Nel variegato panorama degli action RPG abbiamo visto affiorare dei titoli ben realizzati, come Salt&Sanctuary oppure Odin Sphere. Il team giapponese Rising Star Games ci propone adesso Earth’s Dawn, un titolo dall’ambientazione post-apocalittica, nel quale dovremo farci strada a suon di combo per salvare l’umanità da una perniciosa razza aliena.

L’idea di fondo sarebbe stata quella di realizzare un gioco che implementasse il gameplay dell’action game 2D con quelle dello sviluppo del personaggio tipiche degli RPG, ma qualcosa è andato storto.

Titolo: Earth’s Dawn
Sviluppatore: One or Eight
Publisher: Rising Star Games , Maximum Games
Lingua: Inglese
Piattaforme: PlayStation 4, Xbox One
Costo: 29,99 €
Data di Uscita: 01/11/2016

Earth’s Dawn mostra molti punti deboli e pochi elementi di forza.

Sicuramente l’impianto grafico è accattivante, con una buona realizzazione sia dei personaggi che degli sfondi, in grado di ricreare una atmosfera che ci catapulta direttamente nella terra devastata da una invasione aliena. Dovremo scegliere il personaggio con il quale affrontare l’avventura tra i quattro di base. Gli umani sono riusciti tramite la bioingneria a creare delle armature basate sulla tecnologia e il DNA alieno e il corpo d’elite del quale facciamo parte viene gettato nella mischia per dare una bella ripulita al mondo. La prima palese pecca che ho rilevato appena iniziato a giocare è la visualizzazione del campo di battaglia. Lo zoom è talmente elevato che quasi tutto lo schermo è occupato dal nostro party, rendendo difficile capire cosa ci sia attorno a noi. Durante i combattimenti la situazione non cambia, obbligandomi a spostarmi a destra e sinistra per andare ad intercettare gli avversari che rimangono fuori del campo visuale.

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Le nostre missioni si susseguiranno una dietro l’altra, con lo scopo di affrontare una pletora di avversari per poi arrivare al boss finale.

Il pericolo di diventare noiosamente ripetitivo si è velocemente palesato come una concreta certezza. Nonostante il buon sistema di sviluppo del personaggio e la possibilità di costruire o migliorare le armi in dotazione, la componente action si riduce solo ad un “button smashing” collegato alle schivate. Ho rilevato anche una netta sproporzione tra la difficoltà abbastanza risibile degli avversari incontrati lungo il cammino e i vari boss di fine livello, che possono letteralmente spiaccicarci con un sol colpo. Questo succedeva anche in Salt&Sanctuary, ma tutto il gioco aveva una sua difficoltà abbastanza elevata, mentre in Earth’s Dawn lo squilibrio è veramente evidente. I nemici che affrontiamo nei livelli e i boss sono ben disegnati e ben animati, con dei dettagli divertenti. Ad esempio nel luminoso livello con la lava i lucertoloni alieni indossano gli occhiali da sole.

I boss, come già dicevo, sono belli tosti, ma dopo averli affrontati un paio di volte, ci si rende conto che i patterns dei loro attacchi sono prevedibili, quindi per sconfiggerli con relativa facilità, basta memorizzare i loro movimenti e poi andarli ad annientare.

Speravo di trovare conforto nella trama, ma la narrazione troppo verbosa e l’inutilità della stessa, la rendono pressoché superflua. Poco mi interessa leggere paginate di chiacchiere tra un livello e l’altro se poi gli stessi si ripetono quasi uguali a loro stessi. L’unica cosa che cambia sono le ambientazioni, che come dicevo sono state realizzate con molta cura e dettaglio.

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In Conclusione

Earth’s Dawn è un action-RPG 2D che punta molto, forse troppo, sulla componente grafica, restituendone però una di gioco ripetitivamente noiosa. Il sistema action si basa sull’inanellare combo, andando a penalizzare la componente RPG che invece è il punto di maggior forza del gioco. C’è troppo sbilanciamento tra il livello di difficoltà presente nei singoli livelli e quello dei boss finali, essendo questi ultimi troppo tosti rispetto a ciò che li ha preceduti.

Opinabile è anche la scelta della visualizzazione, troppo zoommata sul party, che limita la visione complessiva, sia nell’esplorazione che nei combattimenti. La trama si perde in paginate di testo che non aiutano certo a spezzare la monotonia, anzi l’aumentano enormemente.

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.

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