Nat Turner (Nate Parker), pur essendo nato in schiavitù, ha avuto la fortuna di ricevere un’educazione dai propri padroni, i quali gli hanno insegnato a leggere e scrivere. Appassionatosi alla Bibbia, diviene un predicatore per i suoi compagni di schiavitù, supportandoli ed incoraggiandoli ogni giorno ad andare avanti. Questa sua dote viene però sfruttata da altri schiavisti, desiderosi di un nero che, con le sue parole, possa sedare le sempre più frequenti rivolte tra schiavi all’interno delle varie piantagioni. Ma le cose sono destinate a cambiare.

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Spinto dal trionfo al Sundance Festival, dove ha raccolto Gran Premio della Giuria e Premio del pubblico, The Birth of a Nation sbarca alla Festa del Cinema di Roma decisamente carico di aspettative. Ricalcando un tema piuttosto gradito (e abusato) oltreoceano come quello del periodo della schiavitù afroamericana, Nate Parker dà immediata prova del suo egocentrismo cinematografico vestendo simultaneamente i panni di regista, ideatore, sceneggiatore, attore e produttore del suo personalissimo prodotto.

Gli ingredienti per essere un 12 anni schiavo in salsa nazionalistica ci sono tutti. Non manca la storia d’amore così come l’orgoglio nero, per più di un’ora soppiantato da una sorta di retorica/morale biblico-religiosa che anima il protagonista stesso. Nat Turner si muove infatti goffamente tra misticismo, destino, religione convenzionale e amore in un letale mix che cerca in ogni modo di esasperare il disegno “divino” dietro la figura di quello che agli occhi sembra un semplice uomo. Non aiutano, in uno sviluppo narrativo piuttosto carente, una recitazione rivedibile ed una sceneggiatura carente in cui spicca fortemente una pochezza dei dialoghi, fin da subito prevedibile e decisamente poco avvincenti.

Pesa inoltre una spaccatura troppo netta del prodotto in due compartimenti completamente stagni. Dopo una narcolettica prima ora subentra una seconda parte che tenta di scuotere film e spettatore con quello che vuole essere il fulcro ed il passaggio clou di una vicenda che intrinsecamente dimostra di non poter sostenere un simile passaggio. Questa sezione risulta infatti piuttosto estemporanea e non lega affatto con il resto della pellicola sia da un punto di vista di psicologia del personaggio che sotto un aspetto prettamente cinematografico: l’inspiegabilità di uno u-turn così repentino è piuttosto difficile da comprendere.

E’ quantomeno singolare osservare come al protagonista “parta” letteralmente l’Ezechiele 25:17 a suon di accettate e fiotti di sangue e di come il suo personale “furiosissimo sdegno” nero si abbatta sulla pellicola distruggendo ogni premessa fatta fin lì. La scelta stilistica di uno stridere fra le due parti non paga, rendendole entrambe inadeguate e riducendo i nobilissimi intenti ad una sorta di splatter di bassa lega con qualche tinta di banalizzato “orgoglio nero” ancor peggiore.

The Birth of a Nation è sbagliato nella sua narrazione (nonché negli aspetti sopracitati), ponendosi di raccontare qualcosa di veramente accaduto con dei toni che non fanno altro che banalizzare e rendere scadenti le vicende riducendole ad una pantomima del vero gesto eroico e disperato di questi uomini. L’ardore, il coraggio, la rivolta e l’orgoglio di un popolo cedono il passo ad una spettacolarizzazione malata completamente estranea al film in sè. Intenzioni lodevoli, sia chiaro. Ma la realizzazione, quella è un’altra storia.

 

Scheda Film

Titolo: The Birth of a Nation
Regia: Nate Parker
Sceneggiatura: Nate Parker
Cast: Nate Parker, Armie Hammer, Colman Domingo, Aja Naomi King, Jackie Earle Haley, Penelope Ann Miller, Gabrielle Union
Genere: Drammatico
Durata: 119′
Produzione: Bron Studios, Mandalay Pictures, Phantom Four, Tiny Giant Productions
Distribuzione: 20th Century Fox Italia
Nazione: USA
Uscita: 19/1/17

Critico cinematografico, giurista e speaker.
Classe ’94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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