L’annuncio giapponese di Dragon Quest Builders fu un vero e proprio colpo al cuore di milioni di appassionati (invero perlopiù giapponesi), che ritrovarono le atmosfere fiabesche e sognanti della serie immerse in un contesto sandbox che richiamava a granvoce Minecraft, il tormentone videoludico di Mojang, da diversi anni ormai sotto il dominio di Microsoft. Il successo del concept di Markus “Notch” Persson è stato tale da aver interessato addirittura la storia di una delle serie nipponiche con la tradizione più ancorata al passato, e se l’ibridazione era chiaramente sensata dal punto di vista commerciale, molti furono gli appassionati che gridarono allo scandalo, nonostante ormai di Dragon Quest vi siano più spin-off che titoli numerati.

Ma torniamo al presente, al lancio sorprendente di Dragon Quest Builders in Europa, dove il videogioco è arrivato tradotto in italiano e disponibile sia per PlayStation 4 che PlayStation Vita. Se Dragon Quest Heroes non è riuscito a far breccia nel cuore dei giocatori nostrani, a causa di una formula di gioco hack’n’slash forse troppo vicina al gusto di Omega Force e dei suoi Dynasty Warriors, Builders sembra avere una freschezza decisamente maggiore. Merito dei cubetti colorati di Minecraft? Beh sì, ma solo in parte.

Titolo: Dragon Quest Builders
Genere: Action RPG / Sandbox
Sviluppatore: Square Enix
Produttore: Square Enix
Piattaforma
PS4, PS Vita
Data d’uscita: 14 ottobre 2016

Ricorda, tu non sei un eroe.

Come anticipato, Dragon Quest Builders mischia l’estetica cubettosa e lowpoly del titolo Mojang ad una struttura da action RPG non molto dissimile dai primissimi titoli della serie The Legend of Zelda, mettendo i panni i giocatori di un eroe (o di una eroina!) chiamato “Il costruttore”. Il regno di Alefgar è stato proiettato nel caos più totale e spetta solamente all’unica persona con il potere di “costruire” il compito di ripristinare la pace. Una premessa che funge anche da veloce dichiarazione di intenti; nel titolo Square Enix si è chiamati non solo a destreggiarsi in un mondo ostile, pieno di mostricciattoli e insidie da superare, ma anche e soprattutto recuperare materiali per creare oggetti, costruzioni e aiutare l’umanità a tornare a dominare sui demoni. A differenza di Minecraft tuttavia, il titolo diretto da Kauzya Niinou posa le basi su una giocabilità decisamente più lineare, aiutando il giocatore ad impratichirsi nella creazione di oggetti, strumenti e accessori passo dopo passo. Se all’inizio è la storia il tracciato che si è chiamati a seguire, in un secondo momento saranno le richieste degli abitanti del villaggio a direzionare i passi dell’indomito eroe armato di martello, non facendo mai sentire spaesato il giocatore, ma senza nemmeno tenerlo per mano.

Il crafting è fondamentalmente “guidato” dalle intuizioni che l’eroe riceve ogni qualvolta prosegue nella storia o raccoglie un nuovo materiale, e la raccolta delle materie prime, dapprima simile in tutto e per tutto a quella nel titolo Mojang, viene ben presto resa più piacevole sbloccando i limiti dell’inventario e permettendo di stipare oggetti a distanza all’interno di scrigni via via sempre più capienti. Si capisce quindi che le fasi sandbox e legate al crafting sono state soppesate saggiamente, senza diventare un vero e proprio incubo time consuming, come succede appunto in Minecraft. Il delicato equilibrio che si crea fra timide fasi gestionali all’interno dei villaggi che si è chiamati a ricostruire (il gioco è diviso in livelli via via sempre più difficili) e le fasi esplorative o di battaglia è talmente ben realizzato che io in primo luogo mi sono sentito sbalordito di fronte al fedrifrago sposalizio fra tradizione del ruolismo giapponese e fenomeno europeo dell’indie gaming. Gli unici nei in questo notevole miscuglio di influenze è sicuramente rappresentato dal sistema di battaglia, non propriamente al top vista anche la sua relativa importanza all’interno dell’esperienza, e il sistema di posizionamento di oggetti e materiali, poco preciso e spesso fonte di scivoloni dal punto di vista ludico.

La vera modalità storia di Minecraft

L’influenza di un game design decisamente più mirato e coinciso, di chiara matrice nipponica, si fa sentire, specie nel modo in cui l’avventura apre le possibilità ludiche step by step, ma il piacere dell’avventura e la meraviglia della scoperta sono tali da rendere ogni singolo viaggio al di fuori delle mura sicure del villaggio un vero e proprio piacere. Mi sono letteralmente perso nel mondo di Dragon Quest Builders e non vedo l’ora di vedere come la comunità di giocatori risponderà alle tante possibilità del titolo nella modalità multiplayer asincrona, dove i giocatori possono mostrare le proprie creazioni.

Relativamente al comparto tecnico bisogna fare una precisazione: Dragon Quest Builders è un titolo principalmente pensato per girare su PlayStation Vita, eppure l’estetica volutamente “low poly”, unita ad un character design made in Akira Toriyama decisamente più rotondo del solito, rendono l’universo di gioco a tratti irresistibile. Non vorrei sbilanciarmi troppo con questa affermazione, ma credo che Dragon Quest Builders sia uno dei più graziosi capitoli della serie Dragon Quest in fatto di messinscena, e il tutto non poteva che essere accompagnato da un’eccelsa (per quanto autoreferenziale) colonna sonora come sempre ad opera di Koichi Sugiyama. Nota di merito anche per la traduzione italiana, qualitativamente in linea con quelle realizzate per i capitoli numerati giunti in Europa nella lingua di Dante. Se gli sforzi di Square Enix per far conoscere la serie Dragon Quest anche nel Vecchio Continente dovessero incontrare il favore del pubblico, beh, direi che il prossimo appuntamento con gli spin-off del J-RPG coinciderà con l’annuncio di Dragon Quest Heroes II. Speriamo in bene.

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In Conclusione

Dragon Quest Builderds è una grande sorpresa, ed ha dalla sua il merito di aver fatto conciliare due filosofie del gaming così lontane, eppure così vicine fra loro. Sarà pure un’operazione commerciale cotta a puntino in forno, ma diamine se è divertente e ben realizzato!

C’è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d’epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

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