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Call of Duty: Modern Warfare Remastered – Recensione

Il genere FPS è stato a lungo la punta di diamante per le console della passata generazione. Chi non ha vissuto l’ultima decade non può di certo saperlo, ma basti pensare proprio alla fortunata serie Activision e ad una serie infinita di giochi della stessa tipologia. Ma rimanendo fermi in tema Call of Duty, non possiamo che ritornare al 2007 quando il quarto capitolo intitolato Modern Warfare entrava nelle case di tutti gli appassionati. Il feeling fu di quelli insormontabili, indimenticabili e chi più ne ha, più ne metta: fu un gioco spettacolare e che ai tempi segnava un nuovo standard, sia per l’eccellenza grafica e la fluidità, sia per una cura nei dettagli molto più intrigante. È innegabile che i nuovi e attuali Call of Duty siano stati “toccati” dalle generazioni odierne e che seguono di pari passo il feedback degli utenti e della massa comprante. Ma quest’anno, assieme ad Infinite Warfare, gli sviluppatori hanno riportato in auge quel magnifico 2007, quello splendido Modern Warfare e tutto ciò che ne consegue.

Titolo: Call of Duty: Modern Warfare Remastered
Sviluppatore: Raven Software e Infinity Ward
Publisher: Activision
Lingua: Completamente in italiano
Piattaforme: Xbox One, PS4 (versione testata), PC
Data di Uscita: 04/11/2016

Quella di Activision è stata una vera “operazione nostalgia”, l’affetto dei fan e il ricordo indelebile di quella produzione è stato ciò che ha spostato l’ago della bilancia e che, oggi, può ritornare con una veste grafica totalmente rinnovata. Dopo tre capitoli inerenti alla Seconda Guerra Mondiale, Modern Warfare era il capitolo più vicino alla nostra epoca; questo capitolo è infatti dedicato alla guerra contro un’ipotetica coalizione tra ultra-nazionalisti russi e terroristi islamici. Da qui la possibilità per i giocatori di utilizzare i Marines statunitensi e SAS britannici. Col peso degli anni (quasi dieci), bisogna verificare il grado di coinvolgimento che la campagna riesce ancora a offrire e quanto effettivamente il titolo ancora oggi possa tendere una mano ai nuovi giocatori, quelli che hanno perso la genesi dello sparatutto. Ritornare nelle vesti militari del Sergente “Soap” del 22° reggimento SAS, nonché quelli del sergente Paul Jackson del corpo dei Marines è un piacere incommensurabile. I continui cambi di fronte tra Russia e Medioriente non hanno perso fascino, così come il ritmo incalzante della trama con un approfondimento maggiore sui temi tradizionali come i personaggi e le situazioni.

Inutile andare nel dettaglio di una campagna che avete giocato e rigiocato, ma sappiate che il tutto è rimasto fedelmente com’era e le sensazioni che ne scaturiscono sono di assoluto spessore, proprio come fu per l’originale uscito nove anni orsono. I dialoghi, le sequenze, i cambi di fronte e i colpi di scena colpiscono ancora oggi, mettendo un chiaro punto su ciò negli anni la serie è diventata. Il fanta-scientifico adottato nelle ultime produzioni non è tra i più interessanti e le lamentele annuali, i “non-mi-piace” ai video trailer e tutto il resto che ne consegue, sono la realtà di una produzione che inizia a faticare. Il pacchetto contenente Modern Warfare Remastered mostra appunto come quest’ultima sia la certezza assoluta quest’anno, mentre Infinite Warfare soltanto un dubbio colossale.

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Per quanto concerne il multiplayer, le considerazioni sono quelle di cui sopra inerenti alla campagna. Il feeling pad alla mano è rimasto immutato nel tempo. Il restyling grafico è presente anche sul comparto multigiocatore, con una serie di mappe originali completamente rivitalizzate grazie ai miglioramenti grafici evidenti. Passare da Infinite Warfare a Modern Warfare mostra come l’idea di gioco sia stata completamente stravolta con gli anni a venire, soprattutto se guardiamo la libertà di movimento. Modern Warfare esula dal criterio fantascientifico e con sé porta un tipo di gioco molto più elementare (e apprezzabile, sotto certi aspetti): Il time-to-kill è leggermente ridotto, con una semplice raffica sarà possibile eleminare un nemico, mentre il movimento è quello tradizionale che non comporta scivolate, saltelli qui e là e soprattutto la possibilità di camminare sui muri. Giocarci ora con l’esperienza accumulata può risultare sconfortante, complice anche un respawn imperfetto proprio come l’originale, dove il camper la vince facile. Modern Warfare infatti era la fiera del camper (e non quelli che si guidano) e ancora oggi si porta questo difetto a causa delle sue meccaniche; questo mostra come Activision sia riuscita a ridurre – anche se non completamente – il fenomeno nelle sue produzioni odierne, strizzando maggiormente l’occhio agli E-Sports.

