World of Final Fantasy – Recensione

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La tendenza al crossover della serie Final Fantasy è da sempre uno dei punti di forza del brand. Capace di infilarsi in qualsiasi contesto ludico, da cloni della serie Monster Hunter a improbabili racing game su kart, il marchio Final Fantasy e i suoi personaggi sono riusciti ad entrare sempre più nel tessuto pop dell’industria videoludica nipponica, facendo volteggiare attorno al proprio carisma un numero in costante crescita di appassionati ed estimatori. Se con Kingdom Hearts e il suo mischiare narrativa statunitense made in Disney e influenze nipponiche assicurate dalla saggia regia di Tetsuya Nomura si pensava di aver toccato forse il punto più alto in tal senso, World of Final Fantasy tenta in qualche modo di riportare i beniamini della serie nella propria comfort zone, senza modificarne il design o la personalità in modo da renderli calabili in qualsiasi frangente. In più, beh, è anche una bella storia da raccontare e da vivere in prima persona.

Titolo: World of Final Fantasy
Genere: RPG a turni
Sviluppatore: Square Enix
Produttore: Square Enix
Piattaforma: PS4, PS Vita
Data d’uscita:25 ottobre 2016
Prezzo: 59,99€
Localizzazione: Doppiaggio giapponese, testi italiani

Time to wake up!

Protagonisti di quella che inizialmente potrebbe sembrare un’avventura di poco conto sono Lann e Reynn, due fratelli che come vuole la tradizione di questi spin-off “gotta catch em’all” si completano a vicenda: lui fin troppo ingenuo e un po’ sulle nuvole, lei elegante e capace di rimanere con i piedi per terra; i due vengono informati nei primissimi minuti di gioco di essere affetti di amnesia e che la loro esistenza è legata indissolubilmente ai miraggi, ovvero mostriciattoli collezionabili ispirati alle creature che dominano i bestiari della serie Final Fantasy. La missione dei due si palesa quindi immediatamente e li vede lanciarsi nell’esplorazione del mondo di Grymoire alla ricerca di un modo per riottenere i loro ricordi e riconciliarsi con i genitori perduti, un’occasione come un’altra per fare la conoscenza di nuovi carismatici nemici e qualche vecchia conoscenza. Uno degli aspetti forse più controversi di questo nuovo prodotto Square Enix è la scelta di donare un’estetica così “giovanile” ad un titolo che dovrebbe in qualche modo festeggiare il trentennale di una serie “per vecchi”; molti degli appassionati più adulti potrebbero desistere di fronte all’impianto cosmetico e al design tondeggiante dei protagonisti (specialmente di quelli di ritorno da vecchi capitoli numerati della saga Final Fantasy), ma andando oltre ad una coltre di scelte dettate probabilmente da esigenze di mercato, World of Final Fantasy è senz’ombra di dubbio un riuscitissimo prodotto capace di ammaliare gli appassionati con i suoi numerosi rimandi più o meno oscuri al passato della serie.

La narrazione di World of Final Fantasy, pur rispettando praticamente tutte le convenzioni degli spin-off di natura prettamente commerciale, si dimostra incisiva e piena di carattere, sorretta da un’ottima regia delle scene cinematiche e da un comparto animazioni eccellente. Il livello della messinscena, così come il colpo d’occhio, sono quelli di una produzione d’alto profilo e sebbene l’ossatura tecnica tenga ovviamente conto dell’origine cross-platform del gioco, il titolo sviluppato da TOSE e Square Enix non ha nulla da invidiare anche ai blasonatissimi Kingdom Hearts in fatto di mera presentazione estetica. In tal senso gioca un ruolo fondamentale anche la direzione artistica, chiaramente mirata a compiacere un pubblico di giovanissimi, ma che non dimentica di deliziare il palato anche degli appassionati più maturi con character design ispirati e situazioni dal sapore epico. La scelta di ricorrere ad uno stile grafico graziosamente super deformed non è, tuttavia, solo un mero esercizio di stile, ma viene giustificata dalla meccanica ludica che da sola dona carattere e unicità al gameplay della produzione.

