Valkyrie Drive: Bhikkhuni – Recensione

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Dai creatori della serie Senran Kagura e Onechanbara non potevamo che aspettarci una nuova serie dall’alto contenuto pruriginoso, rivolto a quei maschietti che non provano alcuna vergogna nell’investire ore ed ore della loro esistenza a riversare amare lacrime (…) su storie toccanti, personaggi iconici e intrecci complessi al punto tale da richiedere ore e ore di character development. Ovvero, tutto il contrario di ciò che ho appena scritto, meno il fattore “Le Ore”.

Titolo: Valkyrie Drive: Bhikkhuni
Sviluppatore: Tamsoft/Marvelous
Publisher: Pqube
Piattaforme: PS VITA
Genere: Hack’n’slash
Localizzazione: Testi in inglese

Fate l’amore…

Ambientato su un’isola sperduta sulla quale sono state radunate ragazze dai poteri sovrumani, Valkyrie Drive: Bhikkhuni smette completamente i sottotesti erotici tipici dei titoli Tamsoft e Marvelous per affondare i denti in una produzione esplicitamente dal contenuto erotico, volutamente sopra le righe, addirittura pubblicizzata negli stati uniti con lo slogan “Lesbiche da combattimento potenziate dagli orgasmi. Viviamo in un’epoca magnifica!”. E no, non è uno scherzo. A dispetto della serie animata andata in onda in Giappone in contemporanea col lancio del titolo sul mercato del Sol Levante, le protagoniste di Bhikkhuni (non è un gioco di parole basato su “Bikini”, ma sarebbe stato tutto sommato indicato) sono un gruppo di sette ragazze poco più che adolescenti caratterizzate dalla capacità di potenziarsi a furia di baci saffici. Perdendo così il finto candore dei personaggi di Senran Kagura o le situazioni surreali e grottesche di Onechanbara, Valkyrie Drive preferisce giocare a carte scoperte, proponendo un cast di personaggi esplicitamente omosessuali e pronto a tutto pur di arrivare ai titoli di coda sfoggiando i completini più discinti e le espressioni più ambigue possibili. Non importa se il duo di protagoniste è legato da una parentela strettissima (sono due sorelle complici di un rapporto incestuoso), state certi che presto o tardi le vedrete esplodere in godimenti più o meno stemperati da effetti di luce e cliché dei shonen manga per dare nuovo smalto allo schermo della vostra PS Vita.

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…non fate la guerra!

Al di là delle pretese narrative, che come vuole il genere di riferimento sono appesantite da dialoghi verbosi e tropi visti e rivisti, Valkyrie Drive: Bhikkhuni è anche e soprattutto un hack’n’slash tutto sommato godibile, con un buon numero di meccaniche da fare proprie a suon di combattimenti contro nemici incapaci di intendere e di volere. Esattamente come nei capitoli per PS Vita di Senran Kagura – che ricordo essere spin-off della serie principale, attualmente esclusiva di Nintendo 3DS e contante due episodi – anche nella nuova IP Tamsoft ci si trova ad affrontare orde di donzelle inviperite e pronte ad esplodere in drappi di vestiti fatti a pezzi dalle lame e dalle tecniche di combattimento delle protagoniste, fino ad arrivare al tipico scontro di boss di fine livello. La storia di Valkyrie Drive: Bhikkhuni, tuttavia, prevede che oltre a scontri fra i personaggi giocabili, il giocatore venga coinvolto in epiche battaglie faccia a faccia con nemici ciclopici: in questo frangente in dinamismo del gameplay perde incisività e il tutto si trasforma in un vero e proprio button mashing selvaggio nella speranza che l’enorme barra della vita avversaria finisca per il prosciugarsi nel più breve tempo possibile. L’alta velocità dei combattimenti, unita alla possibilità di accedere a tecniche e potenziamenti via via sempre migliori col prosieguo della storia e l’accrescimento del livello delle proprie guerriere regala un senso di progressione notevolmente appagante, che ovviamente coincide anche con una serie di cinematiche sempre più pruriginose con protagoniste il duo di combattenti scelte per l’occasione. Le schermaglie sono combattute, infatti, in coppia, laddove una delle giovani è chiamata a prodigarsi in evoluzioni circensi su spogli ambienti tridimensionali, mentre l’altra è pronta ad effettuare il “Drive”, ovvero un potenziamento che trasforma il suo corpo nell’arma preferita della compagna di squadra. Il tutto dopo aver raggiunto un grado di eccitazione sessuale comparabile al climax decantato nello slogan pubblicitario citato in precedenza. Purtroppo questa “geniale” formula a metà fra un anime di Kunihiko Ikuhara e il più trash degli anime hentai non è sorretta da un altrettanto intelligente sceneggiatura, finendo troppo spesso col prendersi troppo sul serio e ammorbando letteralmente il giocatore con linee narrative insipide e personaggi talmente schiavi del loro stereotipo da risultare mere fotocopie di altri decisamente più famosi e carismatici. Non aiuta, in tal senso, il ristrettissimo cast di attori principali, specie se comparato a quello presente nella serie Senran Kagura: su una decina di personaggi menzionati nella modalità storia, solamente sette sono effettivamente controllabili, e gli occasionali boss da battere a suon di mazzate ad alta velocità sono tutto fuorché memorabili. Il che è un peccato, perché anche la direzione artistica e il character design del titolo sembrano spingere sul fascino delle protagoniste con tutte le loro forze, tanto da rendere i loro modelli poligonali alcune delle cose migliori viste sulla portatile Sony da tempi immemori. Certo, il motore 3D deve giocoforza fare i conti con ambientazioni spoglissime (ma ispirate) e un poly count riservato ai nemici ai minimi storici, ma tutto sommato l’aspetto prettamente visivo della produzione è sicuramente l’ultimo dei suoi problemi. A condire il tutto, infine, un doppiaggio in lingua giapponese sottotitolato interamente in lingua inglese e un numero incredibile di vestiti, accessori e capi d’abbigliamento intimo con cui personalizzare l’aspetto e le scene sensuali che inframezzano gli scontri. Senza nemmeno un filo di pudore.

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In Conclusione

Marvelous e Tamsoft consegnano agli appassionati dei titoli pruriginosi Valkyrie Drive: Bhikkhuni, hack’n’slash francamente godibile, pur nei suoi limiti di titolo prettamente dedicato al fanservice e all’eye candy in stile manga. Il cast ristretto e la squallida narrativa di contorno non aiutano il nuovo nato in casa Tamsoft a brillare sopra la più che popolare saga delle ninja procaci, ma un sequel ben realizzato, unito a una sceneggiatura più brillante, potrebbe porre le basi per creare un nuovo pilastro del genere ecchi. Magari anche su PlayStation 4!

C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

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