Final Fantasy XV – Recensione

Non è mai facile scrivere quando si è presi emotivamente. Final Fantasy XV è finalmente realtà dopo esattamente dieci anni di attesa dal suo annuncio. Quando uscì Final Fantasy Versus XIII nel 2006, fui colpito dall’atmosfera del trailer e dal personaggio: richiamava esattamente lo stile Final Fantasy che cercavo. Questo, pure meglio del suo principale capitolo XIII, con la protagonista Lightning che ancora oggi mi sembra abbastanza anonima. Il Versus era qualcosa di bellissimo solo dal trailer e il fatto che uscisse solo su PlayStation 3 mi fece correre in negozio a comprarla. Gli anni passano e il gioco scompare dalla circolazione diverse volte, nonostante Square Enix continui a confermare il progetto, pur sapendo che c’erano già dei cambiamenti in atto, ma noi di certo non potevamo saperlo. Final Fantasy XV è stato annunciato qualche anno fa e l’emozione è rimasta invariata negli anni: quello che vedevo era sempre il capitolo della serie che cercavo. L’attesa è spasmodica, ma dentro di me si cela la voglia di scoprire qualcosa di nuovo e quindi, in barba al desiderio di informazione, ho evitato qualsiasi video gameplay, demo o altro che potesse dirmi del gioco. L’unica cosa a cui non ho potuto fare a meno (anche perché l’avevo pagato) era provare Episode Duscae ai tempi dell’uscita. Oggi però è qui tra le mani e posso finalmente tirare le somme. Final Fantasy XV è qui tra noi.

Titolo: Final Fantasy XV
Sviluppatore: Square Enix 1st Production Department
Publisher: Square Enix
Lingua: Inglese o Giapponese il doppiaggio, Italiano i testi
Piattaforme: PlayStation 4 (versione testata), Xbox One
Data di Uscita: 29/11/2016

Sin dai tempi antichi c’è stato il conflitto tra i vari regni, chi per potere e chi per fama, mai nulla era relegato in tempo di pace. A Eos, che di certo non vuole trasmettere delle differenze a riguardo, il particolare conflitto tra il Regno di Lucis e l’Impero di Niflheim sembra destinato ad arrivare al capolinea. Un compromesso che vede una trattativa di pace con l’armistizio e la resa da parte di Re Regis, l’attuale primo cittadino di Lucis e un matrimonio. Niflheim ha quindi quest’altra ulteriore richiesta. L’erede al trono, tale Noctis Lucis Caelum, primogenito del Re, deve sposare Lunafreya, sua coetanea e con la quale ha stretto un particolare legame fin da bambini. Regis quindi convoca Noctis alla sua corte, annunciandogli che sarà fondamentale che lui riesca ad arrivare ad Altissia, dove saranno celebrate le nozze tra lui e la sacerdotessa. Qui inizia l’incredibile viaggio di Noctis con le sue guardie del corpo, nonché fidati amici Gladio, Prompto e Ignis.

Final Fantasy XV si mette fin da subito in chiaro, come lo stesso Tabata ha ribadito più volte: si tratta di un road trip scanzonato che vuole apertamente raccontare un viaggio pieno di insidie, tradimenti e momenti drammatici, ma anche amicizia, amore, emozione. Il viaggio è incredibilmente valido, soprattutto nella prima parte e mostra come la narrazione sia stata vincolata più sul rapporto e la profondità dei personaggi che sulla trama stessa. Magari qualcuno avrebbe preferito un tipo di trama più corale, basata su una storia più ampia e raccontata. Nondimeno ci sono, di tanto in tanto, frammenti di battaglie, intrighi e altre cospirazioni politiche relative al mondo esterno; salvo poi riprendere la narrazione sopraccitata, con una misura più intima sui personaggi. Nella prima parte infatti assistiamo alla presentazione regale di Noctis, la sua infanzia, le sue paure e i rapporti con i compagni: il team di sviluppo ha fatto una scelta che funziona alla grande e che mostra il passaggio all’età adulta di un ragazzo pieno di responsabilità.

