Si sa, quando Crytek ci si mette è in grado di creare vere e proprie rivoluzioni tecnologiche, tanto che quasi tutti i suoi titoli sono utilizzati come veri e propri benchmark per testare le potenzialità degli hardware all’ultimo grido. È il caso, ad esempio, del celeberrimo Crysis, FPS passato alla storia non tanto per le sue meccaniche open world quanto per il profilo tecnico, talmente al di là dell’epoca in cui venne pubblicato sul mercato da essere stato utilizzato come “titolo di prova” per configurazioni di oltre 5 o 6 anni più tardi: in termini tecnologici, praticamente balzi di due o tre generazioni successive. Non stupisce quindi che questo Robinson: The Journey rappresenti per il visore PlayStation VR di Sony un vero e proprio campo di prova tecnico, e che il profilo prettamente grafico riesca a toccare vertici praticamente impensabili se si considera la qualità media delle produzioni rintracciabili al momento su PS Store. Ma ovviamente, come sempre, non tutte le ciambelle vengono col buco, e anche quest’ultima prodezza tecnologica di Crytek nasconde qualche problema di troppo.

Titolo: Robinson: The Journey
Sviluppatore: Crytek
Publisher: Cryek
Lingua: Italiano audio e testi
Piattaforma: PS4, PSVR, PC
Data d’uscita: 9/11/2016

Le avventure (spaziali) di Robin

Liberamente ispirato al classico letterario di Daniel Dafoe, Robinson: The Journey catapulta i giocatori nei panni di Robin, unico (apparentemente) sopravvissuto ad un disastro spaziale che ha decimato la razza umana e l’ha fatto sbarcare, suo malgrado, su un pianeta abitato da enormi creature in tutto e per tutto simili ai dinosauri. La nuova produzione Crytek vuole evidentemente giocare con i nostri sogni infantili e le fantasie che abbiamo da sempre portato nel cuore sfogliano libri illustrati o semplicemente guardando film come Jurassic Park o Alla Ricerca della Valle Incantata, poiché la sensazione è proprio quella di poter finalmente vivere in prima persona un’avventura in compagnia dei giganteschi colossi della preistoria. Ad accompagnare il giovanissimo protagonista vi sono un robot maggiordomo, che funge un po’ da saggio grillo parlante della situazione, e la tenera Laika, un cucciolo di T-Rex che Robin ha avuto la fortuna di trovare e addomesticare proprio appena uscita dall’uovo. La sinergia che si respira quando i tre collaborano durante l’avventura è certamente uno dei punti più riusciti della produzione, probabilmente grazie anche ad un doppiaggio in italiano dalla qualità decisamente al di sopra della media. Se all’automa volante è riservato il dovere di consigliarci come raggiungere i nostri obiettivi, la piccola Laika si presta ad essere indirizzata qua e là, magari per interagire con altri dinosauri, spaventarli col suo ruggito oppure sbloccare in qualche modo la situazione con la sua semplice presenza; da parte sua, Robin, non riveste esattamente “l’eroe da action movie” a cui i videogiochi recenti ci hanno abituati, e il suo peregrinare da un punto all’altro della zona (perché di walking simulator si sta parlando) in cerca di informazioni sul disastro spaziale e sulla presenza di sopravvissuti è generalmente intervallato da qualche sessione di scalata di pareti rocciose (in tutto e per tutto simili a quelle di The Climb, altra esperienza in VR targata Crytek) e sporadici enigmi ambientali. In tal senso duole ammettere che sia la fisica che il motore grafico riescono a rompere l’illusione di estremo realismo creata in modo efficace dal comparto estetico, con frequenti compenetrazioni poligonali e momenti di vero e proprio sconforto nel vedere le cose muoversi come non dovrebbero. Capita spesso di dover spostare oggetti tramite lo strumento multiuso in dotazione al protagonista, capace di far fluttuare detriti un po’ come la cara gravity gun di Half Life 2. Effettivamente la volontà è chiaramente quella di rievocare con la memoria i puzzles basati sulla fisica visti nel classico Valve, ma assicuro che il tutto funziona decisamente peggio. In titolo del 2016, già.

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Laika, il primo cane nello spazio. E un cucciolo di t-rex.

Un altro aspetto fondamentale all’interno del gioco è la modalità di scansione con la quale Robin può catalogare qualsiasi reperto o creatura di interesse all’interno del PC della sua nave: il tutto si configura in una sorta di minigioco in cui ci si deve impegnare a raccogliere tutti i punti luminosi presenti sul modello poligonale del soggetto preso in esame muovendo lo sguardo con attenzione ed evitando accuratamente quelli di un rosso splendente, pena il dover ricominciare da capo l’operazione. La cosa funziona egregiamente nei primi minuti di gioco, ma quando ci si accorge che dietro ad ogni angolo sono presenti gli stessi animali e le stesse identiche cose, la voglia di scansionare qualsiasi cosa si muova va scemando fino ad estinguersi. Un obiettivo in più per i completisti e un’occasione in più per riprendere in mano l’avventura dopo aver raggiunto i titoli di coda, in fondo.

Certamente fra i walking simulator attualmente disponibili per PlayStation VR, questo Robinson: The Journey rappresenta forse una delle esperienze fra le più complete e appaganti, ma ancora una volta si sta parlando di un’esperienza della brevissima durata che prevede semplicemente il muoversi dal punto A al punto B dell’ambientazione sottostando a qualche semplice enigma ambientale. Personalmente ho trovato anche inspiegabile l’assenza del supporto ai PlayStation Move, metodo di controllo che migliora sensibilmente l’immersione su PlayStation 4, totalmente soppiantati a favore del DualShock 4 forse per non escludere potenziali acquirenti al momento del lancio. Ammetto che l’impatto con la realtà virtuale offerta dal titolo è notevole, sia grazie alla ricchezza di un comparto grafico davvero senza rivali nel momento in cui scrivo, sia per la meraviglia che suscitano i giganteschi rettili durante l’avventura. Posso assicurare che la prima volta che ci si trova d’innanzi ad un collo lungo si rimane inebetiti per qualche secondo. Manca tuttavia la tensione che si dovrebbe provare nell’essere un protagonista inerme in un pianeta sconosciuto e irto di pericoli, ma d’altronde è chiaro che Crytek volesse puntare ad un’esperienza più adatta ad un pubblico di tutte l’età piuttosto che ad un’avventura dai toni tesi e dalle meccaniche survival.

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In Conclusione

PlayStation VR è appena nato, eppure con Robinson: The Journey, Crytek ha già provveduto ad alzare l’asticella dello standard grafico attualmente disponibile nell’esperienza VR di PlayStation 4. Fra i walking simulator disponibili è sicuramente uno dei più belli da vedere, ma una certa ridondanza ludica e un profilo narrativo non esattamente dei più trascinanti potrebbero sminuirne il fascino.

C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

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