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To the beginning

A differenza del già citato Kingdom Hearts e dell’imminente Final Fantasy XV, World of Final Fantasy riporta i giocatori all’origine da RPG a turni della serie, proponendo ancora una volta un sistema di battaglia basato sul mai-troppo-lodato sistema ATB, dove la turnazione e il passaggio del tempo è regolata dal riempimento di appositi indicatori. La capacità dei protagonisti di mutare il proprio aspetto da super deformed (lilichini) a fattezze normali (jiganti) dà la possibilità di sperimentare una succosa meccanica che permette di impilare i protagonisti e i miraggi catturati per sommarne le caratteristiche peculiari, condividendo al contempo i punti deboli. Ovviamente cambiando statura differiscono anche le possibilità tattiche attuabili, e diventa praticamente fondamentale – specie nelle fasi avanzate – mutare costantemente l’assetto del proprio party per poter proseguire senza intoppi di sorta. La crescita del proprio gruppo di eroi – e relativi “famigli” – è regolata da un sistema di sferografia semplificato che prende il nome di miraggiario e permette non solo di fare apprendere ai propri compagni mostruosi nuovi attacchi o potenziarne le statistiche, ma anche di apprendere abilità capaci di facilitare l’esplorazione delle mappe e di evolverli in nuove e temibili forme dall’aspetto via via sempre più aggressivo. Fortunatamente questo aspetto è stato pensato per evitare qualsiasi tipo di noia al giocatore (probabilmente già indispettito dalla presenza di anacronistici combattimenti casuali), e il leveling delle creature non è limitato solamente a quelle usate durante gli scontri, ma anche a quelle in panchina.

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La fase di cattura delle creature, invece, è molto semplice e consiste, nella stragrande maggioranza dei casi, nel loro indebolimento e nel successivo lancio di un cubo che ha le stesse identiche funzioni delle Poké Ball della nota serie Nintendo. Menzione d’onore, poi, per il “riciclo” degli eroi della serie Final Fantasy nella forma di evocazioni dai più disparati effetti: purtroppo Sephiroth è legato indissolubilmente al pre-ordine del titolo (lo stesso vale inspiegabilmente per il doppiaggio giapponese), ma Lightning, Cloud, Squall e compagnia cantante sono richiamabili in battaglia per sfoggiare le loro iconiche animazioni. Chiaramente proseguendo l’avventura sono tante le variazioni della formula proposte, ma in linea di massima il tutto scorre molto agilmente e senza le lungaggini tipiche del genere, anche e soprattutto grazie alla possibilità di velocizzare l’azione sia durante le battaglie che durante l’esplorazione mediante uno dei tasti dorsali, soluzione peraltro mutuata da Final Fantasy XII International Zodiac Job System per PlayStation 2. Unico neo di questa impalcatura ludica altrimenti interessante e per nulla scontata è un livello di sfida che difficilmente impensierirà i giocatori più anziani, ma tutto sommato nelle missioni secondarie e quelle sbloccabili subito dopo alla fine del gioco sono lì proprio per loro.

A chiusura di questa disamina dell’ultima opera Square Enix, segnalo un comparto tecnico piacevole e colorato su PlayStation 4, con qualche limite tecnico di troppo su PS Vita (specialmente sul fronte dell’aliasing). Come anticipato in apertura, World of Final Fantasy può vantare un comparto animazioni di altissimo livello e benché il doppiaggio giapponese sia un’altra delle caratteristiche legate indissolubilmente al pre-ordine, la traccia inglese rimane comunque piacevole. Buono anche il commento musicale di Masashi Hamauzu, già autore della colonna sonora del tredicesimo capitolo, qui alle prese col riarrangiamento di alcuni dei pezzi più famosi creati dal ben più noto Nobuo Uematsu. Segnaliamo inoltre che una patch al day one includerà una modalità multigiocatore con la quale si potrà competere contro amici e rivali, ma purtroppo in fase di testing non siamo riusciti a valutarne l’efficacia.

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World of Final Fantasy è un buon prodotto, capace di allietare i più giovani con la sua estetica colorata e volutamente caricaturale senza però tradire le speranze degli appassionati di lunga data. Se questo possa essere l’inizio di una nuova serie di cross-over sulla falsariga di Kingdom Hearts dedicata ai soli universi di Final Fantasy, beh, è presto per dirlo, ma considerando l’opera prima ci sentiamo sicuramente eccitati all’idea!

C’è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d’epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

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