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Sull’aspetto puramente del gameplay, Final Fantasy XV continua a proporre quella virata più action che ha contraddistinto gli ultimi capitoli della saga, a partire dal dodicesimo capitolo. Il combattimento è molto semplice ed è basato sostanzialmente sul gioco tra attacco e difesa: potremmo colpire gli avversari tenendo premuto il tasto d’attacco o ancora premerlo ripetutamente, e alla stessa maniera potremmo usufruire della difesa e della schivata che, però, consumano il vigore. Bellissime le proiezioni grazie all’arma di Noctis, dove potremmo avvicinarci a nemici lontani coprendo distanze considerevoli, o ancora per colpire e nemici più grossi in determinate parti del corpo, cercando quindi di ridurre la loro loro mobilità e difesa. Il Combat System risulta quindi immediato e molto vario, che si approfondisce con nuove abilità con il passare delle ore. Questo è però abbinato ad una telecamera non soddisfacente e che rompe le scatole nei luoghi più chiusi e stretti. Ad aiutare Noctis ci saranno i suoi compagni, che sarà possibile richiamarli per fare attacchi combinati e speciali, tra l’altro con animazioni spesso diverse e stratificate. Il sistema di magie appare decisamente più intelligente rispetto al passato: gli incantesimi hanno dato spazio a delle ampolle elementali capaci di cambiare le sorti di una battaglia. È anche possibile combinarle con quelle che si trovano per il luogo. Queste potranno essere preparate all’occorrenza come e quando vogliamo, senza che questo ci pesi troppo.

Per quanto concerne la difficoltà, questa è di base su un livello normale. I combattimenti non sono poi così ostici se affrontati adeguatamente, ma ciò non implica che vanno presi sottogamba: alcuni nemici di pari livello o poco superiore potrebbero darci filo da torcere e, in caso di attacco speciale, anche portarci alla sconfitta. Sarà quindi fare un adeguato uso delle analisi di Ignis, capaci di darci maggiori informazioni sull’attacco e sulla difesa dei nemici, da cui sarà poi possibile creare le ampolle di cui sopra per sfruttarle a dovere durante il combattimento. Ad aiutarci in questo aspetto è l’albero delle abilità, chiamato in forma più comune. Qui ci saranno diversi rami su cui poter migliorare gli aspetti del gioco, non soltanto del combattimento: ad esempio ci sono abilità che migliorano la raccolta di risorse nelle varie zone aperte del mondo di gioco, mentre altre sono relative alle proprie abilità magiche, curative e di combattimento. Come detto poc’anzi, il combat system stupisce per la profondità, con miglioramenti anche autonomi capaci di fare la differenza. Gli amici di Noctis, infatti, impareranno da soli nuove abilità e l’uso di armi secondarie, mentre il nostro protagonista potrà migliorare l’efficienza delle combo, la velocità e il consumo di vigore. I punti abilità si potranno conquistare nelle maniere più disparate: girando con l’auto o facendo missioni secondarie, o ancora aiutare i nostri comprimari nelle loro cose: tutto porta a migliorare l’aspetto del gameplay.

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Il mondo di gioco è diviso per zone dove Noctis può dedicarsi a svariate mansioni. Si potranno fare le corse di chocobo, recuperare ingredienti per Ignis o altro materiale per il proprio equipaggiamento. , al recupero di ingredienti rari per i manicaretti di Ignis, o di materie prime con cui potenziare il proprio equipaggiamento. Sarà tutto molto accattivante e, sopra ogni cosa, l’esplorazione ha la meglio sul versante di gioco: accamparsi per passare la notte e gustare una delle ricette di Ignis o guardare le foto di Prompto, recuperare nuovi potenziamenti per l’auto o migliorare l’aspetto dei propri chocobo. Questo porterà il giocatore a perdersi in sofisticate mansioni secondarie che gli faranno salire enormemente il contatore delle ore di gioco. Final Fantasy XV riesce quindi a mettersi al di sopra delle ultime uscite della serie, più moderno e al passo con i tempi, capace di mescolare i migliori elementi tipici di un JRPG e li porta efficacemente in un contesto nuovo, più “occidentale” se vogliamo: la scelta degli sviluppatori è saggia, perché funziona egregiamente. Questo, ahimè, soltanto per la prima parte del titolo, mentre per la seconda… Meh!

