Watch Dogs 2 – Recensione

Il primo Watch Dogs è stato uno dei giochi più attesi e discussi del 2014. Dopo le grandi aspettative scatenate dalla presentazione all’E3 2012, per la nuova IP Ubisoft sono iniziati i primi problemi già prima della sua effettiva uscita, quando nei successivi trailer si cominciò a vedere una certa differenza di qualità grafica rispetto ai primi. Nell’arco dello sviluppo, infatti, il progetto si era rivelato più complesso di quanto preventivato, tanto da costringere Ubisoft a ritardarne l’uscita di ben sei mesi; mesi in cui si lavorò per ottimizzare la gestione del dettagliato open world in rapporto con la resa grafica, scegliendo in sostanza di fare delle rinunce nel comparto tecnico per dare la priorità al gameplay. Molti giocatori si scagliarono contro quello che Ubisoft stessa ammise essere un compromesso, additando la software house di “marketing ingannevole”, e in alcuni casi bocciando preventivamente il gioco, nonostante gli ottimi voti della critica specializzata.
Downgrade grafico a parte, è anche vero che il gioco propose delle meccaniche e dei temi molto interessanti, senza però svilupparli adeguatamente, facendolo risultare sì un buon gioco, ma anche una grande occasione mancata.
Con Watch Dogs 2 Ubisoft cerca di espandere il concept iniziale, facendo virare l’atmosfera su uno stile meno serio, appetibile anche ai giocatori più giovani.

Titolo: Watch Dogs 2
Sviluppatore: Ubisoft Montreal
Publisher: Ubisoft
Lingua: Italiano
Piattaforme: PlayStation 4, Xbox One, PC
Data di Uscita: 15/11/2016

Geek Vs the world

La volontà di compiere un deciso passo in avanti rispetto al predecessore si vede già dalla nuova ambientazione. Non ci troviamo più nella cupa e opprimente Chicago, che con la sua atmosfera pesante esprimeva efficacemente la sensazione di controllo invasivo, ma il gioco è ambientato nella soleggiata baia di San Francisco, con tanto di Golden Gate e isola di Alcatraz.
Dopo le vicende del primo capitolo, la compagnia Blume ha messo a punto la versione 2.0 del ctOS (la mastodontica infrastruttura informatica che gestisce e collega praticamente tutti gli aspetti tecnologici della vita quotidiana, dai conti bancari alle onnipresenti telecamere di sorveglianza), che sviluppando il progetto di “smart city” sta stringendo sempre più la sua morsa sulla privacy e la libertà degli abitanti, il tutto ovviamente in nome della sicurezza. Tramite il ctOS infatti la Blume ha sostanzialmente accesso a una mole enorme di informazioni e dati ottenuti da ogni sorta di dispositivo, dai telefoni cellulari agli elettrodomestici; utilizzando questi dati gli è possibile dirigere i consumi e controllare ogni aspetto della vita di ogni cittadino, decidendone la potenziale pericolosità in base alle sue azioni online.
Il protagonista è Marcus Holloway, un hacker afroamericano rimasto vittima di tale sistema oppressivo, che lo ha accusato di un crimine che non ha commesso semplicemente in virtù di alcuni dati rilevati sul suo conto. Nauseato dall’accaduto, il giovane si unisce ai DedSec, un gruppo di hacker che si oppone alla Blume.

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L’apparato narrativo di Watch Dogs 2 racchiude in sé diversi temi interessanti. Il più palese è il potenziale e realistico pericolo dell’intrusività della tecnologia nelle nostre vite, ormai talmente dipendenti dai trend e alla “connettività” da essere sempre più volubili nelle mani delle multinazionali; ma c’è anche spazio per la corruzione nella politica e i raggiri delle istituzioni religiose, fino alla discriminazione della comunità afroamericana nelle aziende della Silicon Valley. Tutti temi che hanno un raffronto con la realtà dei nostri giorni, con riferimenti chiari a realtà esistenti, e pertanto sicuramente validi. L’unico problema è che non sembrano essere affrontati con la dovuta attenzione, ma piuttosto toccati e lasciati all’interpretazione del giocatore. I giovani protagonisti sono un gruppetto affiatato e dallo spirito infervorato, ma affrontano le questioni sopracitate con una leggerezza che potrebbe lasciare interdetti.
È chiaro che l’intento di Ubisoft sia stato quello di cambiare totalmente stile rispetto ai toni drammatici del primo Watch Dogs, impostando un tipo di registro più spensierato e positivo, ma è possibile che soprattutto i giocatori meno “ggiovani” volgeranno gli occhi al cielo di fronte alla grande quantità di cazzeggio dei protagonisti.
La trama manca purtroppo di mordente emotivo, e non aiuta il fatto che le missioni spesso sembrino scollegate e poco attinenti alla storia generale; se poi aggiungiamo che la natura open world del titolo porterà verosimilmente a fare diverse deviazioni per affrontare sub quest varie, ecco che il ritmo narrativo non ne esce benissimo.

