzati. Ad impreziosire il tutto vi è infine una trama che non manca di colpi di scena e resa più interessante dalla necessità di ritrovare passo passo frammenti dei diari di Daniel per poter comprendere la sua storia e la sua avventura prima di raggiungere Brennenburg. Il terrore che si prova nel giocare Amnesia è uno dei più veementi ed inquietanti della generazione, che merita di essere provato in tutte le 10 ore necessarie a concludere il titolo. La trama ben narrata, la componente survival assolutamente curata e l’aria malata e cupa che si respira nell’enorme castello sono cose che rimarranno impresse nella mente di chiunque si imbarchi nell’impresa di scendere nelle oscurità del castello per sconfiggere Alexander. Perciò mouse (e lanterna) alla mano, luci spente, cuffie e presto ricomincerete ad avere paura del buio.

 

GRAFICA: 8

DIVERTIMENTO: 9,2

SONORO: 9.5

LONGEVITA’: 8

 

TOTALE: 9,1


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3 Comments

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