Difficile al giorno d’oggi non sapere chi sia Edward Snowden, l’uomo capace di mettere contemporaneamente in ginocchio due delle più grandi agenzie governative statunitensi e mondiali. Le sue rivelazioni ed i suoi dati, raccolti durante il proprio impiego all’interno dei programmi CIA e NSA, hanno aperto gli occhi del globo su una inquietante realtà fatta di violazioni, invadenza e completo annientamento di ogni tipo di privacy. Prima di essere un traditore del proprio paese però Snowden è stato un uomo e un lavoratore al servizio degli Stati Uniti, gravato da una responsabilità che ne ha irrimediabilmente condizionato la vita.

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Che Oliver Stone ami dilettarsi con la storia ed i suoi personaggi e interpreti è assolutamente fuor di dubbio. Lo dimostrano anni e anni di produzioni che hanno portato al celebre regista newyorchese ben tre statuette agli Oscar con tre film diversi (Fuga di mezzanotte, Platoon e Nato il 4 luglio). Stavolta però la scelta è ricaduta su un fenomeno mediatico-planetario ben più recente ma capace allo stesso modo di influenzare le vite di milioni di persone, una vicenda fresca nella memoria degli spettatori e che probabilmente non ha ancora finito di dispiegare i suoi effetti e di dire la sua nel panorama mondiale.

Premessa la presenza di un precedente cinematografico di tutto rispetto quale Citizenfour, documentario proprio sulle vicende di Snowden e capace di vincere l’Oscar 2015 nella sua categoria, Snowden va a porsi in maniera decisamente più atipica e più cinematografica nei confronti degli eventi narrati, per necessità romanzati e drammatizzati per cercare di offrire allo spettatore un’esperienza che sia maggiormente diretta e coinvolgente. Partendo a ritroso da un’intervista di Snowden alle più influenti testate giornalistiche durante il periodo del suo “esilio” ad Hong Kong, il film si snoda attraverso ripetuti flashback lungo tutta la vita dell’informatico delineandosi ben presto come un biopic canonico molto incentrato sul punto di vista “umano” del proprio protagonista. Stone pone moltissimo l’attenzione sull’introspezione snocciolando sotto ogni aspetto la personalità, le paure, le ansie e i tormenti di un individuo fortemente scosso dal suo lavoro, guidando il personaggio attraverso una presa di coscienza delle proprie azioni e delle conseguenze che tali azioni intraprese possono avere sulla vita di molte altre persone e sulla propria, in precario equilibrio lì dove cozzano coscienza e amore.

Questo perché Snowden è un film che vive di contrasti, di antitesi, di contrapposizioni. Sullo sfondo di un’America in piena contestazione contro il governo Bush si scontrano patriottismo e realtà, coscienza con senso del dovere, predominio socio-economico con giustizia. Siamo di fronte ad un dramma interiore sapientemente indirizzato verso temi delicati la cui presa di coscienza non si limita al solo Snowden ma vuole essere tale anche per lo stesso spettatore. In ciò il film parte molto bene, mostrando un’eccellente cura registica su alcune scene e inquadrature e scandendo un ritmo sostenuto, talvolta serrato, che dona il giusto sprint ad un prodotto che è e vuole essere dinamico. La flessione narrativa è però dietro l’angolo e spezza le gambe alla pellicola dopo la prima ora, lì dove si indugia più fortemente sull’introspezione dettata dal parallelo dramma familiare (che si sovrappone a quello umano).

Nel voler infatti ribadire a gran voce il messaggio di libertà e trasparenza di cui Snowden stesso si fa portatore, Stone e il suo prodotto vengono travolti dalla drammatizzazione stessa imposta al film (che altrimenti non sarebbe tale), ma che pesa in modo irrimediabile su una seconda ora che mette a nudo tutti i difetti narrativi dei 134 minuti complessivi. Ad un inizio coinvolgente e veramente “digitale”, davvero imperniato sul mondo che Snowden ha scoperto e voluto raccontare, si contrappone un aspetto più filmico in cui la cosa davvero degna di nota rimane l’ottima prestazione di Gordon-Levitt, completamente a suo agio nella parte. L’aver usato il frame narrativo di Citizenfour ci mette davanti al fatto che ciò che doveva essere narrato su Snowden, almeno in questa salsa, è stato già raccontato dannatamente bene, e di sicuro non saranno un paio di drammi familiari di troppo a cambiare le carte in tavola. Un bel prodotto, nato vecchio. Ed è un bel difetto non stare al passo, soprattutto quando si parla di tecnologia.

 

Scheda Film

Titolo: Snowden
Regia: Oliver Stone
Sceneggiatura: Oliver Stone, Kieran Fitzgerald – Luke Harding, Anatoly Kucherena (soggetto)
Cast: Joseph Gordon-Levitt, Shailene Woodley, Melissa Leo, Zachary Quinto, Tom Wilkinson, Scott Eastwood, Logan Marshall-Green, Timothy Olyphant, Ben Schnetzer, LaKeith Lee Stanfield, Rhys Ifans, Nicolas Cage
Genere: Biografico, Drammatico
Durata: 134′
Produzione: Endgame Entertainment, KrautPack Entertainment, Onda Entertainment, Sacha Inc., Vendian Entertainment
Distribuzione: BiM Distribuzione
Nazione: USA, Germania
Uscita: 1/12/16

Critico cinematografico, giurista e speaker.
Classe ’94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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