Dopo qualche ora persa a riabituarsi al sistema lento ed elementare, iniziano ad arrivare le prime soddisfazioni. La lacrimuccia scende quando ci si ritrova su Shipment, Crossfire e altre mappe che l’hanno reso celebre. Lo stesso accade quando si vede la frenesia della modalità “Search & Destroy” o “Dominio”, combattutissime partite all’ultimo proiettile. È indubbio quindi che la modalità multiplayer di Modern Warfare Remastered sia consolidata, proprio per come fu per l’originale. Il problema principale inerente a questa rimasterizzazione è soltanto la community: come accennato sopra, i giocatori che principalmente hanno accesso a questa remaster fanno parte della sezione élite, anche perché mi risulta difficile credere che i giocatori odierni abbiano subito imparato le zone migliori dove nascondersi e camperare. A tal proposito si aggiunge che la versione rimasterizzata di questo capolavoro è disponibile soltanto per tutti coloro che compreranno la Legacy Collection e che quindi avranno a disposizione anche Infinite Warfare. È facile pensare che il bacino di utenza sia comunque più che concentrato sul capostipite piuttosto che su Modern Warfare Remaster, complice anche un sistema molto più odierno e identico alle recenti produzioni annuali.

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Passando al comparto tecnico, questo si conferma come il vero protagonista dell’intero lavoro. Il team di sviluppo Raven Software ha dimostrato di saper usare al meglio gli strumenti e il motore grafico di Activision, perché il confronto diretto con la produzione originale è davvero evidente. Complice anche una particolare esigenza moderna, il lavoro è encomiabile e rende questa remaster un titolo vero e proprio, al passo coi tempi e che non deve sottostare ad altri del suo genere. Rivivere la campagna con una grafica aggiornata rende l’immedesimazione ancora più egregia e funzionale, soprattutto riesce a scontrarsi facilmente con quella di Infinite Warfare, risultando addirittura vincente in termini di paragone. C’è da dire che comunque un occhio attento può notare diverse sfumature che si portano il peso degli anni; se per quanto riguarda la mole poligonale, i particellari e tutta una serie di effettistica si sono fatti dei passi da gigante, è altrettanto vero che l’illuminazione e altre texture in secondo piano non rendono al massimo. Complice è la tecnologia avanzata nell’ultima decade che ha migliorato notevolmente certe espressioni grafiche, nonostante sia comunque un piacere per gli occhi circa il lavoro svolto.

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In conclusione…

Call of Duty: Modern Warfare Remastered è un titolo che riesce ad entrare facilmente tra le produzioni attuali. Ad aiutare è anche un sistema pressoché uguale ai capitoli della serie più recenti, che portano in breve lo stesso feeling e sensazioni di gioco. Call of Duty è in fin dei conti una serie che è riuscita a svecchiare certe meccaniche pur mantenendo un sistema familiare e ben consolidato. Activision sapeva che molti giocatori erano propensi a giocare nuovamente nelle vesti di Soap e Jackson e che inserirlo nella Legacy Edition è stata una mossa tanto furba quanto commercialmente subdola: sappiamo bene che prima o poi sarà venduta stand-alone. Sta però al giocatore l’ultima parola, quindi mi esulo dal pensiero commerciale per dare un consiglio su quest’edizione del gioco del tutto rinnovato: se siete tra quelli che hanno amato il prodotto originale, non potete mancare all’appuntamento.

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Mirko Rusciano

Personaggio particolare, simpatico e con la curiosità di un gatto. Cresciuto a pane e videogiochi, che ha scoperto nei primi anni di età, si è poi appassionato alla scrittura, alla filosofia e al cinema. Fedele al movimento multipiattaforma, che prima o poi metterà la parola fine alla console war.
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