[In Retro We Trust] Rez

Videogiochi

Vista la recente riedizione di questo titolo, ottimamente trasposta nel mondo virtuale per PSVR con il nome di Rez Infinite, pensavo sarebbe stato opportuno fare un piccolo salto nel passato per parlare un po’ più diffusamente del gioco originale.

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Rez appare in Giappone nel 2001 e poi nel resto del mondo nel 2002, su Dreamcast, la mai troppo compianta console a 128 bit di Sega. E c’è proprio Sega dietro alla progettazione e alla realizzazione del titolo, grazie ad una serie di ex membri del Team Andromeda, che poi sarebbero stati coloro che avevano portato su Saturn l’avvincente Panzer Dragoon.

Definire cosa sia Rez non è facile. Potrebbe essere classificato tra i rail shooter, ovvero quegli sparatutto, tipo Space Harrier, nei quali siamo guidati attraverso vari livelli distruggendo quanti più nemici possibili. Ma se fosse stato solo questo, Rez sarebbe passato presto nel dimenticatoio. Invece a tutt’oggi è uno dei giochi più amati sia dai nostalgici come il sottoscritto, sia dai novelli giocatori, affamati di produzioni originali. Infatti Rez fonde nel suo gameplay le dinamiche dello shooter con quelle del rhytm game. Ma ancora non è sufficiente dire questo per far comprendere bene cosa succede durante una partita a Rez. E non è nemmeno facile spiegarlo. Si tratta di una esperienza più che di un gioco vero e proprio, la grafica e la musica si fondono, si trasformano, in una completa sinestesia portando il giocatore a sentirsi parte di un flusso continuo di piacevole frenesia. Gli occhi e le mani si scambiano i ruoli, le orecchie percepiscono il movimento, il cervello elabora ogni stimolo per elevare la nostra attenzione oltre il limite dello schermo.
Una partita a Rez era come una trance guidata dal mantra musicale che costruiva un mandala digitale che poi svaniva alla fine di ogni area, lasciando impressa nella retina la sua immagine musicale. Ve l’ho detto che non è facile spiegare cosa sia l’esperienza di ogni partita, e per questo vi consiglio di provarlo. Se non siete possessori di un PSVR, dove l’esperienza acquisisce un significato ancor diverso, come spiego nella mia recensione, lo potete recuperare nello store digitale di Microsoft come titolo della X360 nella versione HD (ad oggi non è ancora compatibile con Xbox One, forse proprio a causa del lancio nella versione Infinite per PSVR), oppure su PS2. Se siete dei fortunati possessori di Dreamcast come il sottoscritto, potete cercarlo in versione disco, ma preparatevi a scucire qualche bell’euro, perché chi lo possiede non se ne libera senza un guadagno cospicuo!

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Il successo di Rez fu immediato presso la critica, ma non tutti i giocatori di tre lustri fa erano molto interessati ad un gioco del genere, forse un po’ troppo originale, anche per una macchina come il Dreamcast che aveva visto girare nei suoi circuiti un gioco come Seaman. Ma quando il tam tam mediatico lo iniziò ad idolatrare come un gioco da avere assolutamente, purtroppo ormai la console Sega era arrivata ormai al suo innaturale capolinea. E questo segnò anche la fortuna della versione per PS2 che arrivò a vendere nel 2003, 100,000 copie del gioco.

E’ stato nominato dal Time nel 2012 tra i 100 migliori giochi al mondo e ha avuto l’onore di essere presentato ad una importante mostra allo Smithsonian come uno dei rappresentanti dell’arte nel videogioco.

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Spero che abbiate la possibilità di giocarlo per potervi rendere conto da soli di quanto questo gioco sia veramente una pietra miliare nel mondo dell’intrattenimanto digitale, una vera forma d’arte che fonde Kandisky con la techno music, portandoci dentro una caleidoscopica avventura che frantuma ogni limite sensoriale.

PS: per i più curiosi consiglio di provare il “trance vibrator”, un device uscito per PS2 che avrebbe dovuto completare l’esperienza del gioco, ma che poi ha avuto anche altri “piacevoli” utilizzi!

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Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.

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