Sembra quasi che il miglior modo per sfruttare la realtà virtuale sia quello di farci immergere in spaventevoli mondi orrorifici, e con Here They Lie questo paradigma viene confermato, Santa Monica Studio e Tangentlemen ci propongono una folle storia d’amore intrisa di horror che prende vita attorno a noi grazie all’utilizzo del PSVR.

Titolo: Here They Lie
Sviluppatore: Santa Monica Studio
Publisher: Sony
Lingua: Italiano audio e testi
Piattaforma: PS4, PSVR
Data d’uscita: 13/10/2016

Incontriamo Dana, una bellissima donna, unico punto di luce in un mondo oscuro e morbosamente inquietante, prima di salire dentro un vagone della metro. Le luci scompaiono ed una opprimente oscurità si popola di terrore e inusitata follia. Questo è l’incipit di Here They Lie, una inizio che ci porta ad affrontare una serie di capitoli nei quali cercheremo di ricostruire la trama del gioco, all’interno di una città irreale che mostra il suo lato oscuro e marcio.

Il problema è che per farlo saremo avvinghiati da un abisso di terrore e raccapriccio, non certo adatto a chi vuole passare una serata rilassante. Ogni capitolo ci trascinerà in una serie di scelte morali delle quali potremo capirne la portata solo alla fine del gioco, volendoci spronare a ripetere l’esperienza per svelare tutti i finali possibili. In sostanza il gameplay è quello di un walking simulator, nel quale le nostre azioni sono estremamente limitate.

Peccato che il fulcro di tutto, ovvero la storia, sia molto debole e alla fine il tutto si risolve in una serie di scene spaventevoli collegate tra loro da un flebile filo di interesse.

Se poi mettiamo sul piatto anche il fatto che in alcuni punti il “motion sickness” diventa troppo pesante anche per gli stomaci più forti, possiamo ben capire che Here They Lie non si tratta proprio di una scelta obbligata per i possessori della PSVR. E’ vero che siamo ancora agli albori di questa tecnologia, ma qua oltre che ad un’aspetto grafico che in alcuni punti è veramente risibile, ci troviamo anche di fronte ad una debolezza strutturale che è slegata dalla realtà virtuale. Il gioco non ha mordente, si basa in maggior parte su una serie di momenti terrificanti, che non creano affatto un meccanismo di immedesimazione, ma solo di repulsione.

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L’horror vero e proprio è quello che ti entra dentro, quello che di corrompe e ammorba ad ogni passo che si compie verso la tenebra insondabile, quello che sfrutta la tensione continua e non solo alcuni stereotipati lampi di terrore. L’immersione nella realtà virtuale è sicuramete un modo per farci vivere più profondamente le sensazioni primordiali che si creano all’interno del nostro cervello quando siamo sottoposti a stimoli spaventosi, ma in Here They Lie si legge solo un blando esercizio di stile che non riesce a creare una vera e propria iterazione.

Uno dei punti di forza sono gli ambienti di gioco, che si trasformano durante la nostra esplorazione. Un esempio lampante è la distorta riproduzione del quartiere a luci rosse di Amsterdam, che sembra essere creato dalla folle immaginazione di Bosh.

Ma l’uso eccessivo del motion blur, oltre che a penalizzare la grafica, rende anche poco fruibile la lettura dei documenti, che poi sarebbero le chiavi per leggere la storia.

Gli abitanti umanoidi di questo tetro universo, non sono invece altrettanto curati, seppur ispirate versioni distorte di relitti umani, risultando molto meno spaventosi di quanto dovrebbero essere.

Una menzione d’onore va al comparto audio, che risulta essere forse l’elemento che rende maggiormente il senso di immersività, ma da solo non basta.

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In Conclusione

Here They Lie è un horror che non riesce a entrare in empatia con il giocatore/spettatore. La realtà virtuale in questo caso è usata come pretesto per farci immergere in una storia che ambiziosamente doveva risultare intrigante, ma che alla fine si rivela essere troppo blanda per apparire interessante. La realizzazione degli ambienti è sicuramente ben fatta, ma non basta a rendere Here They Lie un titolo veramente appetibile, mancando di quel mordente che certo non può essere dato solo dai “jumpscare”.

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.

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