Computer zombie, Italia al vertice in Europa per botnet

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Si chiamano botnet, e sono una serie di device messi in rete attraverso i quali i cyber criminali sferrano i loro attacchi da remoto, ovviamente all’oscuro dei legittimi proprietari. E una recente ricerca di Norton by Symantec rivela che l’Italia si trova ai vertici nella zona EuroMediterranea per questo genere di “computer zombie”, con Roma che guida la poco ambita classifica delle città.

Dispositivi come computer pc o Mac, ma anche smartphone, tablet e “internet delle cose”: tutti questi sistemi, se messi in rete con intenti illeciti, possono diventare strumenti “zombie” o per meglio dire Botnet, termine che identifica appunto sistemi infetti impiegati dai criminali informatici per mettere a punto i loro attacchi. E, come rivela la ricerca condotta dalla Norton by Symantec, l’Italia ha una posizione di rilievo nella localizzazione di questi apparecchi, anche se bisogna premettere che il Paese in cui si trova il segnale del “bot” non è indicativo della effettiva posizione in cui potrebbe trovarsi il criminale che lo controlla.

Botnet, nel Mediterraneo Italia tra i più infetti. Nella cosiddetta area Emea (ovvero, quella che raggruppa Europa, Medio Oriente e Africa), l’Italia ha la poco invidiabile seconda posizione assoluta per incidenza di botnet, con quasi il 10 per cento dei sistemi infetti, superata solo dal 18,5 per cento della Turchia e davanti a nazioni come Ungheria, Germania, Francia, Spagna, Regno Unito, Russia e Israele. Andando ad analizzare invece il rapporto tra il numero di computer infetti e popolazione, l’Italia si classifica ottava, con 1.829 utenti per ogni infezione, mentre la nazione con il dato superiore si rivela l’Ungheria (2330), seguita sul podio dai piccoli Stati del Principato di Monaco e Andorra.

Roma Capitale anche dei computer zombie. Interessante anche l’analisi delle città più colpite dai robot zombie, perché anche qui il nostro Paese “brilla” di una luce non positiva: dopo Istanbul e Ankara, infatti, al terzo posto assoluto scopriamo la nostra Capitale, perché a Roma ci sono il 2,82 per cento dei sistemi infetti nell’area presa in esame, mentre altre metropoli come Mosca, Madrid, Parigi e Londra sono distaccate. Sul piano nazionale, poi, al secondo posto troviamo Milano, ma stupisce il terzo posto di Arezzo o il decimo di Monza, capoluoghi provinciali non certo di grandi dimensione, a testimonianza di come le “botnet” siano in qualche modo indipendenti dalla collocazione geografica o dall’importanza politico-economica delle città prese di mira dai criminali.

Come funzionano le botnet. Le macchine zombie sono controllate in remoto da criminali informatici e vengono utilizzate, spesso all’insaputa dei legittimi proprietari, per sferrare attacchi DDoS (denial-of-service, ovvero attacchi che in genere mirano a rendere inutilizzabile un sito Web), inviare spam e commettere frodi o un’altra ampia tipologia altri crimini informatici. Secondo gli esperti, sul cosiddetto Dark Web sono disponibili grandi botnet “a noleggio”, e le più grandi reti di bot possono connettere milioni di device connessi a Internet e utilizzarli in attacchi coordinati. I criminali informatici infatti possono sia impadronirsi direttamente di una ‘botnet’ oppure noleggiarne una, in base alle ore di utilizzo o al numero e alla potenza dei sistemi infetti.

L’importanza dell’hosting aziendale. Uno dei primi fattori per contrastare l’insorgenza di un problema del genere è quello di verificare la sicurezza della propria rete, anche in ambito aziendale: in questo senso, l’affidabilità e la serietà del gestore diventa fondamentale, e questo spiega il successo di Flamenetworks, società leader in Italia per soluzioni di Web Hosting. Solo un host sicuro, infatti, consente di evitare la veloce diffusione di una botnet all’interno della rete della propria organizzazione, mettendo un primo importante freno a questo problema e impedendo soprattutto il download di ulteriori malware e virus.

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