Non era un mistero che la parte secondaria del gioco fosse più pilotata: Tabata l’ha ribadito più volte in diverse interviste, spiegando che si cercava di passare ad un valore più intrinseco della narrativa. Il viaggio finisce e di colpo “finisce il gioco”. Tutto sparisce improvvisamente e si passa ad un sistema lineare ma poco ancestrale (per rimanere in tema con il gioco). La storia inizia a correre in modo incredibile, anche dettata da un sistema più diretto; la struttura di gioco altrimenti ampia fa spazio ad un inverosimile cambio di gestione e questo comporta, inevitabilmente, ad una caduta letterale di ciò che avevamo profetizzato nelle righe precedenti. La sceneggiatura inizia a diventare confusionaria e con buchi narrativi, dialoghi infiniti con personaggi privi di mordente. Gli stessi comprimari risultano essere meno simpatici e la loro evoluzione inizia a divenire troppo frettolosa. L’esplorazione finisce e quelle poche aree non hanno niente da spartire con le precedenti più grandi e piene di cose secondarie da fare: ovviamente la linearità comporta una specie di corridoio più stretto, ma certi cambi improvvisi fanno molto male, soprattutto se durante le prime venti-trenta ore non si fa altro che contemplare una struttura ludica veramente incredibile. Magari sono spezzoni ripresi da quello che era Final Fantasy Versus XIII, ma questa è soltanto un’ipotesi, visto che non ci sono particolari conferme.

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Fortunatamente il finale riesce a sistemare le cose, anche se non in modo completo. Chiunque abbia amato i Final Fantasy si ritroverà nel proprio mondo, con i più sensibili che faranno scendere diverse lacrime. Un buonissimo finale, una buona storia (tutto sommato) che riesce a riportare il gioco ad un punto nuovamente favorevole, nonostante lo scivolone sia veramente ingiustificabile. L’endgame ripropone la parte iniziale del gioco, con la possibilità di esplorare il regno di Lucis e completare tutta una serie di missioni secondarie. È un peccato assistere a certe improvvisate, ricordano un po’ quelle viste in Metal Gear Solid V: The Phantom Pain anche se forse lì sono state meno condizionate. Non tutti potranno effettivamente concordare sull’aspetto negativo di questa seconda parte, ma è lecito specificare che è un peccato perdere, d’improvviso, la possibilità di giocare allo stesso titolo di prima: Final Fantasy XV diventa improvvisamente un altro gioco. Come se si stesse giocando due diverse versioni del gioco, dove una è decisamente più apprezzabile dell’altra.

Sul comparto tecnico siamo di fronte ad una maestria del genere. Seppur non stupisce per i compromessi di avere un open world dettagliato, la cosa più bella sono relative ai personaggi e alle loro animazioni. Il tutto si muove in maniera fluida ed elegante, con un sistema spesso casuale che rende il tutto sempre molto fresco. L’effettistica, soprattutto durante alcune summon, risulta essere davvero bella da vedere, con particellari capaci di rendere il tutto più vivido e realistico. Il sonoro si comporta egregiamente, con una colonna sonora davvero splendida e che, come nella tradizione, sarà ricordata per molti anni. Non manca qualche imperfezione qui e là, assolutamente, ma siamo di fronte davvero ad un titolo bello e vivace, forte e preponderante.

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In conclusione…

Final Fantasy XV si presenta al mondo in modo ancestrale. Il gioco sviluppato e diretto da Hajime Tabata è incredibile sotto tanti punti di vista e riesce a ripagare più che degnamente l’attesa dei fan, che dopo ben dieci anni tra dubbi e paure, sono finalmente riusciti a mettere mano sul gioco. Non mancano problematiche legate al gioco e soprattutto alla profondità della trama, così come lo svarione improvviso di cui sopra: tutte, o quasi, problematiche portate da uno sviluppo travagliato, un cambio di regia e una pressione incredibile sulla pelle. Immagino non sia stato facile sviluppare questo titolo, sia per le aspettative sia per non deludere il proprio essere. Non possiamo che fare i complimenti al team di sviluppo per essere riuscito a confezionare un titolo coi fiocchi.


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