“Spazio, vuoto, silenzio.

Una nave, utero di una matrigna d’acciaio che racchiude pericolose intenzioni di figli degeneri.

Muri trasudano di olio e sangue, l’aria è intrisa dalla latente follia che silenziosa ammorba il nostro risveglio.

Sono solo in questo dedalo di stretti corridoi e devastati locali.

Tutti gli altri sono alterati ammassi di corpi smembrati oppure dementi assassini guidati dalla bramosia di assimilarmi alla loro casta dannata.

Solo alcune voci che mi arrivano dalla radio cercando di guidarmi verso la salvezza, ma potrò fidarmi? “

Syndrome è un opprimente FPS a tema horror che unisce in se quanto di meglio della narrazione già visto in giochi come Dead Space, Alien Isolation o Outlast, ad un ambiente di gioco forse non originale, ovvero l’interno di una sconfinata nave, ma ricreato con cura e maniacale ricerca del dettaglio.

Titolo: Syndrome
Sviluppatore: Bigmoon Entertainment, Camel 101
Publisher: Steam, Microsoft, Sony
Lingua: Inglese
Piattaforme: PC, PS4, Xbox One
Data di Uscita: 28/10/2016

Nei panni di un membro dell’equipaggio dovremo scoprire cosa sia successo ai nostri compagni di viaggio e soprattutto sopravvivre alla folle situazione che troveremo all’interno del vascello alla deriva. La trama è il fulcro di Syndrome, quindi vi risparmio qualsiasi spoiler che possa rovinarvi il piacere della scoperta, avvertendovi però che si trattnono argomenti e situazioni molto horror, splatter e gore, con dei risvolti psicologici abbastanza forti, per cui sappiate che non è adatto ai più impressionabili.

Ho citato prima alcuni giochi che sono stati fonti di ispirazione di Syndrome, ai quali si può tranquillamente aggiungere anche Soma. Ma non pensate che questo sia una blanda scopiazzatura, perché gli autori sono riusciti a creare un sapiente mix di elementi già visti, come ad esempio la possibilità di nascondersi in Alien Isolation, con un gampelay che acquisisce una sua forma originale.

Dovremo esplorare, nasconderci , attaccare, usare tatticamente l’ambiente di gioco per poter avanzare in quello che sembra un vero e proprio girone infernale. La nave è composta da più livelli, egregiamente realizzati sia dal punto di vista grafico che da quello della struttura, che dovremo attraversare, ritornando a volte anche sui nostri passi, cercando di non farci uccidere dai nostri ex compagni, ora brutali esseri senza alcuna inibizione.

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Scopriremo cosa è successo durante il nostro ipersonno, capiremo di chi ci potremo fidare, e cercheremo di portare a termine l’obiettivo primario della nostra missione: riportare a casa la pellaccia.

I nostri avversari sono attratti da ogni rumore, quindi mi sono dovuto abituare a muovermi con cautela e circospezione, perchè una volta scoperti vi renderete conto di quanto possa essere difficile sfuggire alla loro furia. Abbiamo anche la possibilità di usare elementi dell’ambiente per distrarli, ma il consiglio che vi posso dare è quello di evitarli il più possibile, almeno fino a quando non avrete qualcosa con cui poterli attaccare.

Nonstante la grafica sia ben definita, non occorre avere un PC Master Race per poterci giocare, ma per poterselo godere ad una buona risoluzione è necessario avere un buon hardare di fascia media. Non ho notato alcun tirpo di bug o glitch particolare. Il comparto audio, sul quale si basa una buona fetta del gameplay, è ottimamente realizzato e la colonna sonora riesce a ricreare al meglio l’effetto di opprimente claustrofobia e frenetica urgenza che pervade l’atmosfera del gioco.

La configurazione migliore per giocare a Syndrome, se siete dei masochisti patentati, è quella di una stanza buia con un bel paio di cuffie di buona qualità. La strizza è assicurata!

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In Conclusione

Syndrome parte lento, quasi noioso, ma superati i primi minuti nei quali sembra di giocare a qualcosa di già visto, si scopre che ha una sua originale profondità. Nonostante sia stato palesemente ispirato da giochi come Dead Space o Soma, il prodotto di Camel 101 si riesce a ritagliare un suo spazio di originalità e bellezza, che accostate ad un gameplay intrigante, lo rendono un prodotto interessante per tutti gli amanti dei survival horror.

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.

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