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Gli orizzonti della rete

Se il cambio di registro narrativo potrebbe far storcere il naso a una fascia di giocatori, c’è da segnalare che la formula di gioco del primo capitolo è stata migliorata in praticamente ogni aspetto. Ubisoft sembra aver preso nota delle critiche dei giocatori e ha apportato le giuste modifiche per un gameplay più ampio ed equilibrato.
Soprattutto il comparto relativo all’hacking è stato arricchito considerevolmente, permettendoci di interagire con una quantità di elementi maggiore, vi basti pensare che è ora possibile muovere da remoto macchine e veicoli vari. Utilissimi anche il drone e il jumper di Marcus, che gli permettono di ampliare la sua portata di possibilità oltre i suoi normali limiti fisici. Tramite il drone è possibile sorvolare l’area circostante e hackerare elementi normalmente fuori dalla nostra portata, oltre che esplorare le aree dall’alto e farsi un’idea della struttura ancor prima di addentrarvici. Il jumper, grazie alle sue ridotte dimensioni, può passare nei condotti di areazione e può aggirarsi attirando meno l’attenzione.

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Uno dei problemi del titolo originale era che, nonostante la libertà di azione data al giocatore, solitamente il piano di approccio alle missioni migliore era sempre lo stesso: rimanere nascosti, abbattere con le esplosioni interne quanti più nemici possibili, aspettare il ritorno alla routine e abbattere i pochi rimanenti in prima persona. Questo approccio non paga in Watch Dogs 2, intanto perché non è possibile far esplodere granché, al massimo delle tubature di gas che addormenteranno solo momentaneamente gli avversari; alla vista di un compagno a terra, le guardie non si limiteranno a guardarsi attorno, ma si allerteranno in massa venendovi a cercare.
Il gioco insomma ci costringe a usare il cervello e metterci maggiormente in gioco. Potremo affidarci prevalentemente all’hacking e l’ausilio dei nostri gadget, rimanendo per la maggior parte del tempo a distanza di sicurezza, o potremo scegliere di approcciarci in modo più stealth, attendendo nell’ombra il momento giusto per agire; i meno pazienti e più votati all’azione disporranno comunque di una buona scelta di armi e gadget offensivi vari.
Tale libertà di azione è possibile grazie a un ottima impostazione delle missioni calibrate apposta in modo tale da poter essere affrontate in diversi modi, a seconda del vostro stile di gioco. L’ottimo level design del primo capitolo torna ulteriormente migliorato.

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L’unico vero difetto che ci sentiamo di segnalare è che le missioni della storia principale non brillano in quanto a varietà. Non stiamo parlando di un grave senso di ripetitività, perché comunque le varie location rendono il gameplay ragionevolmente fresco, ma sarebbe stata apprezzata una maggiore varietà di obbiettivi oltre al tipico: infiltrati, ruba i dati e scappa senza farti notare (o semina gli inseguitori). Per fortuna Watch Dogs 2 dispone di una grande quantità di missioni secondarie e sfide varie che propongono una buona varietà di alternative alle missioni principali.

Se poi vi piace interagire con altri giocatori in rete, ci sono diverse opzioni per il comparto online. Oltre a poter rubare dati agli altri hacker entrando nel loro gioco (o viceversa difendersi da altri giocatori) è ora possibile collaborare per affrontare missioni. Le partite in cooperativa contribuiscono alla varietà di gameplay e sono decisamente divertenti.

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San Francisco al silicio

Tecnicamente il gioco si presenta molto bene, con un’area di gioco davvero ampia (molto più rispetto al predecessore) e una riproduzione degli ambienti davvero fedele e credibile. Le location chiave sono tutte presenti, ma è anche possibile trovare varietà tra un quartiere e l’altro come Chinatown e Little Italy, o una visibile differenza tra il centro e i quartieri più periferici, territorio di varie bande.
Si tratta comunque di un open world, e come tale risente dei limiti naturali del caso: texture non sempre ben definite, occasionali bug, pop up e fenomeni di compenetrazione di poligoni. Tutti nei relativamente notabili nel generale buon lavoro fatto da Ubisoft per questa trasposizione di San Francisco. Meno sopportabili invece sono gli accidentali cali di frame rate che ogni tanto si fanno notare durante il gioco.

In linea con il “mood” del gioco, per la colonna sonora il compositore Hudson Mohawke ha creato una serie di tracce di vari generi, dall’elettronica all’hip-hop, fino al punk. Sono comunque anche presenti brani di altri artisti portati nel gioco grazie a un accordo con Amoeba Music.
Il doppiaggio dei protagonisti è più che discreto, e sebbene non permetta di apprezzare le sfumature dell’originale (come lo slang degli afroamericani) funziona bene per delineare i rispettivi caratteri. Meno buone invece le performance di alcuni personaggi principali.

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In Conclusione

Dopo l’occasione mancata di affrontare degnamente i temi intavolati dal primo capitolo, in molti si aspettavano una trama più consistente da Watch Dogs 2. Purtroppo questo seguito non spinge molto sull’efficacia narrativa e sceglie piuttosto di non prendersi troppo sul serio. È bene chiarire che sotto l’aspetto scanzonato del gioco ci sono comunque temi validi, che però non sono affrontati con la serietà che ci si aspetterebbe. Questo di per sé non è necessariamente un difetto, in quanto dipende in gran parte dalle aspettative, ma è naturale che potrebbe scontentare una fascia di giocatori.
Evitando tali aspettative, siamo di fronte a un ottimo titolo, con una formula di gioco sicuramente divertente, migliorata in ogni suo aspetto rispetto al passato, ricca e sufficientemente variegata, che vi terrà incollati per diverse ore nell’enorme e colorata baia di San Francisco.