Beholder – Recensione

I regimi totalitari di qualsiasi forma siano, hanno sempre avuto il pallino del controllo. Sapere cosa fanno i cittadini, spiarne le mosse, carpirne i segreti e scandagliare ogni segmento della vita privata è fondamentale per mantenere unito un paese sotto il giogo della paura. E chi meglio di un portiere di uno stabile può essere a conoscenza di tutto quello che accade all’interno di un condominio.

Titolo: Beholder
Sviluppatore: Warm Lamp Games
Publisher: Alawar Entertainment
Lingua: Inglese
Piattaforme: PC
Data di uscita: 09/11/2016

Beholder ci fa vestire proprio i panni di Carl, un padre di famiglia che ha appena ricevuto l’incarico di gestire un palazzo. Le premesse per il nostro alter-ego non sono delle migliori, visto che appena arrivati nella nostra nuova abitazione, saremo accolti da due nerboruti agenti della polizia di Stato che stanno rimuovendo con la forza il precedente portiere.
Così inizia il gioco, con una breve introduzione ed una secca spiegazione di quelli che saranno i nostri compiti. Ufficialmente dovremo tenere in ordine lo stabile, ma la nostra vera missione sarà quella di compiere veri e propri atti di spionaggio nei confronti degli ignari inquilini, al fine di saggiarne la fedeltà al governo. Per fare questo avremo a disposizione un piccolo gruzzoletto che ci permette di acquisire telecamere da piazzare negli appartamenti ed un telefono dal quale ci verranno impartiti gli ordini dal Ministero che coordinerà le nostre “missioni”. Volta per volta che carpiremo informazioni, dovremo redigere dei rapporti e dei profili, che ci faranno aumentare sia il nostro esiguo budget che sbloccare nuovi metodi di spionaggio. Se poi scopriremo eventi palesemente illegali, avremo la possibilità di denunciare e far arrestare il trasgressore, oppure ricattarlo per accumulare soldi. Il nostro stipendio non è alto e le esigenze di nostra moglie e dei due figli, un’adolescente ed una valetudinaria bimbetta, si faranno sempre più pressanti, per cui dovremo trovare il modo di arrotondare un po’ le nostre finanze. Le missioni sono a tempo e per mantenere il nostro livello di apprezzamento da parte del Ministero abbastanza alto, dovremo sbrigarci a portarle a termine, pena la stessa sorte del nostro predecessore. E’ molto interessante il fatto che ogni singola missione sia possibile approcciarla in maniera diversa, per cui non esiste mai un’unica soluzione per portarla a compimento. Le prime fungono da tutorial che ci permette di capire meglio le dinamiche del gioco, ma poi saremo costretti ad affidarci al nostro intuito per avere buone possibilità di non fallire miseramente.

Il tempo è come detto il nostro peggior nemico e molte volte saremo costretti a prendere delle dolorose decisioni quando più compiti si accavalleranno. Dovremo per forza scegliere a cosa dedicarci con la massima priorità e questo porterà a compiere delle azioni che mai avremo potuto immaginare e questo è proprio il bello del gioco. Peccato che nel lungo periodo, anche se il gioco si può portare a termine in non più di sei/sette ore, risulti un po’ ripetitivo, per la carenza di varietà. Potremo anche scegliere di essere noi stessi dei nemici dello Stato, ma il pericolo di essere scoperti è sempre in agguato, facendoci vivere in uno stato di perenne agitazione.

Con il tempo i dispacci del Ministero che segnalano i comportamenti illegali diventeranno sempre più frequenti, permettendoci di poter denunciare i nostri inquilini per una gran varietà di reati assurdi, come ad esempio il divieto di piangere in pubblico.

Il condominio è la rappresentazione di un microcosmo di abbrutimento, sospetto, ed ogni appartamento può essere violato dal nostro Carl, ma sempre facendo attenzione a non farci scoprire dagli inquilini. Dovremo essere anche abbastanza scaltri da farci amici chi possiamo ritenere dei validi alleati, in grado di fornici sia informazioni che oggetti preziosi per il mercato nero.

La grafica è semplice ma efficace, con i personaggi rappresentati da delle sagome scure, che sembrano significare la spersonalizzazione dell’uomo all’interno di una società dove il conformismo è l’unico stile di vita ammesso. Anche il comparto audio aiuta ad immergerci immediatamente in quella palude di sospetto e vita grama che attanaglia i personaggi sullo schermo.

In Conclusione

Beholder ha il pregio di uscire dai soliti schemi dei giochi indie, proponendo un simulatore di delatore che appassiona già dai primi minuti di gioco. Peccato che con il tempo perda un po’ di mordente per la carenza di varietà nelle azioni. Il prezzo ridotto lo rendono comunque un titolo appetibile ed interessante, con un gameplay strutturato sul problem solving che ci permette di sondare varie opzioni di risoluzione delle missioni.

 


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