Chesley ‘Sully‘ Sullenberger (Tom Hanks) ha probabilmente fatto la storia dell’aviazione civile. Il volo US Airways 1549 di cui è pilota, a pochi minuti dal decollo dall’aeroporto newyorchese di La Guardia, subisce un doppio bird strike (impatto di uccelli nelle turbine) che danneggia entrambi i motori fino al quasi totale spegnimento. Non c’è tempo per pensare, Sully decide che l’unico modo per salvare i 155 passeggeri a bordo del velivolo è tentare uno spettacolare ammaraggio sul fiume Hudson, nel cuore della Grande Mela. La manovra riesce perfettamente, ma la storia di Sully non è destinata a finire qui. Malgrado abbia tratto in salvo dal primo all’ultimo passeggero, i vertici dell’aviazione sono convinti che quella del pilota texano non sia stata la decisione giusta.

Quando si parla di eroi americani non si può non parlare di Clint Eastwood, regista che in questi ultimi anni si è spesso preso l’onere e l’onore di narrarne le gesta. Dopo aver raccontato la violenta storia di un’icona dell’esercito americano come il cecchino Chris Kyle (in American Sniper), il regista due volte premio Oscar torna dietro alla macchina da presa, stavolta in un contesto altrettanto eroico e adrenalinico, ma totalmente estraneo al mondo delle armi e della guerra.

Primo film girato interamente in IMAX, Sully non si pone allo spettatore come un mero biopic sull’eroico gesto di Chesley Sullenberger, bensì sullo strascico mediatico ed inquisitorio che la vicenda riuscì a generare in seguito all’inchiesta aperta dalla Commissione della US Airways stessa. Protagonista indiscusso della pellicola diventa dunque l’errore umano, o meglio, l’umanità, la razionalità che si scontra con irrazionalità ed istinto, la capacità dell’uomo di prendere rapidamente decisioni (giuste o sbagliate che siano) in un momento di estremo pericolo. Attraverso una sapiente alternanza di piani narrativi (alternanza spesso affidata a flashback) la vicenda si snoda sul pre e sul post-incidente, sulla crisi del Sully pilota che va a scontrarsi con il Sully uomo, conscio, in quanto appunto essere umano, della possibilità di aver sbagliato.

Scelte vincenti, quelle di Eastwood, nel permettere il confezionamento di un prodotto tecnicamente perfetto. In un’ora e mezza di pellicola ci viene raccontata una storia tendente ben più al drammatico che al biografico, capace di catturare lo spettatore e di piacere al grande pubblico. Un epilogo scolastico (dettato, inevitabilmente, dalla realtà dei fatti) completa il quadro, seguito dalle classiche frasi conclusive tipiche del biopic.

Se onesto non si prestasse ad innumerevoli declinazioni di significato, Sully andrebbe definito come tale, un film indiscutibilmente ben narrato e solidamente strutturato in ogni sua parte. Un Tom Hanks completamente nella parte funge da vero e proprio fulcro dell’opera stessa, ancora una volta sintomo dell’ottima capacità di adattamento a livello attoriale dell’attore californiano. Eastwood riesce a non scadere nella nauseante celebrazione dell’America a stelle e strisce (pure ingiustificata, ripensando sempre ad American Sniper), ma anzi mette in dubbio la figura di non pochi americani, pur tornando, nel finale, a tessere nuovamente le lodi dell’ ”americano infallibile”.

 

Scheda Film

Titolo: Sully
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: dalle memorie di Chesley Sullenberger, Jeffrey Zaslow (co-autore)
Cast: Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney, Anna Gunn, Mike O’Malley, Autumn Reeser
Genere: Drammatico, Biografico
Durata: 96′
Produzione: BBC Films, FilmNation Entertainment, Flashlight Films, The Kennedy/Marshall Company, Malpaso Productions, RatPac Entertainment, Village Roadshow Pictures, Warner Bros.
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia
Nazione: USA
Uscita: 1/12/16

Critico cinematografico, giurista e speaker. Classe '94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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