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[In Retro We Trust] The Elder Scrolls – Part 1

Con la notizia di questi giorni che a giugno verrà riproposto il terzo  episodio della saga di The Elder Scrolls (d’ora in poi sinteticamente TES),ovvero Morrowind all’interno di ESO mi  sembra opportuno rinfrescare la memoria sia dei giovani giocatori che di quelli attempatelli, in merito a questa trentennale epopea targata Bethesda.

In principio fu Arena

Nel 1994 Bethesda pubblica per MS-DOS il primo capitolo ti TES, ovvero Arena. L’ispirazione fu data sicuramente da un altro gioco che in quegli anni spopolava su PC, ovvero Ultima Underworld. La struttra del gioco è similare e molto distante dalle produzioni TES odierne. Si vestivano i panni, o megli l’armatura, di un eroe che deve sconfiggere il mago Jagar Tharn che ha usurpato il trono di Tramiel all’Imperatore Uriel Septim VII. Siamo coadiuvati nella ricerca di un antico artefatto in grado di uccidere l’usurpatore, dallo spitiro guida di Ria Silmane, maga uccisa dal malefico mago perchè in contrasto con la sua azione.

Il gioco si svolge tutto in prima persona e dovremo attraversare una vastissima mappa, elemento che poi sarà comunque tutta la saga di TES, per recuperare i pezzi dell’artefatto di cui sopra. Ricordo chiaramente la mia prima partita e la frustrazione che il gioco mi procurò. La difficoltà del primo dungeon era spropositata, per cui ho memoria di averlo ricominciato almeno una quindicina di volte prima di poter proseguire. Una volta superato lo scoglio della difficoltà iniziale mal calibrata, il gioco ci accompagnava all’interno del mondo di Tramiel, esplorando, combattendo, aumentando di livello e diventando esperti in riti magici. Sicuramente la componente RPG era già presente in questo titolo, ma non abbastanza importante rispetto a quello che abbiamo visto nei capitoli successivi della saga. L’accento era sempre più sulla componente action, ma con una trama intrigante e appassionante.

Ripensando adesso ad Arena e giocando con i titoli attuali si ritrova in quel gioco di trent’anni fa la bellezza e la vastità di tutto TES, in forma embrionale e grezza, ma comunque presente e pulsante!

Nel 2004 fu rilasciata la versione freeware di Arena, per cui se ancora non lo avete fatto, vi consiglio di munirvi di un buon emulatore e cimentarvi in questa prima epica avventura.

Daggerfall, l’inno alla vastità

Subito dopo la pubblicazione di Arena, Bethesda già si era messa al lavoro alla realizzazione del suo seguito e dopo due anni, nel 1996, Daggerfall vide la luce su piattaforme MS-DOS. Il lancio non fu proprio una passeggiata, in quanto il gioco era dannatamente buggato, tanto da creare molto malcontento nei primi acquirenti, che aspettavano in gloria questo immenso gioco. Solo nelle versioni successive fu messo in sesto (al tempo non esistevano gli aggiornamenti online) e questo insegnò a Bethesda a curare fino all’ultimo ogni dettaglio.

Con Daggerfall, nonostante fossero passati solo due anni da Arena, si faun vero e proprio quantum leap, offrendo ai giocatori una avventura ancor più epica e soprattutto mostruosamente vasta. La superficie della mappa di gioco è ancor oggi la seconda in classifica dopo Minecraft, con una estensione pari alla Gran Bretagna, una popolazione di circa 750000 (settecentocinquantameila!!!) NPC e circa 15000 città. Beh, con questi numeri, la possibilità che ci fosse qualche bug ci poteva anche stare, senza considerare il fatto che Bethesda utilizzò l’XnGine, ovvero un motore grafico realmente tridimensionale.

Questa vastità fu però criticata in quanto il limitato set di blocchi costruttivi portava ad avere poca varietà nella costruzione delle città e dei dungeon, risultando tutti bene o male gli stessi. Le mappe di Morrowind, Oblivion e Skyrim sono molto più piccole, ma al contempo più dettagliate e varie.

Se Arena aveva una componente RPG che da molti era stata considerata comunque “modesta”, in Daggerfall si decise di fare le cose in grande, con una vera e propria generazione e personalizzazione del personaggio, sia per qual che riguardava l’aspetto che per le abilità e la classe.

Morrowind: inizio di una nuova era

Il terzo capitolo di TES fu lanciato sul mercato nel 2002. Nell’attesa i fans di TES avevano potuto giocare a due “spin-off” di Daggerfall, ovvero Battlespire una versione stand-alone di quella che doveva essere una estensione del secondo capitolo, e Redguard. Quest’ultimo era invece un action game puro, ispirato a Prince of Persia, Il pubblico e la critica non furono molto entusiasti di questi tue “intermezzi” e Betthesda capì che sarebbe dovuta mettere a lavorare con cura al suo prossimo titolo della serie. Ed ecco che arriva sugli scaffali Morrowind.

Con esso si fa un vero e proprio salto di qualità, sia grafica che di contenuti, aprendo la strada ai TES più moderni. La mappa è stata limitata, ma sono state introdotte rispetto ai capitoli precedenti notevoli migliorie, soprattutto in merito alla libertà individuale del giocatore all’interno del mondo di gioco. Si esce quindi da una storia guidata, lasciando comunqu una main-quest, ma i contorno una serie di storie parallele che arricchiscono l’esperienza di gioco di una conoscenza più profonda del fantastico mondo di Morrowind. Si può liberamente passare ore a scoprire reconditi ed ameni luoghi, mangiare, associarsi ad una Gilda, crearsi una propia opinione sulla storia di Morrowind attraverso reperti, libri e pergamente. La grafica tridimensionale permette di osservare il dettagliato mondo creato da Bethesda sia in soggettiva che in prima persona, come avviene negli FPS, creando quella sensazione di immersività che ci trascina all’interno di una verà e propria realtà parallela. ho adorato Morrowind e sono ansioso di vedere come esso sarà finalmente riportato alla luce all’interno di ESO.

Vi aspetto alla prossima parte di questa lunga retro-spettiva, per parlarvi di Oblivion e Skyrim, che meritano una disamina molto approfondita.

A presto!

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Sergio "Cateye10" Grazzini

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.
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